la giornata dei mercati

Milano a -1,4%, pesano banche e Fca. Luxottica +8% nel giorno di Essilor

di Eleonora Micheli e Andrea Fontana

5' di lettura

Piazza Affari apre la settimana con un calo superiore all'1% a fine seduta penalizzata dalle nuove vendite su Fiat Chrysler Automobiles (-4,2%) e sulla controllante Exor (-4,9%) accese dalle polemiche Italia-Germania sul caso delle emissioni inquinanti ma anche dalla flessione del settore bancario dopo il taglio del rating sovrano da parte della canadese Dbrs. Al via di una settimana che sarà caratterizzata dall'intervento di Theresa May, premier inglese, sulle modalità della Brexit, dalla riunione della Bce giovedì e dall'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, i listini europei - privi del riferimento di Wall Street ferma per festività - hanno chiuso tutte in calo. Il FTSE MIB ha ceduto l'1,37%.

Giù Saipem (-4,4%) e tra i bancari in primis Banco Bpm (-2,5%). Male gli assicurativi (-3% Unipolsai, -2,3% Generali). Exploit Luxottica Group (+8,2%) protagonista assoluta con l'annuncio della fusione con la francese Essilor che farà nascere un colosso da 50 miliardi di euro di capitalizzazione nel settore dell'occhialeria e delle lenti a contatto.

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Tiene il lusso, ancora appeal per le controllate Mediaset
L'effetto Luxottica ha "salvato" sul Ftse Mib anche gli altri titoli del settore lusso: bene Yoox (+0,6%); in lieve rialzo Moncler (+0,2%) grazie alle indicazioni positive fornite dal presidente Remo Ruffini sull'andamento delle vendite del periodo natalizio; in guadagno per buona parte della seduta Salvatore Ferragamo (-0,2% in chiusura) in parte perchè ritenuta dagli analisti una delle possibili "prede" del 2017 nel settore fashion sia perchè sale l'attesa per la presentazione del piano industriale prevista a inizio febbraio. Piatta invece Mediaset: a due giorni dall'annuncio delle linee strategiche al 2020 del gruppo televisivo, gli operatori restano in attesa di eventuali mosse a sorpresa da parte di Vivendi (salita alle soglie del 30% nel capitale azionario) mentre continuano gli acquisti sulle controllate Mediaset Espana (+2,4%) e EiTowers(+2,5%), quest'ultima oggetto tra l'altro di piccoli acquisti a dicembre da parte dello stesso gruppo francese.

Nel comparto industriale ancora in correzione Leonardo (-1,7%) favorita anche dalla fase di debolezza della sterlina verso cui il gruppo aerospaziale è esposto: gli analisti hanno comunque accolto favorevolmente i due contratti con il ministero della Difesa per cinque addestratori e per elicotteri da esplorazione e scorta con un valore complessivo stimato in oltre 500 milioni di euro.

Banche sotto tiro dopo Dbrs. Monito Fmi sui crediti in sofferenza

In correzione tutto il settore bancario (sia in Italia sia in Europa) in attesa delle indicazioni sul programma di acquisto di titoli della Bce che potranno arrivare dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa di giovedì: dopo il balzo di venerdì, l'indice dei bancari italiani è arretrato dell'1,7% con un calo vicino al 3% per Ubi Banca , che si prende una pausa dal recentissimo rally (+20% in due giorni) legato ai target finanziari post acquisizione di Banca Etruria, Cassa Marche e CariChieti. Giù di quasi il 2% Unicredit e Intesa Sanpaolo. A incoraggiare le vendite è stato fin da questa mattina l'annuncio dell'agenzia canadese Dbrs che ha tolto "l'ultima A" nel giudizio sul debito dello stato italiano. Gli analisti, comunque, sottolineano che l’impatto effettivo sui singoli titoli sarà contenuto. «La perdita dell'ultimo rating investment grade, con una valutazione di Dbrs che si allinea sostanzialmente a quelle di S&P, Moody's e Fitch, comporta una riclassificazione dei titoli italiani a "livello 3" e rende più onerose le condizioni di rifinanziamento presso la BcE, dato che verranno applicati haircut più alti sui titoli di Stato utilizzati come collaterali», hanno spiegato gli analisti di Icpbi. Ad esempio, hanno calcolato gli esperti di Equita, «per bond con durata residua sotto 12 mesi lo scarto passa da 0,5% al 6%». Gli analisti hanno comunque aggiunto che «Per le banche quotate abbiamo stimato un impatto trascurabile». Anche «gli impatti della decisione di Dbrs sulla liquidità di sistema siano piuttosto contenuti».

