verso la riapertura

Milano prepara la Fase 2: parchi aperti con il «buonsenso», mezzi pubblici limitati, più smart working e aree pedonali

Le prime settimane di maggio sono una transizione verso la riapertura vera e propria: non ci sarà l’Area C ma si utilizzerà di più la bicicletta

di Sara Monaci

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Le prime settimane di maggio sono una transizione verso la riapertura vera e propria: non ci sarà l’Area C ma si utilizzerà di più la bicicletta


3' di lettura

Milano si prepara alla Fase 2, di fatto solo una transizione verso la riapertura vera e propria di giugno. Una task force a Palazzo Marino ha messo a punto il programma. L’annuncio del sindaco Giuseppe Sala è atteso a breve.

La prima metà di maggio servirà dunque a capire come organizzare la vita cittadina dal 18 maggio e poi da giugno in avanti, e come si riuscirà a convivere con il coronavirus. Alcune idee potrebbero addirittura far pensare ad una nuova città, con qualche eredità positiva, nonostante tutto.

Più lavoro e più spostamenti

Dal 4 maggio la possibilità di fare visita ai familiari e il ritorno alle sedi di lavoro per molti cittadini provocherà un maggiore movimento in città. E questo potrebbe impattare anche sui mezzi pubblici.

Nella Fase 1 ci sono stati 100mila utenti al giorno, mentre normalmente se ne contano 2 milioni. Probabilmente nella prima fase di maggio ci sarà un aumento, ma l’attesa è di non superare comunque il 30% di quanto avviene solitamente, anche nelle ore di punta.

Non sarà possibile intensificare i mezzi, già molto numerosi nelle fasce orarie più importanti, ma se la percentuale del 30% ipotizzata non verrà superata la società Atm ritiene di poter gestire i flussi. Questo perché viene comunque caldamente consigliato lo smart working - che a Milano rappresenta una grossa fetta considerando che non ci sono fabbriche ma soprattutto uffici - e l’uso delle auto private.

A questo proposito, rimarranno ancora sospese le aree B e C. Non si pagherà per andare in centro, anche se Palazzo Marino monitorerà affinché lo smog non salga troppo (pensando eventualmente a degli interventi).

Altra modalità di spostamento sarà la bicicletta e il monopattino. Si stanno “disegnando” in questi giorni le piste ciclabili, con spazi ricavati dalle stesse corsie delle auto: a breve ci saranno 22 chilometri in più, entro la fine del 2020 si arriverà a 35.

In questo mix di auto, biciclette e smart working, Milano spera di evitare l’affollamento nei mezzi pubblici. In ogni caso ci sarà un sistema che non permetterà di entrare oltre un numero stabilito, e all’interno delle metro ci saranno sempre disegnati gli spazi all’interno dei quali si dovrà rimanere, per rispettare le distanze con gli altri.

I parchi pubblici

L’idea è di riaprire tutti i parchi per permettere alle persone di passeggiare, con le dovute distanze. Non sarà possibile un controllo capillare di ogni area, visto che anche nella migliore delle ipotesi, mettendo insieme vigili urbani e polizia stradale, si arriva a 13mila agenti, per 1,5 milioni di residenti. E, per l’amministrazione comunale, non è nemmeno auspicabile trasformare la città in uno stato di polizia.

Pertanto sarà indispensabile affidarsi al buon senso di ognuno per il rispetto delle distanze interpersonali. Le forze dell’ordine saranno chiamate a intervenire là dove ci siano palesi violazioni, con assembramenti pericolosi.

Non è nemmeno ipotizzato un sistema di prenotazione per l’ingresso nei parchi, perché penalizzerebbe chi non dispone di mezzi informatici e provocherebbe un aggravio di oneri per gli agenti che dovrebbero anche controllare le prenotazioni. Una complicazione esagerata. Pertanto l’indicazione è di non aprire le aree gioco con i bambini ma permettere un libero accesso, con protezioni e dando rigide indicazioni.

Le regole ci saranno soprattutto per i runner, che spesso affollano i parchi (e si vorrebbe evitare che causassero irritazione e telefonate di “delatori” come nelle settimane scorse).

Intanto per i bambini si ipotizzano le summer school, ma non ci sono ancora risposte, si sta cercando di capire dove poterle ospitare.

Bar e ristoranti

La città che ha “ispirato” Milano è stata New York, che ha aggiunto 65 km quadrati di spazio pedonalizzato. Anche nel capoluogo lombardo l’idea, da giugno, è di permettere ai ristoratori e ai baristi di compensare le riduzioni di tavoli nelle sale chiuse con posti all’aperto. Alcune vie verranno dunque maggiormente pedonalizzate. A favorire gli operatori ci sarà anche la sospensione della Cosap, la tassa sull’occupazione di suolo pubblico.

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