ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDal 21 al 27 novembre

Milano Music Week, torna la kermesse che indaga il futuro della musica

Digitale e misure di sostegno alla filiera del live tra i panel dell’evento in programma a Milano questa settimana

di Michele Casella

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3' di lettura

Effettivamente è avvenuto, il digitale ha superato i più arditi sbilanciamenti del postmodernismo consegnandoci una verità ormai acclarata: la viralità ha nettamente sorpassato le distanze di genere e stile, consegnando ai più giovani un’accessibilità quasi illimitata alla musica immateriale e di conseguenza consentendo a opere del passato di ritrovare centralità proprio attraverso le maglie dello streaming. L’edizione 2022 della «Milano Music Week», evento organizzato da comune di Milano, Assomusica, Fimi, Nuovo Imaie e Siae, parte proprio da questa dicotomia: il vecchio e il nuovo, la socialità della musica dal vivo e il potenziale planetario della diffusione online.

In partenza oggi, lunedì 21 novembre, il programma prosegue fino al 27 attraverso conferenze, incontri, dj-set e showcase, provando a coprire tutto la filiera musicale. Al centro del dibattito, le possibili connessioni e interazioni fra live e spazi virtuali, soprattutto a conclusione di un anno che ha visto finalmente un copioso ritorno del pubblico ai concerti dal vivo. «La musica italiana ha già sperimentato le opportunità del digitale», ci spiega Enzo Mazza, ceo di Fimi, «in particolare con la crescita dei consumi grazie allo streaming, perfino durante la pandemia. Ora, con la ripresa dei live, ci troviamo di fronte a un’offerta sempre più ampia». Il digitale, dunque, rappresenta il presente e il futuro dell’industria creativa, ma la complessità della relazione economica con la fisicità della performance dal vivo resta un territorio dal grandissimo potenziale inespresso.

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«La nuova frontiera delle digitalizzazione può essere di grande aiuto per la nascita di tutte le nuove forme espressive», conferma Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l’associazione dei promoter, «perché la loro crescita avviene automaticamente attraverso le piattaforme e i social media, con metodologie che rompono completamente col passato. Non dimentichiamoci però che la musica dal vivo porta a 10 milioni di biglietti strappati all’anno a cui, se si aggiungono le manifestazioni gratuite e di altro tipo grazie, si arriva a un impatto di circa 2 miliardi di euro e un indotto di 7/8 miliardi».Se infatti altre forme di spettacolo, come il cinema in sala e il teatro, soffrono parecchio in questo primo periodo post-pandemico, un’importante rivalutazione per i territori è arrivata proprio dalla musica dal vivo, che è tornata ad essere esperienza di relazione con grande attesa per i riscontri che potrà dare nell’immediato futuro.

«La ripresa, dopo due anni difficili, ha dimostrato un forte attaccamento degli italiani alla musica e ai concerti», prosegue Mazza. «L’ultima ricerca che abbiamo pubblicato come Fimi conferma una crescita del tempo dedicato all’ascolto di musica in tutte le sue forme: fisica, digitale, dal vivo. Il futuro mostra grandi opportunità anche grazie a un forte ricambio generazionale in corso». Per un mercato del supporto fonografico che si regge sul fatturato del vinile (fra esasperati aumenti dei prezzi e grande successo per le ristampe storiche), resta importante la produzione dei nuovi artisti, che soprattutto in Italia hanno bisogno di una spinta per essere competitivi sul mercato. «Bisogna mettere mano all’intero sistema», afferma Spera, «cercando di privilegiare lo sviluppo della creatività e non la ripetizione, perpetrata per anni, di generi e prodotti appartenenti al passato, non al futuro. Il settore dello spettacolo dal vivo attende una regolamentazione da oltre 40 anni, dunque ora ci aspettiamo una legge e i relativi decreti attuativi. Chiaramente la materia è abbastanza complessa e riguarda settori che spesso non dialogano fra di loro, che si rifanno a generi musicali molto diversi l'uno dall’altro. Fra di essi, purtroppo, ci sono settori da sempre privilegiati a discapito di altri. Il tema fondamentale è quello di avere delle norme per lavorare in tutto il paese in modo uniforme, invece che con diverse interpretazioni legislative».

Milano Music Week vedrà anche la presenza di artisti noti a livello internazionale, di eventi speciali dedicati a grandi nomi storici, di approfondimenti per introdurre i non addetti ai lavori ad attività come quella del booking agent, del titolare di etichetta o dell’organizzatore di festival. Ma l’attenzione virerà evidentemente anche verso il dibattito sulle misure di sostegno economico al settore, come l’art bonus per tutti, la riduzione dell’Iva al 5% e la modalità di accesso ai fondi ministeriali. Il tutto attorno a un mondo produttivo in cui la «stagionalità» della professione resta il modello ordinario di organizzazione. «Esiste un problema fondamentale», ribadisce Spera di Assomusica: «i lavoratori dello spettacolo dal vivo sono nella maggioranza intermittenti, privi di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questo lo si conquista laddove è lo Stato che assume i lavoratori e paga gli stipendi, attraverso istituzioni private, pubbliche e para-pubbliche. Si deve ora capire se si ha voglia di lavorare sul futuro dello spettacolo e della musica, avendo una visione che porti a all’incrocio e non alla separazione dei generi».

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