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Milano svetta tra le città più tecnologiche: ecco quanto si guadagna a lavorare nell’It

Le aziende italiane prevedono una crescita delle assunzioni del 14% per l’ultimo trimestre 2023, secondo il rapporto Tech cities di Experis Manpowergroup. Nel settore stipendi più alti e maggiore possibilità di contrattare le condizioni

di Cristina Casadei

(Duncan Andison - stock.adobe.com)

3' di lettura

Nel 2025 ci saranno 97 milioni di nuovi posti di lavoro connessi all’intelligenza artificiale, all’economia verde e alla sanità. La previsione è contenuta nello studio Tech Cities, promosso da Experis, brand di ManpowerGroup, che analizza quali sono i profili professionali dell’innovazione più richiesti. Quello tecnologico si conferma come uno degli ambiti di maggiore sviluppo per il futuro, dove però si richiedono competenze molto elevate e specifiche.

In Italia, per l’ultimo trimestre di quest’anno le aziende dell’It prevedono una crescita delle assunzioni del 14%. «Continua il trend positivo, accelerato dall’emergenza pandemica, per un ambito che non ha mai conosciuto la crisi ed anzi è alla continua ricerca di talenti. Automation, IoT, AI, Cyber Security e Data continuano a giocare un ruolo importante nel nuovo mondo del lavoro, ma il talento tecnologico è ormai una necessità trasversale a tutti i settori del mercato - dice Josè Manuel Mas, direttore Experis Italia -. In tutto questo il talent shortage continua a crescere: in Italia il 72% dei datori di lavoro non riesce a trovare le competenze di cui ha bisogno. È un fenomeno che spinge le aziende ad aumentare stipendi e benefit per attirare e trattenere i talenti, ma anche a fidelizzare le risorse interne, investendo su attività di reskilling e upskilling, non più un optional ormai, ma tappe obbligate per poter restare competitivi».

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Il primato di Milano

Più del 60% delle offerte di lavoro si concentrano a Milano, Padova, Torino, Roma, Bari, Napoli, Bologna, Udine, Verona e Catania. Con il 24% degli annunci Milano è la provincia italiana con la più alta richiesta di profili IT dell'innovazione considerati. Seguono molto distanziate Roma, con il 16%, Torino con il 5% e Napoli con il 4%. In testa alla classifica dei professionisti c’è il Sap manager, seguito dal chief technology officer (Cto) e dall’e-commerce manager.

Il divario salariale tra Nord e Sud

I professionisti dell’innovazione hanno stipendi al di sopra della media nazionale e sono molto ricercati dalle aziende al punto da poter contrattare le condizioni d’assunzione. Tra queste c’è innanzitutto il ricorso allo smart working: quasi tutti i candidati, infatti, rinunciano al posto se non prevede nessuna forma di lavoro da remoto. Anche per le professioni dell’It tra nord e sud c’è una differenza salariale importante: se la RAL media dei professionisti IT, Digital e Technology a Milano, considerando una middle seniority, è pari a 59mila euro, a Catania scende a 42.100. Dopo il primo posto di Milano seguono parimerito le città di Bologna e di Padova, che si fermano a poco più di 51mila euro. A seguire, con pochissimo scarto, troviamo Roma e Verona con 50mila euro. Subito dopo Udine e Torino con 48.500 euro. A chiudere Bari (45.700 euro), Napoli (44.000 euro) e appunto Catania (42.100 euro). Ma il divario nord-sud potrebbe annullarsi sempre più grazie alla possibilità di lavorare da remoto.

Il lavoro da remoto

Secondo lo studio di Experis, i professionisti di IT, Digital e Technology danno una grande importanza alla flessibilità e alla possibilità di lavorare da remoto, anche al 100%. In fase di primo contatto, il lavoro da remoto è la prima richiesta di quasi la totalità dei candidati, che rifiuta la possibilità di operare in presenza 5 giorni su 5, a prescindere dal brand e dalla forza economica e di mercato dell’azienda. Inoltre, questa flessibilità è richiesta non solo rispetto al luogo da cui si lavora, ma anche riguardo agli orari e i giorni lavorativi.Le aziende che si dimostrano flessibili sul quando, dove e come viene svolto il lavoro, dichiarano che il 55% dei profili è «ad alte prestazioni» rispetto al 36% delle organizzazioni che hanno una settimana lavorativa standard da 40 ore.

Professionisti ibridi

Tutte le professioni dell’It, sul mercato, vengono oggi considerate ibride perché accanto ad elevate conoscenze tecnologiche e digitali, richiedono una serie di competenze soft legate alla gestione dei team, al management e alle relazioni. Lo studio mostra, inoltre, come il settore IT, Digital e Technology sarà guidato da ruoli nuovi che mescolano capacità manageriali e informatiche. Per colmare il gap di competenze, una tendenza che si registra da parte delle aziende è quella di inserire in organico anche profili junior, con poca esperienza, prevedendo dei corsi di formazione verticalizzati e intensivi, per accelerare lo sviluppo delle skills tecniche e l'ingresso nei team operativi.

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