il calendario

Milano moda donna, sfilate con porte aperte a (pochi) addetti ai lavori

Camera della Moda ha firmato un protocollo sanitario con Ats: fashion week ibrida con 61 sfilate, 57 presentazioni (alcune su appuntamento) di cui 15 fisiche e 42 digitali e sei eventi per un totale di 124 appuntamenti. Le fiere Micam, Mipel, Lineapelle, TheOne e Homi solo online: #strongertogether

di Marta Casadei

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Camera della Moda ha firmato un protocollo sanitario con Ats: fashion week ibrida con 61 sfilate, 57 presentazioni (alcune su appuntamento) di cui 15 fisiche e 42 digitali e sei eventi per un totale di 124 appuntamenti. Le fiere Micam, Mipel, Lineapelle, TheOne e Homi solo online: #strongertogether


2' di lettura

A un anno esatto dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 in Italia, la fashion week milanese (il cui svolgimento 2020 fu parzialmente interrotto dai contagi nell’area di Codogno) torna protagonista dal 23 febbraio al 1° marzo con una formula ibrida: 61 sfilate, 57 presentazioni (alcune su appuntamento) di cui 15 fisiche e 42 digitali e sei eventi per un totale di 124 appuntamenti in calendario. Eventi per lo più in digitale che puntano a coinvolgere l’audience globale che, in tempi pre Covid-19, è sempre sbarcata a Milano per assistere agli show e scrivere ordini nei tanti showroom presenti in città. Gli addetti ai lavori, tuttavia, potranno partecipare anche ad alcuni eventi: «Abbiamo sottoscritto un protocollo sanitario con Ats - ha spiegato Carlo Capasa nella conferenza di presentazione della fashion week - per poter garantire, laddove possibile, la presenza di alcuni addetti ai lavori, buyer e giornalisti, alle sfilate che si svolgeranno a porte chiuse». Del resto, la fashion week milanese ha alle spalle l’esperienza positiva di settembre: «Gli operatori stranieri hanno detto di essersi sentiti sicuri nel partecipare agli eventi “dal vivo” che erano stati organizzati e non abbiamo avuto segnalazioni di contagi avvenuti durante la manifestazione di settembre».

In calendario - oltre ai nomi “tradizionali” della moda made in Italy come Giorgio Armani, Gucci, Prada, Max Mara, Fendi, Missoni, Moschino e Dolce&Gabbana (l’unica defezione illustre sembra essere Versace) e al gradito ritorno di Valentino - figurano new entry emblematiche come Brunello Cucinelli, brand internazionali come Onitsuka Tiger, designer emergenti e progetti sperimentali come Human Poetics by Polimoda e We are made in Italy (Black lives matter in italian fashion collective). L’incipit della manifestazione sarà un omaggio a Beppe Modenese, presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana nonché creatore della settimana della moda di Milano, scomparso lo scorso dicembre.

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La manifestazione si inserisce in un contesto difficile: secondo i Fashion economic trends, nei primi dieci mesi del 2020 il fatturato del settore moda - che nel secondo trimestre, complice il lockdown aveva registrato un tonfo del 45% - è calato del 23% rispetto all’anno precedente. Le stime di pre consuntivo sono ancora più negative: i ricavi di moda e settori collegati dovrebbero scendere del 27,5% a 65,4 miliardi (contro gli oltre 90 del 2019), con l’export in calo del 25 per cento. Nel 2021 ci sarà un rimbalzo, ma l’incertezza resta decisiva: lo scenario più favorevole è quello che prevede una crescita intorno al +15% ,quello sfavorevole limita l’incremento al 6 per cento.

Mentre la fashion week sfodera quindi le unghie per difendere la propria leadership internazionale in parte anche fisicamente, le fiere della moda unite sotto il vessillo di #strongertogether (Micam, Mipel, Lineapelle, TheOne e Homi) hanno definitivamente rinunciato all’edizione fisica (che, a causa delle restrizionii, era slittata da febbraio a marzo, dal 20 al 24) e puntano tutto sul digitale.

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