l’ex sindaco del comune calabrese

Mimmo Lucano a processo, i giudici confermano divieto di dimora a Riace

di Donata Marrazzo


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L'ex sindaco di Riace Domenico Lucano in aula all'inizio dell'udienza del processo che lo vede imputato, insieme ad altre 26 persone, per reati legati alla gestione del sistema di accoglienza dei migranti ( ANSA)

3' di lettura

È il giorno del processo a Mimmo Lucano e Locri è blindata. Un elicottero sorvola la zona. Interdetta la sosta e il transito nelle principali vie della cittadina. In piazza dei Martiri si sono radunati gli attivisti mentre nell’aula del tribunale si è aperto il dibattimento. La solidarietà all’ex sindaco di Riace arriva da tutta Italia. Hanno aderito l’Associazione nazionale partigiani, i sindacati Fiom e Usb. Partecipa il gruppo di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, la Rete dei comuni solidali, i giuristi dell’Asgi con Lorenzo Trucco. L'iniziativa è stata organizzata dal Comitato 11 giugno, costituito «per contrastare i tentativi di criminalizzazione dell’esperienza di Riace e di Mimmo Lucano». La mobilitazione è nazionale: in corso presidi a Milano, Mantova, Palermo, Catania. A Roma, dalle 10 in piazza della Madonna di Loreto.

Mobilitazione nazionale
«Siamo obbligati a credere che la giustizia esiste, se perdiamo questa speranza non ha più senso nulla», dichiara Mimmo Lucano prima di entrare in aula. Ne è uscito 3 ore dopo con il rinvio dell’udienza al 17 giugno. «Oggi si è proceduto alla costituzioni delle parti e alla formulazione di alcune eccezioni», ha dichiarato l'avvocato Andrea Daqua che difende l'ex sindaco di Riace. Tre le date fissate per il processo, a partire da lunedì prossimo.

Confermato il divieto di dimora
La vicenda giudiziaria coinvolge altre 26 persone: l’accusa, a vario titolo, è di truffa con danno patrimoniale dello Stato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in relazione ai progetti di accoglienza del borgo di Riace. Non sono valse a nulla le indagini smontate dal Gip Domenico Di Croce e le motivazioni della Cassazione che, nel decidere sulla misura cautelare, ha dichiarato che «mancano indizi di comportamenti fraudolenti». Anche rispetto all’assegnazione del servizio di raccolta di rifiuti a due cooperative: le delibere e gli atti di affidamento sono stati adottati con «collegialità» e con i «prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato». Del resto, la legge consente «l’affidamento diretto di appalti» in favore delle cooperative sociali «finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate», per importi «inferiori alla soglia comunitaria». Ma per Lucano, non più sindaco (si è appena insediato Antonio Trifoli) e nemmeno consigliere comunale, vale ancora il divieto di dimora a Riace: il Tribunale della libertà di Reggio Calabria ha rigettato una nuova istanza dei suoi difensori per la revoca del provvedimento.

Il Gip, il Tar e la Cassazione
L’accusa nei riguardi dell’ex sindaco di Riace per i presunti matrimoni di comodo tra immigrati e concittadini «poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare», scrive ancora la Cassazione a proposito del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’aver favorito la permanenza in Italia della sua compagna, infine, contiene elementi di «gravità indiziaria». Ma Lucano è incensurato e quella con l’etiope Lemlem è una «relazione affettiva». Di tali elementi, messi in risalto dagli “ermellini”, finora non si è tenuto conto.

Il Viminale chiede la restituzione di 3 milioni di euro
Qualche settimana fa il Tar ha accolto il ricorso del Comune, annullando il provvedimento del Viminale che aveva escluso Riace dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Da considerare un possibile danno erariale. Per il Comitato 11 giugno e gli altri sostenitori del borgo dell’accoglienza sono segni evidenti di un accanimento abnorme. Come l’ultima richiesta da parte del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno (guidato dal mese scorso da Michele di Bari, ex prefetto di Reggio Calabria): il ministero dell’Interno batte cassa per la restituzione dei fondi erogati per lo Sprar. Dai controlli dei dati contabili e dalla documentazione relativa al periodo successivo al 2011 è emerso che il Comune «è tenuto alla restituzione dei seguenti importi»: 3 milioni e 323 mila euro di euro. Somme finora mai contestate.

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