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Mincione: «Voto sì alla ricapitalizzazione di Carige»

Azionista al 7% insieme alla quota detenuta da alcuni fondi: «Ma non credo che sottoscriveremol'aumento di capitale»

di Simone Filippetti


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4' di lettura

Di fronte ai giardinetti di Berkeley Square, nel cuore del quartiere Mayfair, il numero 52 è un piccolo edificio in stile vecchia Londra: tutto bianco e volutamente anonimo. Nessuna insegna, campanello senza nome. Dentro, un ingresso con pareti decorate da opere d'arte e una scalinata portano a un'elegantissima e ampia stanza con un salotto, divani, una libreria e un camino. Una vetrata illumina una grande scrivania: è il quartier generale di Raffaele Mincione, e il destino di Carige passa anche da questa palazzina che affaccia su una delle piazze più eleganti di tutta Londra.

Il finanziere italo-londinese, salito alla ribalta con i dossier Retelit e la stessa Carige, è una delle pedine cruciali nello scacchiere della banca genovese a un passo dal dissesto se non troverà un nuovo cavaliere bianco che metta altri soldi. Domani a Genova ci sarà l’assemblea. Prima ancora di capire come salvare la banca, e soprattutto con chi, il problema è raggiungere il quorum, senza il quale per Carige si apre la porta della liquidazione: la Malacalza Investimenti, primo azionista col 27%, potrebbe dare forfait.

Un Mincione sportivo, jeans e scarpe di tela, camicia sbottonata su un viso abbronzato, appare rilassato in vista del cruciale appuntamento. Tutti a Genova si augurano che la famiglia Malacalza domani mattina si presenti al Tower Hotel di Sestri. Ma gli occhi sono puntati anche su di lui: ha un pacchetto del 7% che può fare da ago della bilancia. Nel mentre, squilla il telefonino di Mincione: sullo schermo appare il nome di Maurizio Zancanaro, l'ad della Banca Cesare Ponti, la boutique di private banking rilevata da Carige anni fa. Gli chiede se ha depositato le sue azioni. Chissà come si dice Lupus in Fabula in inglese.

E dunque, Mincione cosa farà?

Io rimarrò qui a Londra ma la Pop12 (il veicolo societario di Mincione, ndr) andrà in assemblea. A prescindere da Malacalza, bisogna capire poi cosa farà Gabriele Volpi (accreditato di un 9%) e la fondazione CariLucca. Insieme è un pacchetto importante del 20% in grado di decidere l'esito dell'appuntamento di domani.

Escludo lo scenario della liquidazione: credo nella bontà del progetto con Cassa Centrale

Lo spettro di una fine di Carige incombe, se non si arriverà al minimo necessario di presenze…

Penso che si raggiungerà il quorum. Escludo lo scenario della liquidazione. Ma sono stato l'unico che aveva previsto il fallimento in caso di mancanza di aggregazione industriale e quindi credo nella bontà del progetto con Cassa Centrale.

Crede che il bonus previsto per i piccoli azionisti aiuterà?

Sono convinto che i piccoli azionisti accorreranno in massa. E non spostano poco: da soli, con un 20% stimato possono essere determinanti assieme agli altri

Tra gli altri c'è anche lei. Nei mesi scorsi si era parlato di una sua vendita di titoli Carige…

Attualmente la Pop12 detiene il 4,4%; c'è poi un altro 2,5% in mano a fondi vicini a noi. Dunque un 7% che porteremo in assemblea azioni per far raggiungere il quorum; e voteremo sì alla ricapitalizzazione per senso di responsabilità. Più che liti tra i soci, al momento conta il destino di 3.550 dipendenti e delle loro famiglie. Ma non credo che sottoscriveremo l'aumento di capitale.

Mincione dunque si chiama fuori da Carige?

Sì, per me la partita sulla banca è persa da tempo. Se servisse la mia presenza per il bene della banca, mi prenderei le mie responsabilità.

Qui in Inghilterra le banche sono tutte in crisi ma nel frattempo i suoi mercati sono diventati banche: aprono conti e danno carte di credito con cui pagare la spesa. Carige e Conad-Auchan, il suo recente investimento, avrebbero molto in comune.

E invece no. Perché Carige è una banca tradizionale. E per fare in Italia il modello Tesco (la Conad inglese, che è anche banca, Ndr) ci vuole una banca digitale, come la N26 o la Illimity di Corrado Passera.

Per me la partita sulla banca è persa da tempo. Se servisse la mia presenza per il bene della banca, mi prenderei le mie responsabilità

E allora che piani ha per il nuovo colosso dei supermercati Conad-Auchan?

Guardi, nell'operazione Auchan io mi limito a fare l'immobiliarista. Sul modello dei landlord inglesi che nella GDO ricevono una percentuale dei ricavi. Però, grazie all'esperienza fatta con Conad, ho in mente di lanciare un fondo per gli NPL del settore alimentare.

Insomma ancora una volta a rimestare tra le traballanti banche…

Ha ragione Mario Draghi: le banche tradizionali hanno troppi costi fissi e non fanno profitti. Capisco la posizione della Bce che spinge perché si aggreghino tra di loro e siano le banche a salvare altre banche in difficoltà. Ma i capitali, chi ce li mette? Oggi nessuna banca tradizionale in Europa è in grado di farsi carico di un salvataggio. Va bene ridurre il numero di sportelli e operatori, ma chi investe in una banca andrebbe tutelato. In passato il sistema in Italia era malato per la tossica commistione imprenditori-banche: gli istituti regalavano prestiti facili ai loro azionisti-imprenditori. Ma nel frattempo le banche tradizionali stanno scomparendo: sono l'ultimo posto dove oggi un investitore metterebbe i propri soldi.

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