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Mina, 80 anni di «Nostra Signora» della musica leggera

Compie gli anni la «Regina in esilio» della canzone. La sua biografia coincide con quella del Paese: la Guerra, il boom, il divorzio. Fino alla celebrazione dell’assenza, in un’epoca di presenzialismi

di Francesco Prisco

Mina Fossati insieme per il nuovo album dal 22 novembre

Compie gli anni la «Regina in esilio» della canzone. La sua biografia coincide con quella del Paese: la Guerra, il boom, il divorzio. Fino alla celebrazione dell’assenza, in un’epoca di presenzialismi


3' di lettura

Chissà come se lo immaginava il proprio ottantesimo compleanno, quando in pieno boom economico debuttò con lo pseudonimo di Baby Gate. Per quanto alla ragazza la fantasia non difettasse, di sicuro non si sarebbe mai sognata i giorni del coronavirus e l’ormai inevitabile recessione. Di questi tempi, persino la sua presenza/assenza è qualcosa di rassicurante. Risaputo. Consolatorio. Un motivo in più per festeggiare gli 80 anni di Mina, «Regina in esilio» della musica leggera italiana.

La Tigre che scelse di restare voce
La leggendaria Tigre di Cremona (il soprannome le fu dato dalla conterranea Natalia Aspesi), voce portentosa da soprano drammatico, donna intelligente come poche altre nello showbiz nostrano, nacque infatti il 25 marzo del 1940 a Busto Arsizio, remota provincia di un’Italia che si affacciava sul baratro della Seconda guerra mondiale. Dal 1978, con l’isolamento che si è auto-inflitta ritirandosi dalle scene, ha scelto di essere soprattutto la sua voce. Un tema sul quale si sono esibiti intellettuali e critici, amici e meno amici della grande interprete registrata all’anagrafe come Mina Anna Mazzini, interrogandosi sul segreto del suo successo, contestandone l’aura fantasmatica di cui si è circondata quando ha smesso di apparire pubblicamente piuttosto che lodandone la curiosità che l’ha portata a indagare territori musicali spesso lontani dalla melassa dell’italica canzonetta. Un’operazione su tutte: l’album Mina Fossati (2019) che ha «forzato» il ritorno in sala d’incisione di Ivano Fossati, padre nobile del nostro cantautorato.

Biografia di una Nazione
Non potrebbe essere altrimenti per una performer che, in qualcosa come 62 anni di attività artistica, ha inciso più di mille brani e venduto oltre cento milioni di dischi. E poi, con doti vocali senza pari e un piglio sbarazzino al limite del ribellismo, ha accompagnato il cammino del Paese lungo gli anni del boom economico, quelli della contestazione e del riflusso, tra le prime serate nei liturgici sabato sera di Mamma Rai, i duetti con i coevi Adriano Celentano e Lucio Battisti nonché le contaminazioni bossa nova che scomodavano artisti del calibro di Antonio Carlos Jobim. Non è un caso che il debutto canoro di Mina, secondo gli annali, avvenga nel ’58 sul palco della Bussola di Forte dei Marmi, un locale inscindibilmente legato all’epopea di un’Italia che, lasciatasi alle spalle la guerra, si scopriva benestante e vacanziera.

L’urlatrice e le «Mille bolle blu»
Tra la fine degli anni Cinquanta e il decennio successivo «Nostra Signora» della canzonetta conosce una parentesi anglofona (con il soprannome di Baby Gate incide Be-bop-a-lula di Gene Vincent) e finisce per essere accomunata al neonato movimento degli urlatori, quello che riproponeva il rock and roll americano filtrato attraverso i molleggiamenti alla Jerry Lewis di Celentano. Le platee su cui esibirsi, intanto, per Mina diventano sempre più prestigiose: da «Canzonissima», fortunato show televisivo cui partecipa sfoderando la surreale Tintarella di luna e la dadaista Una zebra a pois, al Festival di Sanremo dove nel ’61 porta Io amo, tu ami e Le mille bolle blu, piazzatesi rispettivamente al quarto e al quinto posto.

Il successo cresce, la fama pure e i paparazzi si mettono sulle tracce della Tigre di Cremona in cerca di scoop. Ci riescono nel ’62, quando scovano la sua love story con l’attore Corrado Pani, già sposato e separato di fatto con un’altra donna (il divorzio ancora non esisteva): si procede al linciaggio mediatico che costerà a Mina addirittura l’ostracismo dai programmi Rai di cui era ormai diventata presenza fissa.

Mina, gli 80 anni della Tigre di Cremona

Mina, gli 80 anni della Tigre di Cremona

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Tra Antonello Falqui e Federico Fellini
Per rivederla in tv c’è da attendere il ’64, un anno dopo che ha dato alla luce il primogenito Massimiliano. Si inaugura così il suo periodo artistico più proficuo, quello degli album incisi per la casa discografica Ri-Fi di Milano e delle fortunatissime sigle televisive per i programmi di Antonello Falqui, da «Teatro 10» a «Sabato sera» passando per «Studio Uno». Vengono poi i giorni della creazione a Lugano della «Pdu», una propria etichetta discografica nella quale produrre in assoluta libertà, e gli anni Settanta della mancata collaborazione con Federico Fellini per il film Il viaggio di Mastorna, delle provocatorie canzoni di Cristiano Malgioglio e del ritiro dalle scene.

La lezione della latitanza
Già: dal 1978 niente più concerti, conferenze stampa, apparizioni televisive o pubbliche. Solo dischi in studio. Una «latitanza» che ha sicuramente alimentato il mito della migliore voce femminile che la musica leggera italiana abbia avuto ma a favore della quale, forse, una lancia vale la pena spezzarla. In tempi di presenzialismo esasperato, mentre tutti sgomitano per apparire, lavorare «di sottrazione» con la propria immagine, giocare a negarsi suona come una lezione di stile. Sempre che uno possa permetterselo. O si chiami Mina.

Per approfondire:
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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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