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Milano capitale del jeans con il debutto di Denim Première Vision

di Giulia Crivelli


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4' di lettura


L’abbigliamento in jeans e in particolare i pantaloni sono tra i settori che hanno subito i cambiamenti più interessanti negli ultimi 10-15 anni. Da una parte l’introduzione di nuovi materiali: la maggior parte dei tessuti è un mix di cotone - con percentuali variabili fino al 90-95% - e filati sintetici. Nessuno oggi crederebbe alla proverbiale ruvidezza dei jeans, resistente a qualsiasi tipo di ammorbidente da lavatrice o da bucato a mano, che tutti abbiamo conosciuto fino agli anni 90. I maghi dei lavaggi, dei trattamenti e delle alchimie tra tessuti naturali e fibre artificiali hanno reso i jeans morbidi al punto da essere usati, per chi volesse, anche per fare yoga. Con l’innovazione e la ricercatezza dei materiali - e gli investimenti necessari per arrivare a buoni risultati - sono saliti i prezzi. Tanto da far nascere il segmento del “premium jeans”, con prezzi superiori ai 100 euro, e del luxury denim, con costi che arrivano a 300 euro. I marchi della moda e del lusso ovviamente hanno colto la palla al balzo, vista la costante ricerca di nuove categorie di prodotto. In questo caso i jeans possono arrivare a mille euro e oltre (nelle foto qui sopra, Robert Redford a passeggio con Barbra Streisand negli anni 70 e la famiglia reale di Kate Middleton e William con i tre figli: il jeans sopravvive a ogni generazione e travalica ogni confine sociale).

Le fiere come specchio della tendenza
Non stupisce allora che Première Vision , la più importante fiera tessile francese, abbia dato vita a un evento ad hoc, Denim Première Vision, che per la prima volta quest’anno si svolgerà in Italia, a Milano, il 28 e 29 maggio, al Superstudio Più. Dopo il successo dell’edizione londinese del dicembre 2018, a Milano Denim Première Vision presenterà le tendenze moda dell’autunno inverno 20-21 (le fiere tessili sono sempre una stagione avanti rispetto alle settimane della moda) e le innovazioni eco-responsabili in fatto di materiali, tecniche e tecnologie.

Gli espositori
Rivolgendosi a tutti coloro che sviluppano le collezioni denim - marchi di moda e del lusso, semplici player del jeanswear o attori del web - il salone presenterà l’offerta di 93 espositori leader dell’industria mondiale del denim creativo. Un’offerta che registra una crescita del +27% rispetto ai 73 espositori presenti nell’edizione francese del maggio 2018.

Le previsioni per il mercato
Secondo recenti report, da qui al 2023, il mercato globale del jeans crescerà costantemente. Le stime sul valore del mercato variano perché oltre ai pantaloni in alcuni Paesi il denim viene usato anche per altri prodotti di abbigliamento. Come minimo comunque, si tratta di 40 miliardi di dollari nel 2017, che nei prossimi quattro anni dovrebbe crescere del 5-6% all’anno. Il Nord America resta il mercato principale: assorbe circa il 30% delle vendite globali, ma da qui al 2023 - nessuna sorpresa - a crescere di più sarà l’Asia-Pacifico.

La frontiera della sostenibilità: il caso Mango
L’interesse e l’attenzione all’ambiente sono confermate quasi giornalmente dalle collezioni innovative presentate da brand di ogni segmento, dal fast fashion al lusso. Ultimo in ordine di tempo è Mango, marchio spagnolo molto presente anche in Italia. L’azienda ha appena lanciato la collezione Committed, prodotta con nuove tecniche che, per i jeans della stagione P-E 2019, hanno fatto ottenere un risparmio di quasi 10 litri di acqua per ogni capo e nei modelli Boy TS e Straight TS, il consumo di acqua si è ridotto fino a 16,5 litri. Ma c’è di più: Mango ha usato la tecnologia Ecowash, sviluppata grazie all’azienda Jeanologia, che ha aiutato a ridurre il consumo di acqua, energia e prodotti chimici. L’introduzione invece nei capi del cotone Bci (Better cotton initiative) sostiene l’uso di tecniche sostenibili per la coltivazione del cotone, permettendo così la diminuzione del consumo di acqua e di prodotti chimici, e garantendo la sicurezza e la salute dei lavoratori. Come risultato, il 38% della collezione di jeans P-E 2019 di Mango ha caratteristiche sostenibili e per la prossima stagione l’autunno-inverno 2019-2020, si prevede che più della metà della produzione di jeans Mango sarà sostenibile.

    Innovazione dei macchinari
    Un’altra iniziativa interessante è stato il 1° Itema Denim Day, che si è tenuto il 12 aprile a Bergamo su iniziativa di Itema Group, l’azienda leader dell’industria meccano-tessile mondiale nella fornitura di soluzioni per la tessitura tecnologicamente avanzate. Riunendo key-players e stakeholder del settore, la giornata ha esplorato nuovi modelli di business per dare forma ad un’inedita filiera di valore nel denim, nella quale la sostenibilità venga intesa come motore di crescita per tutto il comparto.

    Risparmio energetico ed economico
    A Bergamo è stato presentato in particolare iSAVER, strumento “green” ideale per la tessitura del denim. Questa nuova tecnologia, sviluppata da ItemaLab, il dipartimento di innovazione avanzata di Itema con sede presso il Kilometro Rosso, è l’unico nel settore in grado di eliminare completamente la falsa cimossa sul lato sinistro del tessuto, permettendo di inserire i fili di trama nel tessuto senza la necessità di filati addizionali. iSAVER riduce così sensibilmente lo spreco di materia prima, con benefici tangibili in termini di efficienza del telaio, riduzione dei costi e risparmio energetico. Basti pensare che il tessitore otterrà un risparmio annuo di circa 2mila euro per telaio, e il nostro pianeta guadagnerà ancora di più. Infatti, per la prima volta nell’industria delle macchine per la tessitura, un approccio sostenibile nella scelta dei macchinari da installare è possibile. Grazie a iSAVER, si risparmieranno mille chili di cotone per telaio all’anno – il 3% delle materie prime totali -, evitando così di sprecare 20 milioni di litri di acqua.

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