accoglienza

Mineo, il centro per migranti chiude: cinque anni di annunci

di Marco Ludovico


Castelnuovo di Porto, il metodo spiccio per chiudere il Cara

2' di lettura

Il centro per immigrati di Mineo viaggia verso una chiusura annunciata per fine anno dal ministro Matteo Salvini. Ma la storia di questo Cara (centro di accoglienza per richiedenti asilo) racconta molte delle contraddizioni e degli errori politici e di gestione dell'immigrazione in Italia. La cronaca recente segnala ieri un’operazione della Polizia di Stato: la squadra mobile della questura di Catania, su delega della direzione distrettuale antimafia, ha eseguito il fermo giudiziario di 19 nigeriani accusati di associazione mafiosa più vari reati connessi al traffico di stupefacenti.

Non tutti ricordano, però, come il centro di Mineo finì al centro di una delle inchieste più famose degli ultimi anni, Mafia capitale. E già cinque anni fa, prima ancora delle rivelazioni dell’indagine romana, Mineo doveva essere chiuso. Ma ha resistito nonostante tutto fino a oggi. Di fatto ha cominciato a ridimensionarsi da solo in questi ultimi mesi per carenza di migranti e relativi sbarchi: oggi ci sono circa 1.300 persone. La parola fine, ufficiale, ancora manca.

I tentennamenti del Viminale
Con gli arrivi impetuosi di migranti sulle coste della Sicilia negli anni passati - a fine 2014 furono 170mila persone - la struttura in provincia di Catania nata durante l’ultimo governo Berlusconi diventò ben presto il più grande centro di accoglienza in Italia. Fino a sfiorare le 4mila presenze, tanto che al ministero dell’Interno le segnalazioni di rischio arrivavano ripetute. Non solo disordini, tensioni e carenze sugli standard di ospitalità. Ma anche, anzi soprattutto, timori di illegalità, corruzione, sprechi e malversazioni. Alla fine la magistratura squarcia il velo: l’appalto 2014 da 100 milioni del centro finisce nel mirino della procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, e in particolare di quella di Catania, allora condotta da Giovanni Salvi. Indagato l’allora sottosegretario all'agricoltura, Giuseppe Castiglione (Ncd), già presidente della provincia di Catania con Forza Italia. Agli arresti Luca Odevaine, consulente del Cara, presente al tavolo di coordinamento delle politiche di accoglienza dell'Interno. Odevaine era intervenuto per due volte al Viminale in una riunione ufficiale per difendere il Cara di Mineo.

Lo stop al progetto di chiusura
Eppure l’allora sottosegretario Domenico Manzione (Pd), ex magistrato, era più che determinato a chiudere il maxi-centro. Voleva cogliere l’occasione dell’intesa poi firmata all’unanimità tra Governo, Regioni ed enti locali il 10 luglio 2014 su un’equa distribuzione dei migranti nel territorio per ricollocare gli immigrati alloggiati nella struttura di accoglienza catanese. Ma a maggio 2014 era già chiaro come Mineo non sarebbe stato toccato. Castiglione non faceva mistero di opporsi, incontrò l'allora ministro dell'Interno Angelino Alfano. Il centro di accoglienza, con quelle dimensioni, garantiva in quantità posti di lavoro, risorse, un indotto sicuro. Eppure non tutto filava liscio se perfino il presidente dell'Anac (Autorità nazionale anticorruzione), Raffaele Cantone, chiese e ottenne il commissariamento della gestione affidata da anni al consorzio Calatino. Odevaine, come disse Manzione in Parlamento, era consulente tecnico del Calatino. Adesso si attende la parola fine definitiva.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...