ciclismo

Milano-Sanremo: vince il belga Van Aert, ma è stata una occasione mancata per Genova e la Liguria

Cinque giorni dopo l'apertura del nuovo ponte di Genova, il passaggio della corsa in mondovisione sarebbe stata un'ottima vetrina per il rilancio turistico

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

Cinque giorni dopo l'apertura del nuovo ponte di Genova, il passaggio della corsa in mondovisione sarebbe stata un'ottima vetrina per il rilancio turistico


3' di lettura

Per la cronaca sportiva, ha tagliato per primo il traguardo il belga Wout Van Aert, battendo allo sprint il francese Julian Alaphilippe, che si era imposto l'anno scorso. Ma se qualcuno un anno fa ci avesse detto che questa 111esima Milano-Sanremo, la “classica di primavera”, si sarebbe svolta l'otto agosto senza passare dal Turchino e dai tre Capi ma transitando per Alessandria e Asti incuneandosi verso il mare dal Colle di Nava (cioè tagliando via 127 chilometri di Ponente Ligure), tutti avremmo fatto una gran risata. Oppure avremmo chiamato un buon medico per portare questo picchiatello in un luogo ameno e tranquillo dove farlo riposare per schiarirsi le idee.

Eppure, a conferma che la realtà supera sempre la fantasia, questa volta quel picchiatello ha ragione. “Colpa” prima del Covid e poi di 13 sindaci del Savonese che non hanno permesso in pieno agosto il transito alla corsa nei loro comuni. Ragioni di opportunità e ordine pubblico in una regione già tormentata dai noti problemi di traffico per i tanti lavori stradali mai conclusi. Con il timore che una goccia semovente come la Sanremo faccia traboccare il vaso della circolazione in piena stagione turistica.

Calendario stravolto

Del resto questo 2020 post lockdown di sorprese nello sport ne ha date tante. E non solo in Italia. Finalmente terminato questo surreale finale di campionato, adesso tocca al ciclismo che dovrà concentrare tutto il suo calendario in tre mesi. E così dopo il debutto con le Strade Bianche, la corsa tra gli sterrati Senesi (anche questa vinta dal belga Van Aert) e la Milano-Torino (in volata il francese De Mare), adesso è il turno della Sanremo, la classicissima per definizione.

Resta poco della classica di primavera

Ma che di classico, a questo punto, è rimasto ben poco. Sia per la data (siamo nel clou della stagione balneare), sia per il percorso che è stato soprattutto una lunga cavalcata attraverso il Piemonte, in zone peraltro suggestive come le Langhe e il Monferrato, ma che nulla hanno a che vedere con questa corsa nata nel 1907 e che ha profonde radici nella storia del costume e del sport. La Sanremo è la corsa della primavera, del lungo inverno ormai superato; la corsa che dalle fredde nebbie della pianura scende verso il primo sole della Riviera. Pensate alla Sanremo vinta da Fausto Coppi nel 1946, nemmeno un anno dopo la fine della seconda guerra mondiale con le macerie ancora da sgombrare. Eppure quello fu un importante segnale di ripresa, una conferma che la guerra era davvero finita e che la vita poteva tornare a riprendere il suo corso, divertirsi, far festa e mettersi ai lati della strada per applaudire il proprio campione.

Ordinanze contro gli assembramenti

Ma già qui casca l'asino. Sempre per l'emergenza covid, una cosa che tecnicamente non si si è potuto fare è proprio quella di assieparsi ai lati della strada per vedere passare la carovana. Il sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri ha infatti firmato un'ordinanza con la quale si vietano gli assembramenti sul territorio comunale in occasione della gara. E quindi, per il rispetto della famosa distanza di sicurezza, è stato assolutamente vietato andarsi a mettere nei punti strategici come la salita del Poggio e della Cipressa. Non parliamo del traguardo in via Roma. Chi ha fatto il furbo, rischia una multa di 400 euro. Un po' troppo, diciamolo, per vedere sfrecciare i corridori per una manciata di secondi. Anche per la salute: meglio vederla in tv.

Una vetrina mancata per Genova

Ma le polemiche non si smorzano. Nel dibattito, pro o contro questa Sanremo, molti dicono che cinque giorni dopo l'apertura del nuovo ponte di Genova, il passaggio della corsa in mondovisione sarebbe stata un'ottima vetrina per il rilancio turistico della Liguria. Altri, con quel pessimismo tipicamente ligure, ribattono che far passare la corsa sull'Aurelia, sarebbe stata l'ultima follia di un anno già abbastanza folle. E che sarebbe stato molto più intelligente organizzarla a ottobre, quando il turismo è meno invasivo e nevrotico. Chi ha ragione? Ognuno ha le sue. Un po' più di coraggio, però non guasta. Se la si fa, una corsa speciale come questa Sanremo, allora tanto vale sostenerla fino in fondo. Non nasconderla, come in questo strano compromesso che non accontenta nessuno.

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