DOPO L’UCCISIONE DI Soleimani

Iran, strappo sul nucleare: arricchimento uranio senza limiti. Iraq: via le truppe americane

Nel giro di poche ore, l’Iran ha annunciato uno strappo definitivo sul nucleare, l’Iraq ha chiesto l’immediato ritiro delle truppe americane dal Paese e la coalizione internazionale anti-Isis ha sospeso le sue attività nel timore di attacchi contro i propri soldati


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Foto Afp

6' di lettura

L’operazione contro il generale Soleimani voluta dal presidente Usa Trump sta avendo ripercussioni drammatiche in tutto il Medio Oriente. Nel giro di poche ore, l’Iran ha annunciato uno strappo definitivo sul nucleare, l’Iraq ha chiesto l’immediato ritiro delle truppe americane dal Paese e la coalizione internazionale anti-Isis ha sospeso le sue attività nel timore di attacchi contro i propri soldati.

Cominciamo da Teheran, che straccia definitivamente l’accordo sul nucleare sottoscritto nel 2015 con la comunità internazionale, difeso da Obama e poi sconfessato da Trump. In un annuncio televisivo, il governo iraniano ha fatto sapere che arricchirà l’uranio «senza restrizioni in base alle sue esigenze tecniche». L'Iran inoltre si ritiene libero da tutti i «limiti sul numero» delle centrifughe stabiliti nell’accordo.

Cosa prevede lo storico accordo sul nucleare con l'Iran del 2015
L’intesa (“Joint Comprehensive Plan of Action”) sottoscritta nel 2015, dopo due anni di intensi negoziati, dall’Iran e il gruppo 5+1, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ( Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) più la Germania, oltre all’Unione europea, prevede un limite al numero di centrifughe impiegabili per la produzione dell'uranio arricchito. Superare questo limite significa accelerare la produzione dell’elemento che è anche alla base della produzione di testate atomiche.

Iran: se nuovo attacco da Usa cancelleremo Israele
Mohsen Rezai, ex capo delle Guardie della rivoluzione, attualmente segretario del potente Consiglio per la determinazione delle scelte - un organo di mediazione fra le diverse istituzioni dello Stato - avverte: se gli Usa compiranno un nuovo attacco dopo la rappresaglia iraniana per l’uccisione di Soleimani, Teheran «cancellerà Israele dalle carte geografiche».

Due razzi vicino all'ambasciata Usa a Baghdad
Stando ad alcuni testimoni, almeno due razzi sono stati lanciati nei pressi dell’ambasciata americana a Baghdad. In questa situazione si è mosso anche l’Iraq. Il parlamento iracheno ha votato una risoluzione che impegna il governo a muoversi per porre fine alla presenza di contingenti militari stranieri sul territorio iracheno. Allo stesso tempo, la tv Al Arabiya ha annunciato che il programma di arricchimento dell’uranio promosso da Teheran non avrà più limiti ma si svilupperà sulla base delle esigenze tecniche.

Parlamento Iraq: cacciare coalizione anti-Isis
La risoluzione approvata dal parlamento iracheno costituisce uno strappo nei confronti degli Usa. «Il governo iracheno - si legge nel documento - deve lavorare per far cessare la presenza di qualsiasi contingente militare straniero sul territorio iracheno e deve fare in modo che non facciano uso del territorio, dello spazio aereo e di quello marittimo dello Stato». Stop dunque alla coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa. La missione è partita nel 2014 su richiesta del governo di Baghdad. Al momento ci sono 5.200 militari sul suolo iracheno, più forze di altri Paesi che partecipano alla coalizione.

L’Iraq denuncia all’Onu gli «attacchi americani»
Mentre la coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa annuncia la sospensione delle sue operazioni in Iraq, il governo guidato dal premier Abdul Mahdi presenta una denuncia alle Nazioni Unite contro «gli attacchi americani». E il ministero degli Esteri convoca l’inviato degli Stati Uniti nel Paese, l’ambasciatore Matthew Tueller, per protestare contro «la palese violazione della sovranità dell’Iraq» compiuta con il raid statunitense nel quale è stato ucciso il generale iraniano. Una violazione che contraddice «le regole concordate nell’ambito delle missioni della coalizione internazionale». In serata almeno due razzi sono stati lanciati nei pressi dell'ambasciata americana a Baghdad.

Stoltenberg convoca 29 ambasciatori Nato
Allo stesso tempo, c’è una seconda faccia della medaglia (che è poi quella principale): si fa infatti sempre più aspro lo scontro tra Usa e Iran dopo l’uccisione del generale Soleimani e l’attacco sferrato a una base Usa a Baghdad. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg convoca per domani pomeriggio, 6 gennaio, una riunione del Consiglio Nord Atlantico, vale a dire gli ambasciatori dei 29 paesi membri, per consultazioni a seguito delle tensioni in Medio Oriente dopo l’assassinio di Soleimani.

