riqualificazioni

Milano, mancano all’appello 280 milioni per il piano periferie

di Sara Monaci


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Una veduta dall’alto del quartiere Giambellino (Fotogramma)

3' di lettura

Un piano di intervento massiccio, da 356 milioni (di cui per ora 75 certi), spalmato in cinque anni, per i principali quartieri periferici. È il primo punto programmatico della giunta di Milano guidata da Giuseppe Sala, a cui però deve ancora essere data una definizione finanziaria. È su questo che Palazzo Marino sta lavorando, con l’obiettivo di inserire nella prossima variazione di bilancio 2017 almeno una parte di quei 213 milioni di avanzo di gestione, momentaneamente fermi nelle casse comunali. Non ci sono certezze nemmeno sulla cifra che l’amministrazione comunale riuscirà a incassare con il recesso del 18,6% dell’autostrada Serravalle, teoricamente inserita nel progetto periferie.

Lavori in corso

Il piano di azione riguarda le zone di Gallaratese, Bovisa, Adriano, Corvetto e Giambellino, di competenza di 7 municipi su nove. Nel giro di cinque anni si prevede la riqualificazione delle case popolari (con manutenzione ordinaria e straordinaria) e delle strade, la realizzazione di centri di formazione per le attività imprenditoriali e teatri per l’infanzia, efficientamento dell’energia nelle scuole, costruzione di nuovi istituti scolastici, miglioramento dell’illuminazione pubblica, rafforzamento dei trasporti pubblici e ampliamento del verde.

Delegato al piano periferie è Mirko Mazzali, che spiega che non ci saranno solo interventi infrastrutturali, inseriti all’interno dei 356 milioni auspicati, ma si lavorerà anche per progetti finalizzati alla coesione sociale. «C’è anche un bando periferie, per le associazioni, che scade il 5 giugno, da 540mila euro, per gli eventi culturali e iniziative d integrazione - dice Mazzali -. Inoltre sono stati messi a disposizione 60 milioni per interventi diffusi, meno costosi ma con alto significato sociale». Tra questi interventi Mazzali ricorda la riqualificazione del centro sportivo di Via Murat e del centro civico di Viale Ungheria e la ricicleria in Gratosoglio.

Piano finanziario allo studio

Come detto, il piano previsto ammonta a 356 milioni. Al momento sono certi 75 milioni: 38 milioni del Pon Infrastrutture, cioè fondi europei; 10 milioni del Patto per Milano, finanziato con una delibera Cipe; 9 milioni del Por (programma operativo regionale), cioè i fondi europei ripartiti a livello regionale e gestiti dal Pirellone; 18 milioni del piano periferie, attinti dal fondo nazionale da 500 milioni circa stanziato dalla Legge finanziaria 2016 (che potrebbe essere rinnovato anche quest’anno ma su cui non c’è certezza). Dunque, restano da reperire circa 280 milioni.

Al momento si esclude di ricorrere a dismissioni patrimoniali, come la vendita di quote di società partecipate; o di attendere la vendita dei fondi immobiliari 1 e 2. È in corso intanto un braccio di ferro con la società autostradale Serravalle, di cui il Comune detiene il 18,6%, per far valere il diritto di recesso: l’advisor di Palazzo Marino valuta la quota 90 milioni, mentre il cda della partecipata ritiene congrui 75 milioni (da spalmare peraltro in 5 anni). Anche queste risorse dovevano essere inserite nel piano periferie.

Lo sforzo finanziario del Comune guarderà dunque, nei prossimi mesi, alla possibilità di utilizzare parzialmente quel l’avanzo di gestione che a Milano conta ben 213 milioni: risorse che il patto di stabilità dei Comuni non avrebbe permesso di usare ma che adesso i nuovi criteri contabili basati sull’equilibrio tra entrate e uscite potrebbero sbloccare.

Questa possibilità, al momento, può essere sfruttata solo entro il 2020, quando le regole per gli enti locali potrebbero ulteriormente cambiare. Ovviamente per usare le risorse accumulate devono però esserci dei progetti chiari indicati in bilancio, ed è a questo che tecnici e giunta stanno lavorando.

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