Opinioni

Miliardi di risparmi da una Ue più integrata

Economie di scala e best practices ridurrebbero gli sprechi in diversi comparti di spesa

di Massimo Bordignon

(EPA)

3' di lettura

La crisi innescata dal Covid ha messo in luce i potenziali vantaggi di un maggior coinvolgimento europeo nella lotta alla pandemia, per esempio nell’acquisto e distribuzione tra i Paesi membri di materiale sanitario. Ma in quali altri settori di spesa un intervento europeo rappresenterebbe un vantaggio collettivo? E c’è un modo per stimare quanti soldi vengono sprecati dai Paesi per il semplice fatto di svolgere a livello nazionale politiche che sarebbe meglio attribuire a livello europeo?

La domanda è importante, perché per il principio di sussidiarietà solo quelle funzioni che possono essere svolte con minori sprechi a livello europeo possono essere accentrate. Se si riuscissero ad avere delle stime affidabili di questi sprechi, il dibattito su che cosa lasciare a livello nazionale e che cosa spostare a livello europeo sarebbe fondato su basi più solide.

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In un lavoro svolto per conto dell’Europarlamento come Cifrel, un centro di ricerca interuniversitario che consorzia ricercatori da quattro diverse università (Cattolica, Torino, Brescia e Ferrara), abbiamo proposto una metodologia empirica che consente di rispondere a questa domanda in modo rigoroso. A titolo esemplificativo, l’abbiamo anche applicata a quattro comparti di spesa: Sanità, Politiche sociali, Difesa e Ambiente. La metodologia si fonda sull’uso di moderne tecniche di benchmarking sulle politiche di spesa svolte a livello nazionale e consente anche di verificare la presenza di rendimenti di scala crescenti e di esternalità tra Paesi che possono giustificare un maggiore accentramento delle politiche. Il rapporto conclusivo che dettaglia la metodologia e i risultati dell’analisi (“Improving the quality of public spending in Europe - Budgetary ’waste rates’ in Eu Member States”) è disponibile sul sito Think Tank del Parlamento Ue.

Per quello che riguarda la Sanità, le stime suggeriscono sia un elevato livello di spreco nella spesa attuale che un’ampia differenza nel grado di efficienza relativo dei diversi Paesi. Per dire, se tutti i Paesi fossero efficienti come il migliore in campo sanitario, nel complesso 175 miliardi di euro, o il 19% delle risorse complessive investite sulla sanità, potrebbero essere risparmiate ogni anno. Tuttavia, per la maggior parte delle spese sanitarie, quelle più direttamente connesse all’attività di cura, non troviamo evidenza di ritorni di scala nella tecnologia di produzione di servizi o di esternalità tra Paesi europei.

Questo significa che se c’è ancora un ruolo potenziale per l’Unione europea nel disseminare le migliori pratiche, non c’è un argomento a favore di un accentramento di queste funzioni a livello europeo. Viceversa, per quello che riguarda alcune specifiche politiche sanitarie, come la prevenzione o l’acquisto di materiale sanitario, la nostra metodologia indica sia la presenza di esternalità che di forti ritorni di scala. In questo caso, accentrare le decisioni a livello europeo potrebbe consentire di risparmiare a parità di risultati fino a 3,5 miliardi per la prevenzione e fino a 17 miliardi per l’acquisto di tecnologie sanitarie.

Risultati simili emergono negli altri settori. Per le Politiche sociali, forti ritorni di scala e la non perfetta correlazione tra i cicli economici dei diversi Paesi suggeriscono un ruolo importante per un’ assicurazione europea. Sulla base delle nostre stime, un sistema di co-assicurazione europea contro i rischi della disoccupazione che integri i sistemi nazionali, simile al sistema in vigore negli Stati Uniti, avrebbe consentito di ridurre di oltre 44 miliardi di euro all’anno le perdite cumulate di prodotto subite dai Paesi europei nel corso della crisi del 2009-13.

Per la Difesa, i risultati sono ancora più eclatanti. Al momento, per ogni grande progetto militare lanciato negli Usa, un nuovo aereo, una fregata o un carro armato, se ne fanno approssimativamente tre in Europa, ognuno con un terzo dei fondi, rinunciando a potenziali ritorni di scala e a possibili effetti di traboccamento delle nuove tecnologie al settore privato. Unificando il procurement militare, si potrebbero risparmiare 13 miliardi di euro all’anno, che diventerebbero 33 miliardi se l’armonizzazione venisse estesa anche alla formazione di truppe da combattimento, come previsto dai cosiddetti Eu Battlegroups.

Per quello che riguarda l’Ambiente, i nostri risultati supportano invece il sistema europeo di vendita di diritti di inquinamento, più esteso e più efficace dei sistemi locali in vigore negli Usa. Stime conservative indicano in 43 miliardi il beneficio netto addizionale che questo sistema ha generato per l’economia europea e in un momento in cui si parla di trovare risorse proprie per il bilancio europeo, si stima che la vendita dei diritti di inquinamento potrebbe generare fino a 50 miliardi di gettito all’anno.

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