mercato dell’arte

Milano celebra in Sant'Eustorgio Adrian Paci, alla galleria Kaufmann Repetto la sua settima personale

di Gabriele Biglia

Adrian Paci, Home to go, 2001. Courtesy of the Artist and kaufmann repetto Milano/New York

4' di lettura

E' la prima volta che il Complesso Museale dei Chiostri di Sant'Eustorgio ospita una esposizione di arte contemporanea. Il sensibile allestimento ideato da Gabi Scardi, curatrice e critico di arte contemporanea, ha creato un dialogo suggestivo tra il cimitero paleocristiano, la cappella Portinari con gli affreschi del XV secolo di Vincenzo Foppa, la sala dell'Arciconfraternita del museo Diocesano e l'opera di Adrian Paci (1969), artista di origine albanese che dal 1997 vive e lavora a Milano. La personale “The Guardians” aperta sino al 25 giugno espone fotografie, video, mosaici e sculture che hanno per tema centrale il viaggio come movimento, la migrazione dei popoli, il rapporto dell'uomo con la propria terra. Temi senza tempo e più che mai attuali oggi, mentre ordini esecutivi vengono firmati per innalzare muri e dividere le popolazioni, barconi di migranti vengono inghiottiti dalle acque del Mediterraneo e gli accordi di Schengen vengono messi in discussione.

Adrian Paci, Home to go Courtesy Galelria Kaufmann Repetto

La scultura a grandezza naturale in polvere di marmo e resina con un uomo (l'artista stesso) piegato dal peso del tetto che porta sulle spalle, collocata nella Sagrestia di Sant'Eustorgio, è l'emblematica rappresentazione della fatica di avanzare con il carico di memorie culturali di appartenenza di ciascun individuo.

Loading...

L'artista si esprime attraverso linguaggi differenti: disegno, fotografia, pittura, installazione, video, scultura. Dove ha avuto origine la sua formazione?
“Adrian Paci si è formato all'Accademia d'Arte di Tirana dove ha appreso tutte le tecniche artistiche tradizionali dalla fotografia alla scultura al video. L'opera “Interegnum” qui esposta, ad esempio, mette insieme frammenti estrapolati da video dei funerali di dittatori comunisti di varie nazionalità ed epoche, recuperati in archivi ufficiali di Stato e televisioni nazionali, mentre la serie fotografica dal titolo “Malgrado tutto”, mostra muri di pietra su cui sono incisi segni, simboli o disegni. Si tratta di fotografie scattate nelle celle di un carcere dell'Albania comunista i cui muri, hanno raccolto testimonianze umane dello scorrere del tempo”, spiega Francesca Kaufmann, direttrice della galleria Kaufmann Repetto che ha inaugurato nella sede milanese la settima mostra personale di Paci dal titolo “The people are missing”, frutto della ricerca più recente dell'artista albanese.

Si tratta di lavori pregni di significati. Ma qual è il profilo del collezionista che si avvicina all'opera di Adrian Paci? “Si tratta di una persona tendenzialmente colta e aperta mentalmente, perché il lavoro di Adrian Paci è ricco di contenuti sociali che vanno intesi. Il collezionista per capire la sua opera deve documentarsi, intenderne il significato profondo” spiega Kaufmann.

Un'immagine ormai iconica dell'artista, esposta in passato anche al Pac, si trova nella collezione dell'avvocato Giuseppe Iannacone che vede in Paci uno dei più promettenti artisti contemporanei. Si intitola “Centro di permanenza temporanea” (2009), una immagine surreale, metafora sul nomadismo, dove un gruppo di persone, forse immigrati, sono sulla scaletta di un aereo, ma nella pista non si intravede nessun velivolo. Altri lavori si trovano nella collezione UniCredit Art Collection, attualmente in comodato al MAMbo di Bologna.

La presenza delle opere di Adrian Paci all'interno delle collezioni istituzionali è importante, anche per il messaggio che filtra dai suoi lavori. “Certamente – prosegue Kaufmann. - A Paci sono state dedicate personali al MAXXI di Roma (2015), al Kunsthaus Zurich (2010), al Jeu de Paume di Parigi (2013). Le sue opere sono state acquisite da musei internazionali come il MoMA, il Guggenheim di New York, il Seattle Art Museum, mentre il Metropolitan Museum di New York ha acquistato nel 2015 il video “The Column (2013). L'opera filmica The Column venne presentata in occasione della retrospettiva al Jeu de Paume di Parigi e al Pac nel 2013, un racconto visionario dove un blocco di marmo viene estratto da una cava in Cina, lavorato in mare ad opera di artigiani cinesi a bordo di un'enorme nave-officina e trasformato in una colonna in stile classico”.
Quali sono oggi le sue quotazioni di mercato? “Dipende dalla tipologia dei lavori. In occasione di Miart (31 marzo - 2 aprile) esporremo nel nostro stand (Booth C19) diversi sue opere. I video si aggirano attorno ai 40.000 euro, le fotografie sui 15.000 euro, mentre i dipinti oscillano tra i 14.000 e i 30.000 euro” spiega Kaufmann.

Durante la roundtable, “Art Galleries in the Social Media Era” organizzata dall'università Bocconi a cui lei ha partecipato insieme ad altri art dealer e a Marc Spiegler, Global director della galassia Art Basel, si è discusso sul ruolo del web nella trasformazione del sistema dell'arte e sulle piattaforme e-commerce per acquistare online opere d'arte. L'idea però di poter creare una collezione senza visitare fiere e gallerie, facendo un semplice click, sembra ancora molto lontana.

“Dal mio punto di vista i social media (facebook, instagram) sono dei buoni strumenti per comunicare contenuti, tutto qui. Intendo il mio lavoro in modo tradizionale, in cui il rapporto che si instaura tra il gallerista e il collezionista è fondamentale. Il gallerista deve crescere insieme al collezionista. Noi organizziamo personalmente le mostre dei nostri artisti senza rivolgerci a curatori esterni. Realizzare una personale all'interno degli spazi delle nostre gallerie, visitare i loro studi, è l'aspetto più gratificante e creativo del nostro lavoro” conclude la gallerista.

Se la galleria come spazio fisico sembra per alcuni destinata persino a scomparire, al contrario per i giovani artisti rimane un luogo fondamentale per esporre i lavori e costruire la propria carriera. Da Londra a Los Angeles a New York “importanti gallerie stanno costruendo nuovi spazi in tutto il mondo, perché gli artisti voglio lavorare in uno specifico spazio fisico e non per un booth's fair o per attraverso iPads” sostiene Marc Speigler. Miart, mostra mercato dedicata all'arte moderna e contemporanea, in corso in questi giorni con 175 espositori di cui 71 provenienti dall'estero, è la riprova del fatto che “fairs and galleries still work”.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti