Rigenerazione urbana

Milano, via ai lavori di Citywave, la «torre orizzontale» di Citylife

Partono i cantieri per il nuovo edificio, ultimo tassello che completa la riqualificazione di quella che è stata l’area della fiera campionaria, con un’operazione da 170 milioni di euro di importo lavori, per arrivare alla consegna dell’opera entro il 2025

di Paola Pierotti

Il nuovo Citywave a Milano

3' di lettura

Con Bjarke Ingels Group, insieme a Generali, Citylife si rilancia come smart city: a Milano partono i lavori per la costruzione del nuovo edificio, ultimo tassello che completa la riqualificazione di quella che è stata l’area della fiera campionaria, con un’operazione da 170 milioni di euro di importo lavori, per arrivare alla consegna dell’opera entro il 2025, senz’altro prima delle Olimpiadi Milano-Cortina. L’8 settembre, in pieno SuperSalone e nel rush della campagna elettorale per le nuove elezioni amministrative, è stata posata la prima pietra di Citywave, quella che doveva essere la quarta torre e che lo studio danese BIG ha invece declinato con un format unico e inedito.

Il nuovo Citywawe a Milano

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Il cantiere

Parte il cantiere, dopo una ventina di mesi di approfondimento del progetto. nato da un concorso ad inviti, a cui avevano partecipato sei studi coinvolti da Generali Real Estate. Esclusa la destinazione ricettiva, quello che era nato come il “Portico” viene ora presentato con un nuovo storytelling e con la dicitura “CityWave”: sarà un building direzionale di nuova generazione che segnerà il completamento di CityLife, ai piedi delle tre torri. Bjark Ingels, fondatore dello studio, intervenuto alla presentazione (dopo aver fatto ieri visita al suo cantiere a San Pellegrino Terme) ha preso spunto dal riferimento alla fermata della metropolitana, denominata “Tre torri” per raccontare perché l’edificio non sarà una
verticale. «Pensavamo che avremmo perso in partenza nel confronto con le tre verticali»,ha detto Ingels, l'ultima delle quali è la nuova sede di Pwc inaugurata un anno fa. Da qui l’idea di un’architettura studiata pensando ai servizi e alla qualità della vita del quartiere e della città, e costruendo così un concept che tiene conto anche della “longevità” delle architetture contemporanee.

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Un monumento contemporaneo, leggero e sinuoso. Bjarke Ingels racconta l’idea progettuale elaborata con il suo team di Londra (guidato dal nuovo partner, un architetto italiano, Lorenzo Boddi) e punta l’accento sulla copertura catenaria che unisce due edifici con un’unica struttura a onda. «I pannelli solari alimentano gli ambienti di lavoro interni, mentre la parte inferiore in legno – spiega – crea una copertura per una nuova area pubblica». Il richiamo è alla Galleria Vittorio Emanuele II, e l’intento è quello di offrire ai cittadini «uno spazio urbano ombreggiato e riparato per vivere questa zona». Un edificio privato, ma «la vita tra gli edifici, con lo spazio pubblico, sarà il driver per rendere unico questa architettura».

Partnership pubblico-privato

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha sottolineato l’impegno dei privati nel disegno della Milano di oggi, evidenziando l’incremento dei servizi e il plus degli oneri di urbanizzazione «che ad esempio sono stati reinvestiti in questi anni in progetti collaterali come per due scuole, il parco Monte Stella, alcuni edifici di edilizia pubblica nel Municipio 8 o degli impianti sportivi» per citarne alcuni.
I numeri di Citylife li ha ricordati Gabriele Galateri di Genola, presidente di Assicurazione Generali: 360 kmq della vecchia fiera rigenerati, 18 ettari di parco, un centinaio di esercizi commerciali, 20 tipi di ristorazione e 10mila persone al lavoro nei nuovi edifici. Un progetto ambizioso, un percorso fatto di competizione e investimenti sull'innovazione, «in una città dove non ci sono contaminazioni di ruoli» ha precisato Aldo Mazzocco, amministratore delegato di Generali Real Estate e presidente di CityLife, in un momento in cui si respira “fiducia e impegno”, dopo un tempo così doloroso come quello della pandemia.
Citylife racconta il suo quarto edificio come un’icona europea. «Un format inedito – precisa Mazzocco – un nuovo step nell’evoluzione degli immobili per uffici, un contenitore di attività direzionali che integra obiettivi di impatto positivo sull’ambiente. Stiamo definendo un paradigma – ha commentato – che contiamo di replicare nelle altre 15 città in cui Generali è attiva. C’è bisogno di una nuova generazione di spazi uffici e avevamo l'occasione di sperimentare insieme ad uno studio come BIG».
Da vent’anni Milano ha ingranato un’altra marcia, «e questa legacy va difesa – ha aggiunto Mazzocco – oggi Milano è la città più frizzante d’Europa, con il Covid si è fermata un attimo ai box ma è ancora in testa ed è forte la capacità di attrarre investimenti, italiani e internazionali, con ricadute sui posti di lavoro e sull’economia reale».


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