ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùANALISI DEL VOTO NELLA REGIONE DI BARCELLONA

Mina Catalogna per Sanchez: indipendentisti mai così forti

di Luca Veronese


Catalogna, vittoria indipendentista: eletti 5 politici in carcere

4' di lettura

DAL NOSTRO INVIATO
MADRID - Pedro Sanchez sta prendendo tempo, e guarda con preoccupazione alla Catalogna e ai partiti indipendentisti che, come alleati o come antagonisti, saranno determinanti per il prossimo governo spagnolo.
Dopo aver vinto le elezioni generali, domenica scorsa, Sanchez sta in queste ore lasciando la porta aperta a ogni possibile accordo facendo intendere ai possibili alleati che i Socialisti potrebbero anche decidere di entrare alla Moncloa da soli formando un esecutivo di minoranza.

Il leader della sinistra spagnola può di certo fare affidamento su Podemos che con Pablo Iglesias già ha pubblicamente dichiarato la disponibilità a formare una coalizione progressista stabile a Madrid.

Ma Sanchez non sembra convinto del tutto di legarsi a Podemos per due motivi. Il primo è semplice matematica: Socialisti e Podemos in Parlamento possono mettere assieme 165 seggi e non avrebbero quindi la maggioranza assoluta. Se si includono i piccoli partiti regionali non indipendentisti, la coalizione di sinistra potrebbe arrivare a 175 seggi, a un solo seggio dai 176 necessari per controllare il Congresso. Escluse, almeno in questa fase, le intese allargate alla destra, anche alla destra moderata di Ciudadanos, il leader socialista per raggiungere la maggioranza dovrebbe quindi tornare a chiedere il sostegno della Catalogna e dei partiti che chiedono la secessione della regione di Barcellona.

Trattative per il governo lunghe
Per questo Sanchez prende tempo e le trattative per arrivare a un nuovo governo saranno lunghe. «Non ci aspettiamo la formazione di un governo fino a giugno, forse a luglio. Devono prima concludersi le elezioni europee, regionali e locali del 26 maggio, solo allora inizieranno le discussioni tra i diversi partiti», dice Antonio Garcia Pascual, analista di Barclays.

Dopo le elezioni europee Sanchez sarà tuttavia costretto a trattare con i partiti nazionalisti della Catalogna in una fase di inevitabile tensione tra Madrid e Barcellona perché tra giugno e luglio arriverà alla sentenza finale il processo ai leader catalani secessionisti, accusati di ribellione.

«Le elezioni hanno portato buoni risultati e molte opportunità per le prossime trattative alla Catalogna e ai nazionalisti catalani, oltre che alla sinistra», dice con rammarico un esponente del Partito popolare molto vicino all'ex premier conservatore Mariano Rajoy negli scorsi anni. «Hanno guadagnato – continua - cinque seggi nel Parlamento di Madrid, hanno portato al voto tantissimi catalani, hanno respinto l'offensiva di Ciudadanos e di Vox. Per loro si aprono diverse possibilità e il peso che avranno nella politica spagnola è di certo aumentato».

Il boom della della sinistra repubblicana catalana
Erc, la Sinistra repubblicana catalana - il partito nazionalista di Oriol Junqueras, uno dei leader in carcere da quasi due anni e sotto processo per ribellione, un'accusa che potrebbe costargli fino a 25 anni di detenzione – ha prevalso per la prima volta nelle elezioni generali in Catalogna. In un voto che ha avuto una partecipazione altissima ( 77,5%), la più elevata dal 1982, Erc ha conquistato 15 deputati: sei in più rispetto al vecchio Parlamento. Ben 5 esponenti indipendendisti eletti in Parlamento si trovano in carcere: tra questi lo stesso Junqueras, Jordi Sanchez e Jordi Turull, promotori del referendum secessionista dell’ottobre 2017.

Record degl indipendentisti...
Lo ha fatto senza togliere troppo spazio al partito rivale all'interno del movimento indipendentista, JuntsxCatalunya che, con Carles Puigdemont fuggito all'estero, è sceso da 8 a 7 seggi con il peggior risultato della sua storia.
E accompagnando la crescita dei Socialisti catalani (da 7 a 12 seggi) e il calo di Podemos (da 12 a 7). Ma anche con la sconfitta durissima, anche a livello regionale, dei Popolari (da 6 a 1 seggi nel Parlamento di Madrid), con Ciudadanos stabile a 5 seggi e Vox che compare per la prima volta con un seggio.
L'intero movimento indipendentista ha raggiunto il 39,4% dei voti, il suo massimo storico e avrà 22 deputati nel nuovo Congresso a Madrid, cinque in più rispetto al vecchio Parlamento.

... ma lontani dalla maggioranza assoluta
Tuttavia gli indipendentisti sono rimasti lontani dal 50%, quella maggioranza sociale che viene loro generalmente attribuita e che non ha mai raggiunto in un'elezione.
Anche in Catalogna come in tutta la Spagna, i Socialisti hanno fatto una campagna morbida nei confronti dell'indipendenza catalana: Sanchez anche a Barcellona ha sostenuto «la necessità di dialogare» ma ha anche ribadito la fermezza nel «rispetto della Costituzione». In altri termini dai Socialisti è venuta un'apertura a cercare una soluzione concertata allo scontro con Barcellona ma nessuna concessione a una deriva secessionista unilaterale o anche a un nuovo referendum sull'indipendenza della catalogna dalla Spagna.

Questione catalana più viva che mai
«Si parlerà molto di Catalogna nelle prossime settimane. Ma anche dopo aver analizzato i risultati elettorali mi sembra ancora più evidente – dice il costituzionalista basco, Alberto Lopez Basaguren – che la Spagna ha bisogno di trovare una soluzione alla questione catalana, perché non può esistere la Spagna senza l'autonomia catalana e la Catalogna non rinuncerà mai alla propria autonomia. L'unica via d'uscita è una riforma dello Stato spagnolo in senso federale».

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti