Il Graffio del lunedi

Milan, mai parlare di scudetto. Addio Cesarini, nasce la zona Caicedo

Ai rossoneri parlare di scudetto porta male: solo pari con il Verona. Juventus e Inter fanno la gara del gambero lasciando generosamente punti per strada

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

3' di lettura

Vogliamo dirlo? Mai parlare di scudetto. Porta male. Ma male davvero. Soprattutto quest'anno. Guardiamo il Milan. Fino a una settimana stava andando a gonfie vele. Un ciclo virtuoso cominciato dalla fine del lockdown che, in 8 mesi, ha portato i rossoneri a un bilancio totalmente inaspettato: 24 gare da imbattuti e il primato in un campionato senza i soliti mattatori. Un campionato dove le favorite (Juventus e Inter) fanno la gara del gambero lasciando generosamente punti per strada.

Il Milan e lo scudetto

In questo rimescolamento di gerarchie, cosa succede? Che al Milan, in assenza di meglio, viene data la patente del candidato allo scudetto. Tanti dicono: perché no? In un campionato condizionato dal virus, può succedere anche questo miracolo. Pioli è bravo. Ibra è super, i ragazzi sono cresciuti. Insomma, il colpaccio ci sta, intonano le sirene.

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Apriti cielo. in una settimana il Milan viene investito da una valanga di guai. In Europa col Lille si prende una storica legnata: 3-0 con Ibra inguardabile e una super papera di Donnarumma. Un incidente di percorso, dicono i soliti bene informati. Solo che al posticipo domenicale arriva il Verona, una squadra che di solito non porta bene ai rossoneri. Una squadra, ben guidata da juric, che ha già pareggiato con la Juve. E infatti. Dopo 19 minuti i veneti sono già in vantaggio di due gol. Il Milan reagisce, ma che fatica per arrivare al pareggio: un rigore sbagliato (Ibra), due gol annullati, una traversa, un sacco di occasioni sprecate. Senza dimenticare, ed era già un brutto segno, l'infortunio a Romagnoli durante il riscaldamento. Paolo Maldini, in tribuna, sembra invecchiato di 10 anni. Pioli, oltre ai capelli, perde anche la voce. Ibrahimovic, come sempre trascinatore, giura che i rigori, dopo questo suo terzo errore, non li batterà più. Morale: il Milan resta in testa, con due punti sul Sassuolo, ma gli consigliamo di lasciar perdere qualsiasi riferimento allo scudetto. Per questo ruolo sono più adatte Inter e Juventus che confermano la loro strategia del gambero.L'Inter facendosi raggiungere dall'Atalanta e la Juve dalla Lazio grazie al solito gol in extremis di Caicedo

La zona Caicedo

Da tener d'occhio questo Felipe Caicedo. Ormai il suo è un vizio conclamato: segna sempre allo scadere, un attimo prima che l'arbitro fischi la fine. Un tempo (in un'altra epoca geologica) si diceva in “zona Cesarini” proprio in riferimento a Renato Cesarini centrocampista italiano con cittadinanza argentina che il 13 dicembre 1931 in occasione della partita Italia-Ungheria decise al 90esimo il risultato a favore degli azzurri. Così dire in “zona Cesarini” è diventata un'espressione comune per far capire che un evento sportivo (ma non solo sportivo) è stato raggiunto all'ultimo secondo. Perfino il premier Conte, riferendosi un maxi emendamento alla legge di bilancio, votato in extremis, parlò di “zona Cesarini”. Ora visto quanto Caicedo ha fatto contro la Juve (pareggio al 95esimo), anche il premier Conte dovrà in futuro dire “zona Caicedo”.

Per la cronaca Caicedo ha già segnato al 98' contro il Torino e all'82' contro lo Zenit in Champions. Felipe è così: si esalta quando tutto sta andando a rotoli. Una dote quasi magica, che ha fatto rimanere di sasso il povero Pirlo, ormai sicuro della vittoria grazie al solito gol di Ronaldo, poi inutilmente sostituito da Dybala per un lieve infortunio.

Ma al di là dei capricci del destino, resta un fatto concretissimo: che la Juventus, senza Ronaldo, perde i suoi poteri ritornando a essere una squadra normale. Troppo normale. Un po' lenta nel gioco e nel pressing e con Cuadrado (che è un terzino) unico in campo ad accendere a luce.

I poteri magici della Lazio

Se Caicedo ha dei poteri magici, ancora più magici sono quelli della Lazio che nel ballo dei tamponi riesce a sovvertire la scienza facendo passare tre suoi giocatori (Immobile, Leiva e Strakosha) da positivi a negativi e poi da negativi a positivi nello spazio di una settimana. Evidentemente i medici di Lotito, un po' come Trump, hanno individuato una cura miracolosa ancora ignota alla comunità scientifica mondiale e alle procure di Avellino e della Figc.

Una cura eccezionale, quasi una pozione magica, che tanto piacerebbe anche ad Antonio Conte, sempre più irritato dalla scarsa grinta dei giocatori dell'Inter. “A chi dice queste cose, che non trasmetto ferocia ai miei giocatori, bisogna togliere il vino e l'ammazzacaffè”, ha replicato Conte ancora più innervosito del solito. Ma come sempre in vino veritas.

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