Cassazione

Minacce alla preside che non «cura» la figlia disabile? Esimente dello stress

La Cassazione annulla la sentenza del giudice di pace che afferma la responsabilità penale della madre, pur riconoscendo l’esimente della fragilità emotiva

di Patrizia Maciocchi


default onloading pic
AdobeStock

1' di lettura

Va annullata la condanna inflitta alla madre del bambino disabile che - sull’onda dello stress emotivo causa dovuto alla condizione del figlio - minaccia e insulta la dirigente scolastica accusandola di non garantire l’assistenza prevista per i portatori di handicap. Per la Cassazione ha sbagliato il giudice di pace a comminare la multa, confermando così la responsabilità penale dell’imputata, pur avendo riconosciuto nel suo verdetto l’esimente, e dunque una causa di esclusione della colpevolezza. Una scelta fatta in considerazione della condizione di vulnerabilità psico-fisica dell’imputata. La donna era stata assolta solo dal reato di ingiuria perché ormai depenalizzato, mente era rimasta in piedi l’imputazione per il reato di minaccia.

L’esimente dello stress - La Suprema corte (sentenza 49133) avalla la tesi della difesa. La discussione “incriminata” si era svolta in presenza del Commissario prefettizio e del Comandante della Polizia Municipale, e dunque la dirigente non correva rischi. Ma soprattutto la sentenza del giudice di pace era contraddittoria: da una parte affermava l’esistenza di un’esimente, dall’altra si limitava ad applicare una riduzione di pena. La Suprema corte - pur nella consapevolezza di un panorama dottrinale non univoco nel ricostruire la categoria delle esimenti - valorizza la situazione di ”fragilità emotiva” riconosciuta dal giudice di merito - che integra una causa di esclusione della colpevolezza. E da questa doveva derivare una sentenza di assoluzione. La Cassazione annulla e rinvia al giudice di pace per un nuovo verdetto.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...