Sullo stato di salute del settore bancario è arrivato poi il nuovo monito del Fondo monetario internazionale che ha invitato a interventire per la riduzione dei crediti problematici: il dito è puntato non specificamente sull'Italia ma il tema delle sofferenze è il principale fattore di preoccupazione per i bilanci degli istituti nostrani. «In quelle economie avanzate in cui i bilanci sono deteriorati - segnala il Fondo - una mancanza prolungata di domanda privata e progressi di riforma inadeguati, inclusa la sistemazione dei bilanci bancari, potrebbe portare a una bassa crescita e a una bassa inflazione permanenti con effetti negativi sulla dinamica del debito».

Luxottica sugli scudi dopomaxi-operazione con Essilor

La protagonista assoluta del listino milanese è stata Luxottica Group, nel giorno in cui è stata annunciata la maxi-operazione di aggregazione con la francese Essilor, che darà vita a un gruppo da circa 50 miliardi di capitalizzazione di Borsa.Gli analisti a caldo esprimono giudizi positivi. Secondo Equita, che raccomanda di acquistare il titolo Luxottica con target price a 55 euro, «il concambio è leggermente più favorevole a Essilor (13 volte contro 11 volte il rapporto Ev/Ebitda, 25 volte contro 22 il P/e aggiustato 2017), ma compensato dalle forti sinergie (17% di impatto su ebit e utile netto combinati) che riducono i multipli combinati, portando l'ev-ebitda a 10,8 volte e il rapporto tra prezzo e utili a 20 volte . «Non escludiamo rischi Antitrust, l'elemento di rischio principale nel deal», hanno aggiunto. Anche Banca Akros ha espresso una raccomandazione di "accumulate" su Luxottica ricordando che dall'operazione nascerà «un player globale integrato» con 15 miliardi di ricavi e 3,5 miliardi di Ebitda (in base ai dati 2015).

Fca rimane nell'occhio del ciclone

E' rimasta alta l'attenzione su Fiat Chrysler Automobiles sempre nel vortice del dieselgate negli Stati Uniti emerso nei giorni scorsi, dopo le accuse dell’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente. Accuse che hanno inasprito il clima anche in Europa, in particolare con la Germania scesa in campo per chiedere il ritiro di alcuni modelli di automobili . Sulla disputa è intervenuto nuovamente il ministro dei Trasporti italiano Graziano Del Rio respingendo la pressione di Berlino: Per Fca «non ci sono dispositivi illegali dimostrati. I tedeschi hanno detto che tra i dispositivi illegali ci sono componenti anomale. Noi abbiamo detto che non è così; sono le autorità di omologazione di ogni Stato a decidere se un dispositivo sia lecito o meno». «Siccome noi non abbiamo fatto niente su Volkswagen, così chiediamo il rispetto delle regole secondo cui ogni autorità dei singoli Paesi stabilisce se un dispositivo è lecito. Abbiamo rispettato, chiediamo che ci rispettino».

Per Londra primo stop dopo un rally di 14 sedute

Nel resto d'Europa Londra ha sfruttato per buona parte della giornata la debolezza della sterlina e ha comunque chiuso le contrattazioni con una correzione dello 0,15% nel Ftse100 dopo un 14 sedute consecutive di rialzo che hanno permesso all'indice di aggiornare i massimi storici vicino a quota 7400 punti. Bene il lusso con Burberry (+1,8%) e Imperial Brands (+1,2%) insieme ai minerari, giù i finanziari e l'immobiliare. In calo dello 0,8% Parigi e dello 0,6% Francoforte, mentre Madrid vista la seduta negativa delle banche ha terminato le negoziazione con un -1.07% nell'indice Ibex35.

Sterlina recupera dopo tonfo su possibile "hard Brexit"
Sul mercato valutario, euro ripiega leggermente a 1,05975 dollari (-0,2%). Rimonta la sterlina dopo l'iniziale scivolone dovuto ai timori di un "hard Brexit" viste le indiscrezioni in tal senso pubblicate nel week end sul Sunday Times: euro/sterlina a 0,8788 dopo un massimo a 0,8852, sterlina/dollaro tornata a 1,2053 da un minimo di giornata di 1,1986, minimi da ottobre (segui qui l'andamento delle principali valute). In recupero la moneta giapponese: l'euro/yen si è riportato sulla soglia dei 121 a 121,06 (da 121,86 di venerdì), il dollaro/yen segna in chiusura 114,07 (114,53 venerdì).

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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