La campagna elettorale

Milano alle urne, il centrodestra fa la conta dei voti di coalizione

Per il centrosinistra il sindaco Sala raccoglie il consenso dei moderati: i partiti sono in secondo piano. Bernardo, sponsorizzato da Salvini e Meloni, testerà la tenuta della aggregazione

di Sara Monaci

Riqualificazione. Oltre ai grandi investimenti, è stato avviato a Milano un lungo percorso di riqualificazione delle periferie, rallentato a causa della pandemia

4' di lettura

Le campagne elettorali di centrodestra e centrosinistra per le amministrative di Milano non solo non hanno terreno comune, ma hanno proprio finalità diverse. Il centrosinistra ricandida il sindaco uscente Giuseppe Sala, che attira da solo l’elettorato moderato, e rispetto al quale i partiti stanno in secondo piano. Il centrodestra candida il pediatra del Fatebenefratelli di Milano, Luca Bernardo, ma sembra che utilizzi questa tornata elettorale soprattutto per realizzare una conta interna alla coalizione. E infatti i manifesti elettorali vedono la presenza ingombrante dei leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che non si presentano alle elezioni.

Ci sono poi altri 11 candidati, tra cui Layla Pavone, candidata del Movimento 5 Stelle, che corre da sola (e che durante un possibile ballottaggio dovrebbe dare il sostegno a Sala).

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Tutti i temi della campagna

Per quanto riguarda i temi, il centrosinistra sceglie la vivibilità e la sostenibilità; il centrodestra prevalentemente la sicurezza e la riduzione di regole e burocrazia.

Lo slogan principale di Sala è la città “in 15 minuti”, il che vuol dire il passaggio dalla visione basata su centro e periferie ad una basata su tanti quartieri autosufficienti, in cui avere tutto a portata di mano e muoversi con facilità usando sia mezzi pubblici e che biciclette. Una sfida anche dettata dal Covid, che ha cambiato il modo di lavorare con uno smart working diffuso e che ha inibito le persone a fare lunghe tratte per andare da una parte all’altra della città. Inoltre questa idea si basa anche sull’aspirazione di ridurre l’inquinamento e umentare la sostenibilità energetica. Ci dovrà inoltre essere più verde, proseguendo il trend già in atto da anni; un riequilibro delle disuguaglianze sociali attraverso il mondo delle associazioni e una medicina territoriale più efficiente.

Quest’ultimo tema, che finora non è mai stato argomento delle amministrative essendo di competenza regionale, è entrato nel programma di Sala con tanto di lista civica ad hoc (Milano in Salute). La prospettiva, ancora teorica, è che il Comune possa dire la sua sulla nuova rete di medici di base e sul posizionamento di case della salute e ospedali di prossimità.

Sull’altro fronte, Bernardo insiste su temi molto diversi. Prima di tutto la sicurezza, mostrando il disagio e la trascuratezza dei quartieri durante i suoi giri elettorali. Chiede dunque più telecamere nei taxi, un piano di sanificazione su tutti i mezzi pubblici, 600 agenti di polizia municipale in più, ritorno alla centralità del vigile di quartiere, più presidi di polizia e il conferimento dei poteri di polizia amministrativa agli autisti dell’Atm, la partecipata comunale dei trasporti pubblici.

Oltre a questo filone principale, c’è la sburocratizzazione, con la proposta della figura del manager di quartiere, una sorta di facilitatore che faccia da filtro tra commercianti e Comune per permessi e autorizzazioni. Propone poi più libertà di movimento, con l’abolizione dell’area B e la revisione dell’Area C, cioè un ritorno sostanziale a quello che 15 anni fa si chiamava Ecopass. In più, la proposta di tenere la metropolitana funzionante fino alle 3 di notte durante il weekend.

Per il Movimento 5 Stelle occorre potenziare il piano quartieri per colmare il divario tra centro e periferie, e su questo punto può essere d’aiuto il Pnrr; maggiore digitalizzazione della Pubblica amministrazione; più verde, lasciando più liberi e meno edificati gli ex scali ferroviari oggi oggetto di riqualificazione; case popolari più funzionanti e una microviabilità più ragionata.

La Milano post pandemia

Le attese degli operatori economici e del mondo della politica parlano di una conferma degli investimenti stranieri, per decine di miliardi nei prossimi anni. I fondi internazionali confermano quindi le operazioni immobiliari anche dopo l’emergenza sanitaria (dati ufficiosi parlano di 30 miliardi in 10 anni).

Negli anni passati sono arrivati investitori degli Emirati Arabi, del Qatar, della Cina. Si parlava anche dell’arrivo di fondi pensionistici giapponesi interessati alle evoluzioni immobiliari. Lo scenario non sembra modificato. Peraltro dalla scorsa primavera sono ripartite le fiere in presenza, e proseguiranno anche in autunno. Questo fa sperare che il trend economico avviato da Milano dopo l’Expo 2015 non si fermi e che il suo ruolo internazionale possa riaffermarsi (anche grazie al turismo, che prima del Covid l’aveva posizionata in cima alla classifica delle città più visitate d’Italia).

Oltre ai grandi investimenti, è stato avviato a Milano un lungo percorso di riqualificazione delle periferie, rallentato a causa della pandemia. Mediamente sono stati pianificati interventi per 250 milioni all’anno, di cui circa il 70-80% è stato realizzato. Collegato al piano quartieri c’è l’emergenza abitativa: Milano possiede 30mila case popolari, ma c’è ancora una lista d’attesa di 14mila persone. Infine, le famiglie che nel 2020 hanno ricevuto sostegni economici sono state 1.500 in più rispetto alle solite 6.300. Milano, con uno smart working che dovrebbe rimanere almeno al 40% , potrebbe cambiare radicalmente volto nei prossimi anni: non ci saranno solo grandi quartieri che riuniscono molti lavoratori, ma le aree più periferiche potrebbero rianimarsi anche durante il giorno. Quindi la mobilità dovrà essere rivista, così come la distribuzione di servizi e commercio.

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