Il ddl fermo al senato

Mille morti in 4 anni: si attende una legge salva-ciclisti

di Nicoletta Cottone

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(FOTOGRAMMA)


3' di lettura

Mentre lo sport piange il campione del ciclismo Michele Scarponi, falciato a pochi metri da casa da un autocarro mentre si allenava in vista del Giro d’Italia, in Parlamento è stato solo assegnato alla commissione Lavori pubblici del Senato, ma non è ancora in discussione il disegno di legge “salvaciclisti”. Un ddl, proposto dal senatore cuneese Michelino Davico (Gal) e sottoscritto da 61 parlamentari, che modifca l’articolo 148 del Codice della strada imponendo agli automobilisti di osservare una distanza di un metro e mezzo in fase di sorpasso di un ciclista. Il Governo ha annunciato un disegno di legge in materia che sostanzialmente riprende i contenuti del ddl. «Dobbiamo sempre porre maggior attenzione alla sicurezza stradale dei ciclisti e delle persone che stanno sulla strada quotidianamente», dice il ministro dello Sport, Luca Lotti, commentando la tragedia di Scaeponi.

Davico: una strage si consuma quotidianamente sulle strade
«Quella che riguarda gli utenti della bicicletta è una strage che si consuma quotidianamente senza sosta - sottolinea il senatore Davico - sulle strade italiane. E troppo spesso queste tragedie passano nel silenzio più totale. È successo qualche anno fa al piccolo Tommaso Cavorso e con la sua famiglia abbiamo intrapreso il percorso che ci ha portato a elaborare il testo del disegno di legge. Altrettanto accade ogni anno a 250 ciclisti vittime della strada e ad altre 16mila persone che restano ferite. L’incidente in cui ha perso la vita un campione del calibro di Michele Scarponi non fa altro che accendere i riflettori su di una problematica che da tempo affligge il nostro Paese».

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Ogni anno 250 decessi sulle due ruote
Gli italiani sono sempre più conquistati dalle biciclette, per i propri spostamenti e per lo sport, tanto che dai dati forniti dal ministero delle Infrastrutture nel 2o13 sono state vendute più biciclette che automobili: 1.600.000 bici contro 1.400.000 auto. Ma sulle strade si consuma ogni giorno una strage: sono più di mille i ciclisti morti sulle strade negli ultimi quattro anni (dati Istat-Aci 2015/2012), con una media superiore ai 250 decessi ogni 12 mesi, uno ogni 35 ore. Analizzando il bilancio dal 2001 i dati sono ancor più sconfortanti: si passa dai 366 morti del 2001 ai 251 del 2015 (ultimi dati ufficiali a disposizione) per un totale di 4.534 morti. Per non parlare delle migliaia di feriti che si registrano ogni anno sulle due ruote (16mila solo nel 2015). E gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane, dove auto e camion corrono a maggiori velocità.

Il sorpasso delle auto è la fase più pericolosa
«Una delle fasi più pericolose per i ciclisti è certamente quella del sorpasso da parte di veicoli a motore che, spesso, effettuano la manovra a distanza eccessivamente ravvicinata rispetto alle biciclette», spiega il senatore Davico, precisando che attualmente nel nostro ordinamenti manca l’indicazione della distanza minima che gli automobilisti che superano devono rispettare.

In altri Paesi europei cartelli stradali ad hoc
In altri Paesi europei c’è una maggiore attenzione a chi circola sulle due ruote. A Barcellona come a Copenaghen , a Brema come a Strasburgo ci sono cartelli stradali ad hoc che invitano, in fase di sorpasso, a mantenere una distanza di almeno un metro e mezzo dalle biciclette che viaggiano ai lati. Identica distanza è prevista in Francia. In Italia il comune di Livigno sta cercando di sensibilizzare gli automobilisti a tenere almeno una distanza di un metro e mezzo dai ciclisti in fase di sorpasso. Oggi in Italia gli amanti delle due ruote si scontrano con la carenza di piste ciclabili, la mancanza di parcheggi sicuri, insufficienti servizi di bike-charing. Quasi inesistenti, poi, trasporti pubblici che consentano di ospitare bici all’interno di treni, bus, tram e metropolitane. «Avanti il prima possibile - invita Davico - con i lavori per la legge salvaciclisti».

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