QUALITà dell’ARIa

Milano, sorpresa smog: nel 2018 micropolveri per la prima volta entro i limiti (ma occhio ai camini)

di Gabriele Meoni


5' di lettura

Ha appena finito di brindare al primo posto nella classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita e ora Milano si appresta, sia pure in ritardo, a tagliare un altro traguardo simbolico: quello sui limiti di polveri ultrasottili nell’aria.

Complici un ottobre caldo e un novembre piovoso, per la prima volta da quando vengono misurati i Pm 2,5 - le temibili polveri ultra-sottili che penetrano fino a bronchi e alveoli polmonari e aumentano il rischio di patologie respiratorie - il Comune di Milano ha rispettato il limite di legge che impone un tetto annuo medio di 25 microgrammi per metro cubo dal 1° gennaio 2015. Lo ha fatto con 4 anni di ritardo, meglio tardi che mai.

Le buone notizie...
Secondo le ultime rilevazioni di Arpa Lombardia (l’Agenzia regionale per l’ambiente) aggiornate al 20 dicembre, il livello di particolato 2,5 si è fermato infatti a 22 microgrammi per metro cubo. Dall’agenzia avvertono che si potrà esserne certi solo a fine anno, ma ci vorrebbe una settimana di polveri alla «cinese» per vanificare il traguardo. Bene anche sul fronte dei Pm 10 (le polveri un po’ meno micro), in discesa da 41 a 35 microgrammi, dunque al di sotto - sia pure di poco - del limite di legge di 40.

All’Arpa leggono con soddisfazione questi dati ma preferiscono guardare alle tendenze di medio-lungo periodo. «I progressi sulle polveri sottili - osserva Guido Lanzani, responsabile della qualità dell’aria di Arpa Lombardia - sono evidenti se confrontati con i livelli 10 o 15 anni fa. Ci avviamo a chiudere un 2018 positivo per la città, anche grazie a fattori meteorologici favorevoli, ma abbiamo ancora molta strada da fare per avvicinarci agli obiettivi».

... e quelle meno buone
L’ultimo miglio in effetti è tutto in salita, perché la soglia considerata sicura per la salute dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è di 10 microgrammi e l’Unione Europea intende alzare ancora l’asticella dal 2020. Se Milano ha impiegato una ventina d’anni per scendere ai livelli attuali, ne potrebbero servire altrettanti per arrivare all’obiettivo dell’Oms.

Senza contare che è ancora lontana dal rispetto dell’altro limite di legge sulle polveri sottili, quello che impone di non superare più di 35 volte all’anno il limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo d'aria di Pm 10: nel 2018 lo ha già superato 64 volte, meglio dello scorso anno (89 sforamenti) e molto meglio di vent’anni fa, quando lo sfondava un giorno sì e uno no. Il traguardo dei 35 giorni annui oltre i limiti resta comunque un miraggio.

POLVERI SOTTILI, I PROGRESSI DI MILANO
POLVERI SOTTILI, I PROGRESSI DI MILANO
POLVERI SOTTILI, I PROGRESSI DI MILANO

Polveri sottili, colpa del traffico... e delle pizzerie
Che cosa provoca le polveri sottili? Le fonti primarie, cioè dirette, a Milano città sono soprattutto il traffico (44%) e il riscaldamento a legna (24%, cioè stufe a pellet, stufe a legna, camini ma anche pizzerie con forni a legna). Il traffico a sua volta si divide in due grandi fonti di emissione: i tubi di scappamento delle vecchie auto diesel e l’usura di freni, pneumatici, asfalto. Il ruolo del riscaldamento a legna, da tempo denunciato dalle autorità, è sottostimato dal grande pubblico. In Lombardia quasi la metà delle fonti primarie di Pm 10 viene proprio da stufe e camini a legna. Rispetto a un impianto a gasolio, una stufa a pellet emette 6 volte più polveri sottili, una tradizionale stufa a legno da 20 a 60 volte, un camino aperto fino a 200 volte. Dati da non sottovalutare se si pensa che il 7% dei lombardi usa legna o pellet per riscaldare la propria casa. Il fenomeno riguarda soprattutto i Comuni medi e piccoli, dove sono più frequenti le case monofamiliari, ma ha un suo peso anche a Milano.

