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Milleproroghe, a giugno 2023 doppia dichiarazione Imu per chi varia la condizione patrimoniale

In campo fiscale è da segnalare un altro anno di stop all’estensione della fatturazione elettronica in campo sanitario, con il congelamento che si allunga fino alla fine del 2023

di Marco Mobili, Gianni Trovati

Aggiornato il 21 dicembre 2022 alle ore 13,05

Schillaci lancia campagna vaccinazione contro Covid e influenza

2' di lettura

Il Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri il 21 dicembre porta con sé un nuovo slittamento della dichiarazione Imu sul 2021. Il termine già spostato a fine 2022 con l’arrivo del nuovo modello nei mesi scorsi viene ulteriormente spinto in avanti al 30 giugno 2023, quando però scadranno anche i tempi per la presentazione della dichiarazione 2022, raddoppiando l’onere per i contribuenti (chiamati alla dichiarazione quando ci sono variazioni nella condizione patrimoniale collegata all’imposta) e soprattutto per i Comuni, che si troveranno a dover lavorare in parallelo sulla gestione e poi sugli accertamenti per due annualità.

Per il resto, il tradizionale decreto di fine anno porta con sé il consueto serpentone di slittamenti più o meno settoriali, in cui si alternano le proroghe che arrivano puntuali ogni 12 mesi a quelle nuove prodotte dall’evoluzione legislativa, nella solita lettura che si deve affaticare nel fitto dedalo di richiami ad articoli e commi senza riferimenti diretti alla materia disciplinata.

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Le proroghe in campo fiscale

In campo fiscale è da segnalare un altro anno di stop all’estensione della fatturazione elettronica in campo sanitario, con il congelamento che si allunga fino alla fine del 2023. In parallelo corre lo slittamento di un anno per l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati al sistema della tessera sanitaria, per completare la dichiarazione precompilata dei redditi. Se ne riparlerà il 1° gennaio 2024. Al netto ovviamente di un nuovo Milleproroghe.

I “sempreverdi” e gli slittamenti più brevi

Ci sono proroghe che resistono egregiamente all’usura del tempo, come lo stop agli aggiornamenti Istat per i canoni di affitto delle Pubbliche amministrazione. Nella versione riaggiornata dal decreto oggi all’esame del governo, la regola spiega che «in considerazione dell’eccezionalità della situazione economica» i canoni pagati della Pa evitano l’aggiornamento «per gli anni 2012, 2013, 2014 , 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021, 2022 e 2023». Un’eccezionalità, insomma, nata tre crisi economiche fa, ma trattata con una ricetta che non conosce invecchiamento. A riprova del fatto che in Italia l’eccezionalità diventa presto abituale, si prolunga per il 2023 la norma che l’anno scorso ha congelato il divieto di conferire ai ex consiglieri comunali e regionali incarichi di vertice nei loro enti o negli organismi controllati. Differita anche al 31 luglio la scadenza del contratto di servizio tra Rai e ministero dello sviluppo economico.

Altre volte, invece, gli slittamenti appaiono molto più timidi. È il caso per esempio di quella che nel nuovo decreto terrà in vita, ma per soli sei mesi, l’Unità per la campagna vaccinale Covid presso il ministero della Salute, di cui ora si prevede la chiusura al 30 giugno prossimo. La campagna vaccinale dovrebbe però andare avanti, perché un’altra proroga permette di continuare per questo scopo con i contratti a tempo determinato a pensionati e specializzandi: nei limiti delle attuali disponibilità finanziarie, però.

Ricca come sempre la fila delle proroghe sulle assunzioni nella Pa centrale e sui lavoratori socialmente utili.

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