DOPPIO ANNIVERSARIO

Mini Cooper, due generazioni che meritano l’attenzione del collezionista

Dopo le prime vetture presentate nel 1961, una seconda vita con la rinascita del 2001 grazie a modelli già entrati nell’ambito delle auto d’epoca

di Vittorio Falzoni Gallerani

3' di lettura

Le doti di maneggevolezza e tenuta di strada senza precedenti di quella strana macchinetta emersero immediatamente dopo il lancio del duo Morris Mini Minor/Austin Seven nel 1959; fu così che la BMC (British Motor Corporation) si rivolse a John Cooper, titolare della omonima Scuderia fresca vincitrice di un Titolo Mondiale di Formula Uno, per capire se si fosse potuto intervenire su di essa in chiave sportiva. Il risultato si vide due anni dopo (1961) nei panni di un mostriciattolo da circa un litro di cilindrata per 55 CV che, sul misto stretto, si rivelava imbattibile praticamente da chiunque; questo grazie al ridottissimo peso, ad un assetto ancor meglio curato ed ai freni a disco anteriori.

Non paghi, i maghi della John Cooper svilupparono poco dopo le versioni S da 997 cc, con potenza portata a 65 CV, e da 1,3 litri che arrivarono a disporre, in configurazione stradale, di 76 CV per prestazioni veramente elevate in termini assoluti; ed è noto che queste prestazioni non si limitarono a vittoriose sfide stradali con Alfa Romeo, Porsche, Triumph, ma sconfinarono in campo agonistico con risultati trionfali nelle gare su strada sia nella classe fino a 1.000 cc sia nell’assoluto con la versione di maggiore cilindrata.

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E, in effetti, tre vittorie al Rally di Montecarlo ed altre diciannove vittorie in Rally europei di primo piano nel periodo 1965-67, oltre ad un Campionato Europeo (1965), appaiono più che sufficienti per porre questa straordinaria vetturetta nel Gotha dell’automobilismo sportivo e per stamparne il nome nel cuore di tutti gli appassionati elevandola al ruolo di mito indiscusso.

A tal punto da renderne possibile una sorta di resurrezione, nel 2001, da parte della BMW che ne aveva acquistato il Marchio nel 1994 insieme a tutto il Gruppo Rover dalla British Aerospace; e a questo proposito è interessante notare che, nell’arco di un decennio, il Gruppo tedesco finì per liberarsi di tutto il resto che, in quella occasione, aveva acquisito: la Land Rover ceduta alla Ford nel 2000 e la MG Rover nel 2005 ai cinesi della SAIC (Shanghai Automotive Industry Corporation).

Non così per MINI che, intanto, era diventato nuovamente un Marchio a sé stante e che, dopo una serie di seducenti prototipi da salone che ne avevano aumentato a dismisura l’aspettativa, nel Settembre 2001 debuttò sul mercato con due versioni: la One, dedicata alle signore più compassate, con 90 CV a disposizione e la Cooper, che dava il benvenuto alla rinascita di questo Marchio, da 115 CV; ambedue erano motorizzate da un robusto quattro cilindri 1,6 litri monoalbero a sedici valvole prodotto in Brasile in collaborazione con la Chrysler.

Di assoluto rilievo, e responsabile primo dello strepitoso successo di questa automobile, lo stile creato da Frank Stephenson (già autore tra l’altro delle bellissime Alfa Romeo 8C Competizione e Fiat Bravo) che interpretò lo spirito e gli stilemi della progenitrice in maniera insuperabile sia all’esterno, basti pensare ai ridottissimi sbalzi, sia nell’abitacolo con il grosso strumento centrale sulla plancia; di estremo gusto anche tutta un’altra serie di furberie stilistiche come, per esempio, le strisce adesive sul cofano motore e la presenza della colorazione rosso/bianca come quella delle vincitrici di Montecarlo negli anni 60.

Ovviamente fu sulla Cooper che si concentrarono le preferenze degli appassionati fino a che, nel 2002, non arrivò la regina di questa prima serie delle Mini BMW avente sigla di progetto R50: stiamo parlando della Cooper S sovralimentata con compressore volumetrico fino al raggiungimento dei 163 CV: una vera piccola bomba; ma, ancora una volta, la bontà del telaio consentiva un ulteriore azzardo e così nel 2003 vennero offerti i kit John Cooper Works che innalzava la potenza fino ai 126 CV sulla Cooper ed agli impressionanti 200 CV sulla Cooper S.

Del 2004, poco prima del restyling, fu invece la nascita della Cabriolet disponibile con tutte e tre le motorizzazioni descritte; ci accorgiamo ora che spingendoci fino a questa annata ci siamo portati un poco fuori dai nostri tradizionali confini, ma abbiamo voluto includere tutta la prima serie della Mini Cooper e derivate poiché ci paiono già collezionabili, con la ’S’ che ha già iniziato a veder salire un pochino le proprie quotazioni, anche in virtù del fatto che, conservata in condizioni originali, è diventata piuttosto difficile a trovarsi.

Per ora sono comunque alla portata di tutti: dai 2000 (le Cooper) ai 3.500 Euro per esemplari più che decenti e comunque sotto ai cinquemila anche per quelli perfetti (tranne le JCW originali che viaggiano già a cifre più elevate); non vogliamo ora ipotizzare chissà quali soddisfazioni monetarie, è ancora presto, ma crediamo che investire cifre di questo ordine in una di queste auto sia una buona idea, anche volendo prescindere dalla notevolissima quota di divertimento alla guida che esse forniscono al loro utilizzatore.


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