Ossidi di azoto, tutta o quasi colpa dei diesel
C’è poi una parte di polveri sottili, quasi la metà, emesse da fonti secondarie, cioè frutto di reazioni chimiche di altri inquinanti, come l’ammoniaca
(prodotta da agricoltura e allevamento) e il biossido di azoto (NO2). Quest’ultimo, molto nocivo per le vie respiratorie, è difficile da sradicare.Sul banco degli imputati sono ancora una volta le auto diesel, responsabili per il 66% delle emissioni, mentre quelle a benzina contribuiscono solo per il 4 per cento. «La riduzione delle emissioni delle nuove classi euro 5 dei veicoli diesel è risultata inferiore alle attese - osserva l’Arpa - con emissioni reali superiori a quelle previste dalle prove di omologazione». Con gli ultimi modelli di Euro 6 la situazione sembra in deciso miglioramento. Resta il fatto che Milano continua a superare il limite annuo di 40 microgrammi per metro cubo di NO2.

BIOSSIDO DI AZOTO IN CALO MA OLTRE I LIMITI
BIOSSIDO DI AZOTO IN CALO MA OLTRE I LIMITI
BIOSSIDO DI AZOTO IN CALO MA OLTRE I LIMITI

Ozono, il cambiamento climatico si fa sentire
Un altro inquinante che non accenna a diminuire è l’ozono (O3), un gas che si forma in atmosfera in condizioni di elevata insolazione in seguito a reazioni tra l'ossigeno e il biossido di azoto. Se si è vista un riduzione dei picchi massimi , la media annua è stabile da una ventina d’anni in tutta Italia. Le ondate di calore sempre più frequenti in estate sono un fattore che favorisce la formazione di ozono. Difficile aspettarsi grossi progressi nell’era del «climate change» e del riscaldamento climatico.

Inquinanti scomparsi o quasi
Se alcuni gas sono ostinati, altri sono stati definitivamente sconfitti. Chi si ricorda più del biossido di zolfo, conosciuto anche come anidride solforosa, prodotto dalla combustione di carbone e derivati del petrolio? Negli anni 50 aveva raggiunto in città soglie di allarme di 500 microgrammi, ora è tra 5 e 10. O ancora del monossido di carbonio, del benzene, del nichel, del piombo? Tutti quasi scomparsi da anni o decenni, a Milano e non solo, per il bene delle nostre vie respiratorie.

Milano (e non solo): le prossime sfide
Come ha ricordato l’Ispra nel suo XIV Rapporto sulla qualità dell’Ambiente urbano appena pubblicato, relativo a tutta l’Italia, c’è «una tendenza statisticamente significativa alla riduzione delle concentrazioni di PM10, PM2,5 e NO2 nelle aree urbane, ma la riduzione è «lenta». Come accelerare il processo? «Tutto quello che contribuisce a ridurre i chilometri percorsi in auto da ogni cittadino - conclude Lanzani - è utile. Si pensi al successo di una iniziativa come Bike-Mi (il servizio di noleggio di biciclette), che ha avuto un effetto di emulazione nelle altre città. Bisogna proseguire nel processo di sostituzione dei vecchi diesel con i nuovi. Ed è fondamentale, a livello regionale, continuare nel rinnovo delle stufe a legna».

La qualità dell’aria è un tema molto serio, che impatta ancora sulla nostre vite nonostante gli indubbi progressi. In Italia - secondo le stime dell’Agenzie europea per l’Ambiente - circa 60mila morti premature all’anno (dati 2015) possono essere attribuibili all'esposizione a lungo termine al PM2,5, 20.500 al biossido di azoto e 3.200 all'ozono.

La Pianura Padana, complice una situazione orografica e climatica sfavorevole, resta la regione più inquinata d’Europa insieme al Sud della Polonia. Secondo un recente studio dell’Università di Chicago, chi vive nel Nord Italia per colpa dello smog ha un’aspettativa di vita ridotta almeno di un anno, un «deficit» più che compensato da altri fattori come reddito, salute e stile di vita. Il cammino intrapreso per migliorare la qualità dell’aria è quello giusto, si tratta però di accelerare il passo per compiere l’ultimo miglio.

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