mercato dell’arte

Milano, gli antiquari aprono le porte delle loro Wunderkammer

di Gabriele Biglia

6' di lettura

Palazzo Bovara, storico edifico della “vecchia Milano” dove soggiornò anche Stendhal, ha aperto le porte ai collezionisti per presentare la mostra «Wunderkammer. La stanza delle meraviglie» ideata e organizzata dall' Associazione Antiquari Milanesi che sino al 7 aprile sarà visitabile anche dai milanesi presso le sedi delle 13 gallerie partecipanti all'iniziativa. Una opportunità per i visitatori per ripercorre l'esperienza di eruditi, scienziati e sovrani, ed entrare all'interno di una Kunstkammer, “microcosmo” deputato alla contemplazione e alla meditazione, creato dal collezionismo enciclopedico che si diffuse in Europa a partire dal XVI secolo, considerato il primo embrione concettuale ed estetico dei moderni musei: la Wunderkammer.

Milano, gli antiquari aprono le porte delle loro Wunderkammer

Milano, gli antiquari aprono le porte delle loro Wunderkammer

Photogallery6 foto

Visualizza

«Abbiamo pensato di organizzare quest'anno una esposizione dedicata al concetto di Wunderkammer - spiega Domenico Piva, gallerista e presidente dell'associazione - per sensibilizzare i collezionisti a questa particolare forma di raccolta di preziosità e curiosità. In passato, nelle stanze delle meraviglie e delle curiosità (Kunst und Wunderkammer ), venivano custoditi manufatti, bizzarrie della natura, oggetti artefatti dall'uomo, unici per la loro straordinarietà». La galleria P iva&C. fa parte del ristretto gruppo di mercanti d'arte italiani presenti all'esclusivo Tefaf di Maastricht. Dall'apertura della sua prima vetrina in via Sant'Andrea a Milano negli anni '70, Domenico Piva ha sempre dato risalto agli arredi antichi, alle ceramiche, agli strumenti scientifici e agli oggetti “da vetrina».
Oggi non esisto più collezionisti come Rodolfo II di Praga, Ferdinando II del Tirolo, o le famiglie dei Medici e dei Farnese che costituirono le prime leggendarie Wunderkammer. A chi si rivolgono quindi gli antiquari?
«Certo, non ci sono più amatori enciclopedici come un tempo, ma ci sono importanti, appassionati collezionisti in Italia come Luigi Koelliker e Girolamo Etro , ad esempio, che hanno creato importanti raccolte d'arte.

Loading...

Nel 2008 la vendita dello “studiolo d'arte” della casa londinese di Luigi Koelliker, colmo di maioliche, bronzetti, strumenti scientifici, astrolabi, sfere armillari , avori, coralli, cristalli di rocca, porcellane orientali e scatole d'ambra, totalizzò 2.162.500 sterline da Sotheby's .
L'antiquariato sembra però aver segnato una battuta d'arresto rispetto al passato. «È cambiato il mercato, ma i collezionisti ci sono. Il compito di noi galleristi è anche quello di sensibilizzare e far apprezzare attraverso iniziative come questa l'antiquariato, nel suo senso più ampio, anche ai giovani. I prezzi dei mobili e degli oggetti decorativi sono più accessibili rispetto a ieri. Erano saliti troppo in alto perché la domanda era molto forte ai tempi. Ora sono tornati al loro giusto valore. Gli oggetti esposti dagli antiquari in questa occasione, ad esempio, si rivolgo sia ai piccoli che ai grandi collezionisti, con prezzi per tutte le tasche».
Come è cambiato il mercato e il lavoro del gallerista?
«Quando ho iniziato la mia attività, l'antiquario assumeva anche le vesti di consulente per l'arredamento. I clienti venivano in galleria a farsi consigliare. Oggi il mercato dell'arte è cambiato, non si può aspettare che i collezionisti vengano a suonare il campanello della galleria. Bisogna andarli a cercare».

