Il patrimonio del comune

Milano mette all’asta il Palazzo dello Sport ristrutturato

Per l’ex Padiglione 3 della Fiera di Milano la base d’asta è di 14,2 milioni

di Sara Monaci

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Per l’ex Padiglione 3 della Fiera di Milano la base d’asta è di 14,2 milioni


2' di lettura

Ha una storia antica l’ex Padiglione 3 della Fiera di Milano, costruito nel 1923, più noto come Palazzo dello Sport. Di proprietà del Comune di Milano, simbolo del Liberty e oggi inserito in uno dei quartieri più suggestivi della nuova Milano, Citylife, verrà venduto all’asta partendo da una base di 14,2 milioni.

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Ristrutturato con 6 milioni

La società Citylife spa lo ha ristrutturato investendo 6 milioni, rispettando i canoni estetici dell’epoca che oggi fanno da contrappunto ai tre grattacieli vicini. Ora è pronto per una seconda vita, con i suoi 1000 metri quadrati, costituiti da un piano interrato, un piano terra e due livelli di ballatoio, che un tempo fungevano da tribune. Rimane il vincolo della sovrintendenza dei Beni culturali e la richiesta di Palazzo Marino: l’utilizzo del Palazzo dello Sport dovrà avere finalità culturali o sportive o museali. L’assessore al Bilancio Roberto Tasca, che ha seguito l’operazione, si spinge oltre: «ci auguriamo possa diventare un centro di richiamo internazionale».

Il privato che arriverà potrà utilizzare per fini commerciali solo 2.500 metri quadrati, anche per poter favorire l’equilibrio di un possibile piano di investimenti, ma non oltre. Luogo e storia dovranno essere rispettati. Per questo ci si aspetta che a partecipare all’asta siano anche soggetti come le fondazioni.

Le date di partenza dell’asta

Ecco come si svolgerà l’asta. Le domande possono essere inviate fino al 16 dicembre. Il 18 dicembre ci sarà quindi una seduta pubblica (come quella già avvenuta a Milano recentemente per la vendita del Pirellino), negli uffici del Demanio di Via Larga. Si parte da una base di 14,2 milioni, e ogni 3 minuti sarà possibile un rilancio da 200mila euro. Il Comune di aspetta di veder salire la cifra iniziale. Nei 60 giorni successivi ci sarà l’affidamento provvisorio, durante il quale verrà valutata la congruità del progetto da parte di giunta comunale e sovrintendenza.

Cosa se ne farà il Comune del ricavato? «Investiremo risorse nelle periferie - spiega Tasca - Il privato riuscirà con i propri mezzi a valorizzare un luogo di prestigio, noi metteremo soldi nei quartieri meno fortunati».

Oltre a questo però, il Comune ha bisogno di assicurarsi un “tesoretto” di sicurezza per redigere il bilancio, non avendo ancora avuto risposte dal governo su quanto accantonare per i crediti di dubbia esigibilità e sul possibile utilizzo dei risparmi sui mutui per la spesa corrente.

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