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Milano, l’economia civile rigenera le periferie

La pandemia ha acuito le diseguaglianze sociali e la povertà educativa: il Comune rilancia la dimensione di prossimità per il lavoro, il commercio e i servizi a impatto per il quartiere

di Alessia Maccaferri

 L’iniziativa delle Ceste Sospese al motto di «Chi può metta, chi non può prenda» si è diffusa durante il lockdown dell’anno scorso

3' di lettura

Le persone si dispongono in una lunga fila su viale Toscana, circonvallazione di Milano, linea di demarcazione tra il centro e la periferia. La sede della onlus Pane Quotidiano - che distribuisce i pasti - sta proprio sul confine, al di qua la Bocconi e il centro storico, al di là il quartiere di Morivione. La pandemia ha distanziato ancor più questi mondi, acuendo le diseguaglianze e creando nuove povertà, impensabili prima. Le periferie rischiano di allontanarsi sempre più dal centro, schiacciate dalla fame e dalla povertà educativa.

«Diciamo subito che Milano non ha le periferie dell’abbandono e del degrado che hanno città come Napoli o Palermo - commenta Gabriele Rabaiotti, assessore Politiche sociali e abitative del Comune - La pandemia ha fatto emergere due fenomeni. Dal un lato ha rimesso le periferie al centro perché le persone si sono ritrovate in prossimità dei luoghi che abitano: il centro ha mostrato la sua funzione non residenziale ed è emersa quella che si riteneva la città spenta, scarica, ordinaria, la città dei residenti che ha mostrato tutta la sua capacità di reazione. Dall’altro abbiamo però scoperto che il tessuto periferico è povero di opportunità. E che non ha molti scambi. Ora bisogna lavorare per redistribuire e ribilanciare portando fuori le spinte culturali, l’economia dei servizi, della dimensione creativa e del tempo libero». Il punto di partenza, secondo l’assessore, sono le scuole: «Dobbiamo far diventare quei luoghi centri civici dei quartieri in cui la comunità si riconosca e abbia spazio».

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Approccio integrato all’abitare

Nelle periferie, accanto agli interventi tradizionali sul patrimonio abitativo, da tempo il Comune sta lavorando con un approccio integrato che tiene assieme le opere fisiche, di edilizia con gli interventi immateriali, i servizi, le relazioni. Così a Corvetto e Greco è stato attivato un ridisegno della “quota zero” della città, i piani terra, gli accessi ai complessi edilizi e agli edifici pubblici, secondo i principi dell’universal design, che prevede spazi utilizzabili da tutti. E ancora, attraverso il programma «Reaction! La città nelle case popolari», sostenuto da fondi europei, nel Gallaratese si punta sulla promozione della salute attraverso una rete di luoghi dove sviluppare un coordinamento tra custodi sociali, assistenti sociali, gestori delle portinerie. A Lorenteggio un percorso rivolto a Neet o percettori del reddito di cittadinanza ha lo scopo del reinserimento lavorativo attraverso una microimpresa di piccole manutenzioni degli alloggi del quartiere. A Gorla l’obiettivo è rafforzare la comunità in un’ottica di integrazione e coesione sociale delle case popolari.

Avanza l’economia civile

Quello che la pandemia ha urlato è la necessità di potenziare la città delle relazioni e delle comunità locali. «Stiamo portando avanti da tempo un progetto di economia civile sui temi dell’economia di prossimità, i negozi di vicinato, la riqualificazione dei piani terra dei palazzi con iniziative di vicinato - spiega Cristina Tajani, assessora alle Politiche del lavoro e Attività produttive del Comune. - Noi crediamo in questo modo di fare rigenerazione urbana attraverso un’ economia a impatto territoriale e sociale e vorremo riproporla per il futuro utilizzando anche i fondi europei».

Uno dei punti forza potrebbe essere la nascita del primo acceleratore per l’economia di quartiere dedicato alle imprese di prossimità, alla manifattura urbana e ai negozi di vicinato (per il quale si è già concluso lo studio di fattibilità). Nella stessa direzione procede La scuola dei Quartieri, voluta dal Comune per migliorare la vita nelle periferie aiutando le persone a far nascere un progetto, un servizio, un’impresa sociale. Portata avanti assieme a partner - da Avanzi e aICube a Permicro, dal Politecnico al gruppo cooperativo Cgm - mette a disposizione un milioni di microcontributi e formazione e accompagnamento.

La città a 15 minuti

«Stiamo facendo uno sforzo per supportare il commercio di prossimità e la riqualificazione dei mercati comunali coperti come punti di riferimento dei quartieri - aggiunge Tajani - E poi abbiamo deciso di proseguire la strategia che dà la possibilità, per bar e ristoranti, di occupare gratuitamente il suolo pubblico coi tavolini all’aperto». Riprendendo la visione di Parigi della città a 15 minuti, il Comune sta puntando a diffondere l’idea di un lavoro di prossimità. «Sperimenteremo sui dipendenti del Comune la possibilità di usufruire, nei giorni di smart working, di spazi diversi da quelli della abitazione, appoggiandosi a sedi distaccate del Comune o a spazi messi a disposizione da aziende associate ad Assolombarda, con cui definiamo un protocollo, e in prospettiva a coworking. Partiamo dai nostri dipendenti (potenzialmente oltre 6mila) per proporre un modello che stimoli le imprese private».

Riproduzione riservata ©

  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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