nella notte

Milano, incendio a Palazzo di Giustizia. Ipotesi cortocircuito, salvi gli atti

Il rogo divampato al settimo piano, dove si trova l’archivio. Persi alcuni atti in versione cartacea, precedentemente salvati in formato digitale

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Il rogo divampato al settimo piano, dove si trova l’archivio. Persi alcuni atti in versione cartacea, precedentemente salvati in formato digitale


3' di lettura

I vigili del fuoco con 18 squadre sono intervenute al Palazzo di Giustizia di Milano dove ha preso fuoco l'ultimo piano dell'edificio, il settimo. Sul posto sono arrivate numerose autopompe, scale e altri mezzi. I pompieri stanno avendo difficoltà a raggiungere il luogo dove si sono propagate le fiamme. A quel piano c’è l’archivio del Tribunale e molto materiale cartaceo. Sul posto anche carabinieri e Polizia locale.
Sulle cause non ci sono ancora conferme: il Tribunale è chiuso il che fa ipotizzare un'origine accidentale dell'incendio.

Le conseguenze del rogo
Gli uffici dei gip che si trovano in quel piano sono salvi, è completamente devastata, invece, la parte della cancelleria centrale che si trova dietro uno sportello di un punto informativo. In quella cancelleria centrale vengono depositati, in particolare, gli atti in transito più recenti dei gip, decreti penali, sentenze, intercettazioni più recenti, ma che vengono anche custoditi nei server e, dunque, da quanto è stato riferito da alcuni magistrati presenti sul posto, ora si tratterà di recuperarli, mentre è andata persa solo la parte di atti cartacei. Tutti i fascicoli, comunque, sono 'ricostruibili' con le varie copie che sono negli uffici giudiziari. Nel frattempo, al sesto piano si sta procedendo a spostare tutti i fascicoli dagli uffici perché l'acqua usata per spegnere le fiamme sta allagando alcune zone. E' praticamente distrutto anche l'impianto elettrico, tra l'altro desueto, del Palazzo e ogni tanto, è stato raccontato, si sentono ancora delle piccoli “esplosioni elettriche”.

Il recupero del materiale
Il lavoro più lungo da fare nei prossimi giorni, oltre a quello di riuscire a rendere agibili gli ultimi tre piani e gli uffici, sarà proprio quello sull'impianto elettrico. Nel frattempo, i magistrati in servizio negli ultimi piani verranno spostati in altri uffici. Già una quindicina di anni fa si era verificato un incendio, di dimensioni molto minori, nel Tribunale milanese, sempre per un problema elettrico

Al momento, comunque, le cause sono tutte da accertare. “È stato un incendio violentissimo con danni terribili”, ha spiegato il pm Alberto Nobili, intervenuto sul posto. Tre piani, quinto, sesto e settimo, sono stati dichiarati inagibili, ma verifiche sono in corso anche sulla stabilità dell'intera struttura. “Un disastro”. Così magistrati e personale, che lavorano al settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano dove hanno sede gli uffici della sezione Gip e del Tribunale di Sorveglianza, parlano dell'incendio che è divampato all'alba e che ha interessato, in particolare, la cancelleria centrale dei Gip.

Incendio al Palazzo di Giustizia di Milano

Incendio al Palazzo di Giustizia di Milano

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Attività ridotta
Allo stato è inagibile anche il sesto piano del Palazzo, dove si trovano gli uffici della Dda e di alcune sezioni civili, per l'intervento di spegnimento delle fiamme da parte dei vigili del fuoco al settimo piano. Quando è scoppiato il rogo, poco prima delle 6 del mattino, all'interno del Palazzo e in particolare nei piani coinvolti non c'era nessuno, salvo i presidi di vigilanza delle guardie private agli ingressi del Palazzo. In questi giorni l'attività al Palagiustizia è ridotta ai servizi essenziali per l'emergenza Coronavirus e, in pratica, l'edificio è chiuso al pubblico e si può entrate solo per le urgenze. Anche la presenza di magistrati e personale amministrativo è ridotta al minimo

La strage e l’incidente
Nel Palazzo di Giustizia di Milano ci sono da anni ormai problemi di sicurezza di varia natura non risolti e più volte denunciati, tra l'altro, dagli stessi vertici degli uffici giudiziari milanesi, anche per l'assenza di risorse necessarie per intervenire. Il 9 aprile del 2015 nel Palagiustizia milanese si verificò l'ormai nota strage compiuta dall'imputato-killer Claudio Giardiello, che riuscì a portare dentro il Palazzo una pistola e uccise un giudice, un avvocato-testimone e un coimputato.

Proprio dopo quel fatto si accesero le polemiche sulla sicurezza in Tribunale e nel corso di questi anni ci sono stati vari interventi sui presidi agli ingressi, senza, però, mai riuscire a realizzare compiutamente i piani previsti. E spesso, nell'ultimo periodo, gli ingressi del Palagiustizia si sono ridotti da quattro a due per la rottura dei cancelli meccanici, con tanto di code e ovvie difficoltà nei controlli. Nel gennaio del 2019, poi, un avvocato, Antonio Montinaro, è precipitato dal quarto al terzo piano in una rampa di scale ed è rimasto paralizzato agli arti inferiori. E ciò a causa dei parapetti troppo bassi.

Ripetuti allarmi sicurezza
Parapetti non a norma che ancora non sono stati sostituiti, ma davanti ai quali sono state collocate decine di transenne. In più, gli ormai consueti problemi di sovraccarichi ai sistemi informatici del Palazzo, con 'black out' continui che spesso hanno anche fatto fermare gli ascensori. Anche il primo febbraio scorso, all'inaugurazione dell'Anno giudiziario, il presidente della Corte d'Appello milanese Marina Tavassi aveva lanciato un allarme sui ritardi per la messa in sicurezza del Tribunale su tutti i fronti, parlando, tra l'altro, anche dei problemi “per il rifacimento del sistema antincendio”

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