Scenari post Covid

Milano laboratorio del retail Moda e design tornano in vetrina

L’abbigliamento soffre la concorrenza dell’e-commerce ma resiste molto bene
e si reinventa sull’onda del ritorno agli acquisti in presenza e alla capacità di ripensare i servizi ai clienti

di Giulia Crivelli

 Qui sopra, l’interno della boutique Gucci Cartoleria, inaugurata durante il Super Salone del mobile (5-9 settembre): avrebbe dovuto chiudere dopo due settimane, ma visto il successo, resterà aperta fino alla fine di gennaio

4' di lettura

È un momento di grande fermento per il retail di Milano e dell’intera regione. La prima ragione è la ripresa post Covid e il desiderio di tornare, dopo l’ubriacatura di e-commerce, a fare acquisti in presenza, a guardare le vetrine (quello che gli inglesi chiamano window shopping), a parlare con venditori in carne e ossa. Poi c’è il fermento immobiliare in sé, che si sta osservando nelle grandi città e non solo e che coinvolge sia la parte residenziale sia quella commerciale.

L’attitudine al cambiamento
Si incontrano e rafforzano quindi due fenomeni: da una parte c’è la spinta propulsiva dei marchi della moda (e del design) al cambiamento e all’innovazione, che riguarda da sempre il prodotto, ovviamente, ma anche la distribuzione. Dall’altra c’è l’energia – pure in questo caso post Covid – di Milano, innescata all’inizio di settembre dal Supersalone del mobile e confermata dalle fiere che si sono susseguite a Rho e proseguono e, last but not least, dal ritorno dei turisti, per ora soprattutto europei ma in prospettiva anche americani e, nel 2022, ci si augura, asiatici. Un fattore di ripresa è infine il ritorno – ancorché per ora parziale – al lavoro in presenza, che ha dato spinta alle attività commerciali dei centri delle città e ancora maggiore a quelle di ristorazione. Il retail è allo stesso tempo specchio e acceleratore di questa vitalità, come dimostrano le quotazioni degli immobili commerciali, che non conoscono crisi ma solo assestamenti.

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La visione di Engel&Völkers
Emblematico il recente Retail Market Report 2021-22 di Engel&Völkers Commercial su Milano e Lombardia, che ha preso in esame, oltre al capoluogo, Bergamo, Brescia e Monza. «Anche a causa della chiusura delle attività per l’emergenza sanitaria ci siamo resi conto tutti, professionisti del settore e cittadini, del ruolo culturale e sociale che i negozi hanno per la nostra vita, potremmo dire per il nostro benessere quotidiano – spiega Gianluca Sinisi, licence partner di Engel&Völkers Milano e Lombardia –. A un anno di distanza dal primo studio, sono emerse tendenze e nuove direzioni di sviluppo, come la maggior richiesta di certe merceologie, la resilienza di alcune strade e, forse più importante, l’attitudine che possiamo definire darwiniana degli operatori del settore all’adattamento e al ripensamento di luoghi, spazi e servizi». Chiunque passeggi per Milano, in centro e non soltanto, o per le altre città (vale anche fuori dalla Lombardia) ha notato la riapertura ma ancora di più la chiusura di molti negozi.

Chi apre e chi chiude
In tanti casi fervono lavori di ristrutturazione: a Milano è particolarmente evidente nel quadrilatero della moda, in corso Venezia e in corso Vittorio Emanuele, ma pure in via Torino e corso Buenos Aires e, spostandosi a Brera, in corso Garibaldi, dove nel 2021 ha aperto persino Supreme, il marchio di streetwear americano venerato – è il caso di dire – dalle generazioni più giovani e che ha scelto Milano per il suo primo negozio europeo. Dieci giorni fa ha inaugurato un punto vendita, sempre in corso Garibaldi, Ciesse piumini, simbolo del rilancio del brand, che ha scelto Alberto Tomba come testimonial. Ma è tutto un fiorire di pop up store (altra tendenza in forte crescita ovunque nel mondo), ristrutturazioni e ripensamenti degli spazi. Emblematico il caso Dolce&Gabbana, che ha temporaneamente chiuso il grande negozio di corso Venezia che – forse in tempo per il Natale – riaprirà ospitando la linea di mobili e complementi d’arredo lanciata in grande stile a Venezia alla fine di agosto, insieme all’alta moda della maison.

Le quotazioni
Nel complesso quindi i canoni di affitto hanno tenuto, in particolare nelle strade dello shopping di alta gamma (a Milano in testa c’è sempre via Monte Napoleone), ma all’orizzonte ci sono molti cambiamenti: secondo l’outlook di Engel&Völkers, assisteremo nel prossimo futuro a una sorta di avvicendamento fra abbigliamento e accessori e food, in particolare nelle strade con un target molto ampio. L’abbigliamento subisce da anni la concorrenza dell’online, un trend amplificato dalla pandemia. E sono le boutique a soffrire di più l’offensiva delle piattaforme di e-commerce: Yoox e gli altri marchi di Ynap, accanto a protagonisti europei com Zalando e MyTheresa, passando per retailer italiani che hanno investito molto nell’e-commerce, diventando benchmark in Italia e non solo. Come LuisaViaRoma, che da punto di riferimento dello shopping fiorentino è diventato protagonista globale: in settembre il fondo Style Capital ha acquisito il 40% della società e tra gli investitori c’è il gruppo Damiani. Giglio è partito dai negozi fisici di Palermo ma è una piattaforma con clienti in tutto il mondo e nel 2021, per crescere ulteriormente, ha scelto la Borsa.

Il futuro dei multibrand
Per tornare alla selezione naturale e alla “lotta per la sopravvivenza”, è ottimista Giacomo Santucci, presidente di Camera Buyer, l’associazione che riunisce i migliori multimarca italiani. «Il futuro è sicuramente l’omnicanalità – spiega Santucci –. I negozi fisici di prossimità, a Milano e in tutta Italia, continueranno a esistere, ovviamente, ma occorre, ed è in atto, un cambiamento culturale, che spinge a pensare in un’ottica globale e, per forza di cose, digitale».

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