Gli highlights della mostra. Si possono ammirare così tra i pezzi più importanti, una noce di cocco a guisa di ciotola per le abluzioni, montata in rame sbalzato e dorato ( 1.800 euro), risalente agli inizi del XVIII secolo, proveniente dal Granducato di Toscana, esposta da Ghilli Antichità ; una coppia di nautilus in cristallo di rocca con montatura in bronzo dorato, eseguita in Italia all'inizio del XIX secolo (30.000 euro), presentata dalla galleria Antichità G.N di via Borgospesso. La storica galleria milanese di Marco Longari , invece, presenta per l'occasione un piccolo stipo a cassetti lombardo eseguito alla fine del XVI secolo (22.000 euro), mentre la galleria Gracis ha scelto di affiancare a una raccolta di fossili di ammonite, molluschi cefalopodi estinti del Cretaceo, due cattedrali di ametista (3.000 euro), minerale la cui bellezza era apprezzata, insieme alle sue proprietà, da greci e romani che l'utilizzavano per creare coppe pregiate. L'ametista incanta per la sua storia - racconta Alessandra Bodini, assistente di Luca Gracis: «Diana, dea della caccia, trasforma la ninfa dei boschi Ametista in minerale purissimo per sfuggire alla corte di Bacco. Per ripicca, il Dio del vino, le versò sopra un coppa del delizioso nettare, conferendole l'attuale colore violaceo. Améthystos significa infatti non ebbro». Ars Antiqua presenta uno stipo da viaggio in ebano, bronzo argentato e avorio della prima metà del XVII secolo, legato alla grande manifattura della città di Augusta (18.000 euro), utilizzato originariamente come scrigno delle meraviglie e all'occorrenza come scrittoio. Michele Subert ha pensato di esporre invece un tavolo scrittorio da centro dei Fratelli Cassina (Francesco e Giuseppe) con numerosi e inusuali meccanismi per l'apertura degli scomparti segreti, realizzato a Milano il 26 gennaio del 1796 (65.000 euro). Mentre la Galleria di Carlo Orsi propone una rara cera policroma su tavola incorniciata in legno impiallacciato in tartaruga, attribuita a Matteo Durante (Sicilia nel XVII secolo) raffigurante l'Estasi di Santa Rosalia nella Grotta di Monte Pellegrino ( 25.000 euro).

Le origini delle Wunderkammer. Le prime, grandi Wunderkammer nascono nel Nord Europa tra il XV e il XVII secolo. La collezione tardo rinascimentale dello Schloss Ambras nei pressi di Innsbruck formata ai tempi dall'arciduca Ferdinando del Tirolo, moderno amatore d'arte, rappresentava perfettamente il concetto di “meraviglia”. “Curiosa naturalia e artificialia” erano racchiuse in una camera del tesoro, all'interno di 18 armadi di cembro dove si potevano ammirare oltre alla famosa Saliera in ebano, oro e smalto di Benvenuto Cellini (oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna), superbi vasi in cristallo intagliati e montati in oro, vasi in pietra dura, oggetti di oreficeria, un orso in miniatura di muschio in forma di guardia con un fucile impreziosito da diamanti rubini e perle (Kunsthistorisches Museum di Vienna). Persino il copricapo di piume appartenuto al re azteco Montezuma, visibile ora al Museo di Storia Naturale di Vienna, dal Nuovo Mondo finì nella mani di Ferdinando. Animali imbalsamati erano appesi agli alti soffitti del castello: serpenti e coccodrilli pendevano impolverati insieme a ossa di animali preistorici, credute ossa di giganti. Suo nipote, il malinconico e folle Rodolfo II, per curarsi dalla depressione, non fu da meno. Nel castello di Hradschin a Praga, si circondò di ritratti dell'Arcimboldo, eccentrico pittore milanese che col pennello ricompose con ironia le fattezze dell'imperatore mettendo insieme un “ensamble” di frutta, ortaggi e verdura. Preziosità e rarità, insolite e bizzarre, si accumulavano nelle mani di Rodolfo II: un boccetta di vetro che conteneva, secondo l'Imperatore, l'argilla con cui Dio creò Adamo; denti di narvalo ritenuti corni di unicorno, chiodi di ferro spacciati per quelli dell'arca di Noè. «L'imperatore (Rodolfo II) - annotò il sovrintendente della collezione imperiale - considera queste raccolte proprietà personale e perciò le custodisce come pupilla dei suoi occhi».

Dove vistare una Wunderkammer. La Kunstkammer del Kunsthistorisches Museum di Vienna, comprensibilmente definita “the cradle of the museum”, la culla del museo, è la più importante, formidabile raccolta al mondo con oltre 2200 capolavori disposti in venti stanze da togliere il fiato, riaperte al pubblico nel 2013. Pezzi forti della collezione sono una coppa a forma di drago in lapislazzuli, un bricco ricavato da una noce di cocco incastonata in una montatura cesellata mirabilmente da Anton Schweinberger, un boccale di uovo di struzzo impreziosito da una incredibile montatura cesellata, un boccale di diaspro e agata appartenuto a Rodolfo II, e naturalmente la Saliera di Benvenuto Cellini donata a Ferdinando del Tirolo da Carlo IX di Francia.
Il M useo Poldi Pezzoli di Milano, custodisce oggetti da Wunderkammer esso stesso, e rappresenta una testimonianza tarda di questo tipo di collezionismo. Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879) raccolse nella sua casa-museo orologi, armi, bronzi, stipi, terrecotte, tappeti e preziose opere di oreficeria, creando al suo interno lo Studiolo Dantesco, vera e propria camera da principe rinascimentale. Mentre l'affascinante Museo di Palazzo Poggi a Bologna conserva la collezione di Ulisse Aldrovandi (Bologna, 1522-1605) considerato il fondatore della Storia naturale moderna. Nella propria abitazione Aldovrandi raccolse 18.000 «diversità di cose naturali» e 7.000 piante essiccate in quindici volumi, grazie ad una rete composta di medici, speziali, nobili, principi che gli inviarono regolarmente animali, piante, minerali pervenuti dalle località più disparate.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti