ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI GIOCHI OLIMPICI INVERNALI

Milano-Cortina 2026, parte la gara anche per gli studi legali

di Antonello Cherchi


Olimpiadi invernali: perché Milano e Cortina hanno vinto

3' di lettura

Un avvocato alle Olimpiadi. Non sui campi di gara, ma dietro le quinte, ad assistere - prima, durante e dopo - chi i Giochi li organizza. C’è tutto un mondo, dalla contrattualistica al contenzioso, che ha bisogno delle competenze del legale. In generale tutti i grandi appuntamenti - sportivi e non - hanno necessità di una regia che non può prescindere dalle professionalità dell’avvocato. Segno di un mercato che, quanto più diventa internazionale, esige sempre maggiore specializzazione e, di conseguenza, apre nuove prospettive di lavoro.

«La sport industry - sottolinea Giancarlo D’Ambrosio, partner di Latham & Watkins - richiede agli studi competenze sempre più multidisciplinari e in linea con gli standard internazionali, perché le operazioni sono spesso transfrontaliere. Prima il mercato era soprattutto locale».

Ora, invece, la cessione di una squadra, un contratto di sponsorizzazione, l’ingaggio di un atleta vedono spesso in campo capitali stranieri e richiedono, per esempio, la conoscenza di particolari forme di investimento. «Io - prosegue D’Ambrosio - da 15 anni lavoro in studi internazionali occupandomi prevalentemente di M&A e private equity». Competenze tornate utili anche quando D’Ambrosio ha guidato il team di Latham & Watkins che ha assistito il Comitato olimpico internazionale (Cio) nell’assegnazione a Milano-Cortina delle Olimpiadi invernali 2026.

«La sport industry richiede agli studi competenze sempre più multidisciplinari»

«L’analisi delle candidature del Cio - spiega D’Ambrosio - riguarda anche aspetti giuridici e, in particolare, l’adeguatezza e la sostenibilità degli impegni presi dalle città e dagli enti che si candidano. Il Cio ci ha chiesto di verificare i documenti della sfida italiana. Il nostro studio ha avuto un ruolo analogo per le Olimpiadi 2024 e 2028».

Il compito dell’avvocato diventa anche più impegnativo a designazione avvenuta. Come racconta Carlo Merani, name partner di Merani Vivani & Associati, che ha alle spalle la lunga esperienza delle Olimpiadi di Torino 2006. «Siamo stati scelti dall’Agenzia Torino 2006 - afferma - attraverso una ricerca di mercato insieme ad altri quattro studi torinesi. In pratica abbiamo lavorato dal 2000 a pochi anni fa, quando si sono chiusi gli ultimi contenziosi». Ci è stato chiesto di seguire, in particolare, il lato giuridico della realizzazione delle opere - impianti sportivi, villaggi olimpici, centri media - e, dunque, assistere l’Agenzia nella predisposizione dei bandi di gara, la stipulazione dei contratti, i contenziosi. «Sono state realizzate circa 200 opere - commenta Merani - e questo ha richiesto competenze giuridiche diverse, non solo di diritto amministrativo o di contrattualistica. Per esempio, per la pista di bob, costata 80 milioni, si è prima dovuto scegliere il progettista: ne esistono quattro al mondo e questo ha comportato tematiche di proprietà intellettuale del progetto. Si sono poi dovuti affrontare profili di sicurezza e di protezione ambientale».

«Gli impianti dovranno essere testati almeno un anno prima»

La vera sfida, tuttavia, è quella dei tempi. «Le Olimpiadi hanno una data. Ma non basta essere pronti per quel giorno. Gli impianti - ammonisce Merani - devono essere testati almeno da un anno prima. Non posso inaugurare il trampolino dei salti il giorno delle gare».

Anche Expo Milano 2015, altro grande evento seppure non sportivo, ha dovuto affrontare un problema di tempi. «In termini di complessità e varietà del lavoro richiesto a noi avvocati – spiega Francesco Marzari, all’epoca responsabile del team legale interno dell’evento e oggi a capo della direzione legale di Siram by Veolia– ci sono sicuramente analogie con l’appuntamento olimpico». E, per quanto con diverse prospettive, c’è pure il fattore tempo da tenere in considerazione, perché l'esposizione universale è durata sei mesi.

«Sono stato assunto nel 2009, provenivo dalla libera professione », ricorda Marzari. «Il team legale è cresciuto progressivamente: siamo partiti in due fino ad arrivare, a pieno regime, a 14, provenienti per lo più dalla libera professione, con competenze trasversali ma con una significativa expertise nel diritto pubblico». Le tematiche affrontate sono state le più varie: l’acquisizione delle aree del sito espositivo e l’accordo di programma necessario per assicurarne la compatibilità urbanistica sono stati i temi prevalenti nei primi anni di vita della società. Successivamente, c’è stata un’intesa stagione di gare pubbliche per l’affidamento dei lavori, dei servizi e delle forniture e per i contratti di partecipazione con i Paesi, di sponsorizzazione, di ticketing. «Un’esperienza- conclude Marzari - unica anche sotto il profilo legale».

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    Antonello CherchiCaposervizio

    Luogo: Roma

    Argomenti: beni culturali, privacy, giustizia amministrativa, professioni, parlamento, vela

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