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Mind, la città della scienza volàno di crescita

Gru e cantieri nell'ex area Expo di Milano: il Covid non ha fermato i lavori e le attività decisionali per realizzare il nuovo polo tecno-scientifico

di Giovanna Mancini

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Palazzo Italia, sede dello Human Technopole, che ne ha di recente completato l'acquisizione da Arexpo

Gru e cantieri nell'ex area Expo di Milano: il Covid non ha fermato i lavori e le attività decisionali per realizzare il nuovo polo tecno-scientifico


4' di lettura

Se fino a poco tempo fa era l’Albero della Vita il simbolo che tanti di noi associavano all’area di un milione di metri quadrati che cinque anni fa ospitò l’Expo di Milano, oggi sono le gru e i cantieri attivi 24 ore su 24, sette giorni su sette, a identificare quello spazio, in cui sta prendendo forma il polo innovativo delle scienze e della tecnologia chiamato Mind (Milano Innovation District).

Gru e cantieri che (tranne alcune settimane nel periodo di lockdown più rigido) nemmeno il Covid è riuscito a fermare. Né si sono fermati tutti i passaggi decisionali e organizzativi che porteranno alla realizzazione di questa cittadella del futuro in cui a regime transiteranno 60-70mila persone al giorno, con un investimento complessivo, entro il 2029, di 5 miliardi di euro da parte di pubblico e privati. Già nel 2025 saranno operative tutte le funzioni pubbliche (Ospedale Galeazzi, Human Technopole e Campus scientifico dell’Università Statale) gestite da Arexpo, e parte di quelle private, gestite da Lendlease, il partner australiano che ha ottenuto l’area in concessione per 99 anni dalla stessa Arexpo, società proprietaria dei terreni partecipata da Mef, Regione Lombardia, Comuni di Milano e di Rho, Fondazione Fiera Milano e Città Metropolitana di Milano.

Arrivando dalla fermata della metropolitana (appena una ventina di minuti dal centro), la prima cosa che salta agli occhi è l’edificio che ospiterà il nuovo Galeazzi: i 300 operai impiegati nel cantiere sono arrivati al 14esimo di 16 piani e hanno iniziato a installare le prime vetrate. Per la fine del 2021 sarà pronto, primo tassello del cosiddetto West Gate, la zona in cui Lendlease realizzerà 150mila mq di uffici e 500 residenze. Un vero pezzo di città, con alberghi, case e, soprattutto, spazi verdi. Perché Mind, spiega l’amministratore delegato di Arexpo, Igor De Biasio, dovrà essere non solo una cittadella della scienza e un luogo di ricerca, ma anche un quartiere vivo e aperto della città, in cui chiunque potrà trascorrere il proprio tempo.

Una Smart City in cui sperimentare e applicare le innovazioni per una città del futuro, spiega Stefano Minini, Mind Project Coordinator di Lendlease, che ha già sottoscritto oltre 80 memorandum of understanding con aziende del settore energetico, delle telecomunicazioni, della farmaceutica, della mobilità e della logistica (tra le altre, E.On, EnelX, ABB, Bracco e Novartis). Alcune di queste porteranno sul sito solo alcuni ricercatori, altre apriranno uffici con 50-60 dipendenti, altre ancora trasferiranno qui i propri Head Quarter. «Lavoriamo alla costruzione di un modello di Federated Innovation che punta a coinvolgere le aziende sui due pilastri dell’ecosistema innovativo di Mind: la città del futuro e la città della scienza». A breve partiranno i cantieri per costruire gli edifici in cui lavoreranno le imprese. Il Decumano (la lunga via che attraversa l’intero sito) sarà mantenuto, ma verrà trasformato in un parco verde lineare; alcuni padiglioni saranno abbattuti e altri mantenuti, per far fronte alla domanda arrivata dai privati. Grazie al bando Mind Lab lanciato due anni fa, più di 100 realtà sono già pronte a insediarsi per avviare i propri progetti e molte di queste (auspicabilmente tutte) saranno le aziende che poi opereranno definitivamente nell’area.

Masterplan dello sviluppo gestito da Lendlease, che in giugno ha siglato l'accordo per la concessione dell'area per 99 anni

Anche le attività dello Human Technopole (l’istituto di ricerca sulle scienze della vita considerato l’epicentro dell’intero progetto) sono proseguite secondo tabella di marcia, salvo alcuni ritardi inevitabili dovuti al lockdown. Già una parte dello staff (1.500 persone a regime, fra quattro anni) è al lavoro negli spazi di Palazzo Italia, mentre sono in corso la ristrutturazione di edifici preesistenti e la costruzione di due prefabbricati che ospiteranno i laboratori, in attesa del Palazzo della ricerca, la cui progettazione è stata assegnata in aprile allo studio Piuarch.

Procede il lavoro di scouting e assunzione degli scienziati e ricercatori da tutto il mondo, spiega il direttore del centro, Iain Mattaj: «Abbiamo fatto diversi colloqui da remoto e abbiamo selezionato tre figure apicali, tra cui i direttori di due centri di ricerca – spiega lo scienziato scozzese -. Stiamo ultimando le trattative e a breve daremo l’annuncio dei nomi». Durante la pandemia l’istituto ha avviato anche due collaborazioni di lungo termine con l’Università di Padova e con lo Ieo di Milano, proprio sullo studio del Coronavirus e dei suoi effetti sul sistema immunitario.

«In un momento come questo, in cui l’Italia deve individuare i progetti su cui investire le risorse del Ricovery Fund e in generale per costruire i il futuro, quello che sta succedendo qui a Mind dovrebbe essere replicato anche in altre parti del Paese – osserva De Biasio –. Riconvertire aree ex industriali o costruirne di nuove per farne dei poli di innovazione in cui aziende pubbliche e private lavorano in sinergia è uno volani più efficaci per la crescita economica e sociale».

Mind ha anche una funzione di piattaforma internazionale, rivolta a università e centri di ricerca in tutto il mondo il mondo: esistono già accordi con realtà come SkyDeck, l’acceleratore dell’Università di Berkley, negli Stati Uniti, dove Mind manderà una dozzina di start up l’anno. Inoltre, spiega De Biasio, sono stati avviati progetti di collaborazione con il Quebec e sta per concludersi un accordo con l’Università di Dubai per lo scambio di studenti. «Mi aspetto in futuro anche accordi che prevedano la presenza di atenei stranieri nel nostro sito, con propri laboratori e ricercatori», conclude De Biasio.

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