La folla acclama il generale Soleimani a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, dove sfila la bara del potente capo dei Quds (le forze speciali dei Guardiani della rivoluzione)

Marea umana ai funerali di Soleimani
Una marea umana invade le strade di Ahvaz, città iraniana non lontana dall’irachena Bassora, per il primo corteo funebre in memoria di Soleimani, nel primo di tre giorni di lutto proclamati in Iran. La gente sfila sventolando i ritratti del generale, piangendo e gridando «Morte all’America».

Il comandante delle Guardie della rivoluzione Hossein Salami fa sapere che «l’Iran metterà in atto una vendetta contro gli americani al punto che metterà fine alla presenza degli Usa nella regione, individuati 35 obiettivi». Una minaccia che trova subito pronta replica dal presidente statunitense Donald Trump: «Se l’Iran ci attacca - scrive su Twitter - gli Usa colpiranno 52 siti iraniani già identificati».

Il rischio è un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah
Il vero rischio è un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah. Il capo del movimento sciita libanese, Seyed Hassan Nasrallah, rivolge un appello all’Iraq a liberarsi «dall’occupazione americana. La nostra richiesta, la nostra speranza è che i nostri fratelli al parlamento iracheno adottino una legge per la fuoriuscita degli Stati Uniti dall’Iraq», afferma Nasrallah in un intervento alla tv.

Soleimani, a Gaza bruciata la bandiera americana

Lo stretto di Hormuz
Oltre a Tel Aviv, «sono a portata di tiro della Repubblica islamica» e potrebbero essere colpiti in una rappresaglia iraniana per l’uccisione giovedì sera a Baghdad del generale Qassem Soleimani, avverte il generale Gholamali Abuhamzeh, comandante delle Guardie della rivoluzione nella provincia sud-orientale di Kerman, citato dall’agenzia Tasnim. Abuhamzeh accenna in particolare alla possibilità di attacchi nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il 20% dei traffici petroliferi mondiali via mare: «Lo Stretto di Hormuz - afferma - è una rotta vitale per l'Occidente, e un gran numero di navi da guerra americane attraversano lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman e il Golfo Persico».

Il tweet del presidente
La scelta di Trump di indicare in 52 il numero dei siti iraniani nel mirino non è casuale: lo stesso presidente Usa spiega che il numero 52 corrisponde «agli ostaggi americani presi dall’Iran molti anni fa» nell’ambasciata Usa a Teheran, riferendosi alla vicenda che ebbe luogo a partire dal 1979 e che di fatto costò la presidenza a Jimmy Carter. Il presidente americano spiega che molti di questi obiettivi sono di «livello molto elevato e importanti per l'Iran e per la cultura iraniana».

Come è stato deciso l’attacco
Nel frattempo il New York Times ricostruisce gli ultimi caotici giorni che hanno portato la Casa Bianca a lanciare l’attacco con l’uccisione del generale iraniano Qosseim Solemani a Baghdad. Secondo la ricostruzione del quotidiano il 28 dicembre, dopo l’attacco in cui era morto un contractor americano Trump aveva in un primo momento respinto l’idea di uccidere Soleimani, optando per un raid aereo sulle postazioni di milizie filo-iraniane in Iraq e Siria. Ma dopo l’assedio all’ambasciata Usa di Baghdad il tycoon, furioso dopo aver visto le immagini in tv, ha deciso per la soluzione lasciando esterrefatti i vertici del Pentagono. Soluzione definita estrema tra quelle presentate a Trump dai vertici militari Usa. Secondo quanto riferisce il New York Times, i vertici del Pentagono sono rimasti sbalorditi dalla decisione di Trump di prediligere l’opzione più estrema tra quelle presentate.

L’appello della Ue...
L'Alto rappresentante Ue Josep Borrell invita a Bruxelles il ministro degli Esteri italiano Mohammad Javad Zarif. Lo riferisce una nota del servizio di azione esterna della Ue che spiega come i due abbiano discusso della situazione in una telefonata in cui Borrell ha esortato Teheran a evitare una escalation nella regione e dell’importanza di preservare l’accordo sul nucleare. L’Alto rappresentante ha «espresso profonda preoccupazione per l’aumento dei violenti scontri in Iraq, tra cui l’uccisione di Soleimani», ha «esortato l'Iran a esercitare moderazione» e a «considerare attentamente qualsiasi reazione per evitare un'ulteriore escalation».

... e quello del Papa
«In tante parti del mondo si sente la terribile aria di tensioni. La guerra porta solo morte e distruzione. Chiamo tutte le parti a mantenere accesa la fiamma del dialogo e dell'autocontrollo, e a scongiurare l'ombra dell'inimicizia». È l’appello di papa Francesco all’Angelus di oggi, domenica 5 gennaio. «Preghiamo in silenzio perché il Signore ci dia questa grazia», conclude il Pontefice.

Per approfondire:
Iraq, coalizione a guida Usa ridimensionerà azioni anti-Isis
Il rischio di una seconda guerra tra Israele e Hezbollah in Libano

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