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Milano, il nuovo risiko del potere. Le mosse di Sala, i piani della Lega

di Sara Monaci


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3' di lettura

La Milano che cresce è nelle mire dei nuovi poteri politici. È già iniziato l’“assedio” alle grandi società che producono importanti fatturati e che da sempre rappresentano un crocevia di relazioni, da Arexpo a Fondazione Fiera. Da una parte c’è quindi la giunta guidata da Giuseppe Sala, sostenuta dal Partito democratico, da cui potrebbe emergere una nuova idea di centrosinistra per le future elezioni politiche su suggerimento dello stesso sindaco che spesso parla del superamento del Pd a favore di un nuovo soggetto liberale e ecologista. Dall’altra c’è il nuovo centrodestra, composto fondamentalmente dalla Lega e affiancato da Fratelli d’Italia, che vuole mettere i suoi uomini nei posti chiave della Capitale del Nord.

Da Arexpo a Milanosesto

Guardiamo le ultime nomine. La società dei terreni dell’Expo 2015, Arexpo, ha appena nominato il nuovo amministratore delegato, Igor De Biasio, contemporaneamente nel cda della Rai. Il manager quarantenne è vicino al leader della Lega Matteo Salvini e continuerà per ora a svolgere il doppio incarico. Tecnicamente è stato indicato dal governatore leghista della Lombardia, Attilio Fontana, mentre il presidente della società, Giovanni Azzone, scelto da Palazzo Marino, è stato riconfermato.

Il manager appena uscito da Arexpo, Giuseppe Bonomi, considerato già dagli anni Novanta vicino alla Lega (ma apprezzato a onor del vero in modo bipartisan, rimanendo in sella anche con le giunte Pisapia e Sala) è appena approdato a Milanosesto, la società che sta riqualificando l’area ex Falck di Sesto San Giovanni, dove sorgerà la città della Salute, in cui stanno investendo grandi fondi, da Prelios a Hines.

Da notare che all’interno del cda di Arexpo anche gli altri azionisti (Fondazione Fiera Milano e Mef, che affiancano Comune di Milano e Regione Lombardia) hanno cambiato i loro consiglieri. Spicca il nome di Ilaria Battistini, in quota Mef, qualche anno fa avvocata che sosteneva l’incompatibilità del sindaco Sala con il suo precedente ruolo di amministratore delegato di Expo, e tra i firmatari di un ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro di lui (respinti entrambi).

Il caso Fondazione Fiera

Tornando a Fondazione Fiera Milano, è da poco terminato il mandato dell’ex presidente Giovanni Gorno Tempini, ed è così arrivato Enrico Pazzali, vicino al centrodestra. Più che arrivato, Pazzali è tornato, visto che fino al 2015 era stato già amministratore delegato della controllata Fiera Milano spa, tra le società più importanti di Milano.

La questione è delicata: Gorno Tempini era stato nominato tecnicamente dall’allora governatore lombardo Roberto Maroni, come indica lo statuto, ma aveva avuto il pieno sostegno del sindaco Sala. Una scelta bipartisan, si potrebbe dire. Pazzali ha avuto il nulla osta di Palazzo Marino, ma sarebbe stato in qualche modo imposto dal governatore leghista Fontana.

Sala non è andato allo scontro, tenendosi probabilmente le mani libere per la scelta del nuovo direttore generale, anche se non si esclude che questa figura potrebbe essere “riassorbita” in quella dello stesso presidente, dando così più potere allo stesso Pazzali.

La Fondazione Fiera Milano dovrà stringere in questi mesi l’accordo per mettere a disposizione della Rai due suoi padiglioni, dato che l’emittente nazionale è intenzionata a riqualificare e ottimizzare la sede lombarda. I nuovi “incroci” politici potrebbero facilitare la situazione: il consigliere Rai De Biasio è adesso anche ad di Arexpo, al cui interno si trova anche la Fondazione Fiera con il suo 16,8 per cento.

Verso le Olimpiadi

È la prossima partita di Milano. Il sindaco Sala ha già detto di non volere uomini “targati” per le Olimpiadi invernali del 2026 appena vinte. Auspica insomma che l’evento che caratterizzerà ancora una volta la città, dopo il successo di Expo, non venga preso di mira dai nuovi poteri politici. Al momento i nomi ritenuti più probabili per le figure di commissari sono quelli di Claudio Gemme, manager esperto vicino a Confindustria e presidente di Anas, in condivisione con Luigi Valerio Sant’Andrea. Gemme è arrivato in Anas con il nuovo governo giallo-verde. Le sue relazioni sono più forti con la Lega rispetto a quelle con il M5s. Sullo sfondo c’è anche il caso della società aeroportuale Sea, dove gli equilibri tra azionisti sono modificati, anche se non in chiave politica. Da mesi c’è un clima di pace raggiunta tra l’azionista di maggioranza, Palazzo Marino, e il fondo F2i, secondo azionista. L’ad Armando Brunini, un tempo vicepresidente su scelta del fondo, ora svolge il nuovo ruolo di ad per conto del Comune. Il socio F2i si è rafforzato.

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