classifica 2019

Milano vince ancora la qualità della vita: le ragioni del successo e le prospettive

Il capoluogo lombardo primeggia in molti ambiti: ricchezza e consumi, valore delle case, depurazione delle acque, trasporti e tecnologie. Le ragioni del (duplice) successo

di Sara Monaci


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La piscina Cozzi, nel cuore di Milano, a giugno ha ospitato l’installazione «Museum of the moon» di Luke Jerram

5' di lettura

Il fatto che anche quest’anno Milano, con la sua provincia, risulti il territorio in cui si vive meglio sorprende fino a un certo punto. Il capoluogo lombardo gode da anni dell’onda lunga dell’Expo 2015, che ha portato una nuova linea metropolitana e ha permesso di pianificarne un’altra; ha migliorato la percezione della città come meta turistica, facendo conoscere le sue ricchezze artistiche e le sue mostre; ha accelerato gli investimenti nel settore immobiliare, con la nascita di veri e propri quartieri che, pur caratterizzati da grattacieli, spiccano per l’equilibrio con gli edifici storici e le aree verdi.

Tutte le classifiche: dall’ultima edizione alla prima nel 1990;
FOCUS: La performance di Milano dal 1990 al 2019

La continuità amministrativa
Il sindaco Giuseppe Sala si è fatto portatore di una sorta di “movimento del Nord”, il cui motto è che Milano può aiutare anche le altre città italiane. Per qualche breve fase politica si è persino parlato di lui, dietro le quinte, come di un possibile premier di transizione, proprio a rimarcare la capacità amministrativa della giunta milanese.

Capacità amministrativa che però viene da lontano e che nessuno rinnega, a prescindere dal colore della maggioranza politica. La Milano dei nuovi quartieri, da CityLife a Porta Nuova, fu immaginata 20 anni da Gabriele Albertini (sostenuto dal centrodestra); l’Expo 2015 è stato vinto da Letizia Moratti (centrodestra) ed è stato poi realizzato da Giuliano Pisapia (centrosinistra).

E ora l’apertura verso l’internazionalizzazione è la cifra di Sala, che peraltro è stato proprio commissario dell’Expo e che, pur essendo sostenuto dal centrosinistra, è stato in precedenza direttore generale del Comune con la Moratti. La caratteristica di Milano è quella di mettere in luce le capacità del singolo amministratore, lasciando in disparte i partiti e le logiche politiche tradizionali. E gli stessi milanesi preferiscono sindaci che arrivano dal mondo del lavoro e non amano i politici di professione.

La continuità amministrativa a ben guardare ha dato i suoi frutti, visibili proprio nella classifica della qualità della vita. Milano è prima nel ranking del Sole 24 Ore per ricchezza e consumi e per gli affari e il lavoro. Ma non ci sono solo le opportunità di crescita economica. In alto nella classifica ci sono anche i servizi per la cittadinanza: la depurazione dell’acqua, l’offerta del trasporto pubblico, la tecnologizzazione (l’indicatore “smart city”); la densità dell’offerta culturale.

È pure sul podio per valore delle case, per importo delle pensioni, per livello culturale medio guardando gli anni di studio della popolazione, per qualità delle strutture alberghiere, per la spesa dedicata agli spettacoli, per la penetrazione della banda ultra larga.

Si tratta di questioni ben tangibili. Qualche esempio. Il livello di disoccupazione è mediamente la metà di quello italiano. L’acqua di Milano è tra le più pulite e meno costose d’Italia (affidata alla società controllata dal Comune, Metropolitana milanese). Ci sono quattro linee di metropolitana e nel giro di due anni ne arriverà una quinta.

La città è stata negli ultimi anni tra le più visitate d’Italia, consolidandosi come capitale turistica, contrariamente al mito che esisteva fino a dieci anni fa di città dedita esclusivamente al business. Il wi-fi è ampiamente diffuso.

Nota negativa: nonostante l’introduzione dell’area C, cioè la tariffa di 5 euro per l’utilizzo in centro delle auto (già con Pisapia sindaco), e adesso dell’area B, cioè del divieto di circolazione per i veicoli più inquinanti all’interno della circonvallazione esterna, Milano è ancora tra le peggiori città (94° posto) per qualità dell’aria. Non è un caso che la “questione ecologica” sia diventata tra le priorità della giunta e lo stesso primo cittadino abbia tenuto per sé le deleghe.

I fondi internazionali
Il successo di Milano non risiede solo nella gestione della cosa pubblica, ma anche e soprattutto nella capacità di attirare gli investimenti privati, che si traducono in posti di lavoro e opportunità professionali.

Da anni si riversano in città fondi molto liquidi, stranieri e extraeuropei, che la stanno di fatto ridisegnando. Il Comune indirizza, dà il suo nulla osta e di fatto lascia mano libera ai grandi gruppi immobiliari. Uno dei più conosciuti è Coima di Manfredi Catella, che ha dato vita a Porta Nuova con la sua piazza Gae Aulenti, diventata in poco tempo attrazione turistica.

Il gruppo sta ridisegnando la città, a partire da un impegnativo progetto sugli ex scali ferroviari, parte di una periferia che aspetta la riqualificazione. Attraverso Coima investono fondi del Qatar e degli Emirati Arabi. In altre aree cittadine ci sono fondi cinesi e americani. Secondo gli scenari tracciati dagli immobiliaristi, sono interessati a Milano anche i giapponesi.

L’attesa dei Giochi del 2026
A tirare la volata alla città c’è ora un nuovo evento, vinto in concorrenza con altre capitali: le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina del 2026. L’assegnazione del Cio ha quasi fatto dimenticare la “perdita” dell’Ema. Era il 2017 quando il consiglio europeo affidò con un sorteggio l’Autorità del farmaco ad Amsterdam.

Ma i Giochi del 2026 promettono di nuovo di sostenere l’economia del territorio, con l’auspicio di un ricco indotto da 14 miliardi nei Comuni di Milano, Cortina, Bormio e Livigno, secondo le stime della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: 7,7 miliardi nel commercio, 2 miliardi nell’alloggio, 2 miliardi nella ristorazione, un miliardo nell’organizzazione di eventi e manifestazioni, quasi 600 milioni nell’intrattenimento, 500 milioni nello sport.

Inoltre Milano beneficerà di un nuovo Palazzetto dello Sport nel quartiere di Santa Giulia, di una cittadella per gli atleti nell’ex scalo di Porta Romana (che poi diventerà una cittadella degli studenti), della riqualificazione del PalaSharp.

Il nodo: periferie e delinquenza
Le Olimpiadi potrebbero dunque essere un’occasione per migliorare i quartieri periferici. Ed è questo uno dei nodi nevralgici della crescita di Milano. Il problema non è la crescita, ma il fatto che la crescita sia per tutti, e che Milano possa essere il luogo delle opportunità non solo per chi vive già nel benessere.

Le periferie sarebbero al primo posto del programma della giunta Sala, ma ovviamente è un percorso in salita. Si era partiti con il piano quartieri, fatto di ipotesi che spesso non si sono trasformate neppure in progetti, e pertanto non è stato possibile finanziare. Ora c’è un più concreto piano periferie, che prevede un miliardo di investimenti in cinque anni per il trasporto pubblico, l’edilizia scolastica, le case popolari e i parchi.

L’urgenza, evidentemente più concreta nelle zone periferiche, si chiama sicurezza. Milano è in fondo alla classifica per furti, violenze sessuali, rapine, estorsioni, frodi informatiche. Potrebbe essere che qui si denunciano di più i reati. Ma è una triste constatazione.

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