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Mini Cooper SE, la piccola inglese entra nell’era delle emissioni zero

di Mario Cianflone

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4' di lettura

MIAMI (FL. USA) - ll tipico go-kart feeling è rimasto, anzi ora è più accentuato grazie al baricentro più basso e alla ripartizione delle masse tra motore all’anteriore e batteria a forma di T che occupa parzialmente il volume interno del tunnel. È questa la prima nota positiva sedendosi al volante della nuova Mini Electric, alias Cooper SE, ma in realtà piace di più la semplice denominazione “elettrica”.

Siamo andati a guidare la piccola inglese a ioni di litio a Miami. La vettura che è stata presentata l’estate scorsa è ora pronta per i concessionari e arriverà in Italia a Marzo con un listino che parte da 34mila euro, costa in pratica poco di più di una Cooper S e praticamente quanto una John Cooper Works da 230 cavalli. La Mini Electric, ha però tutta un’altra collocazione filosofica: da una parte mantiene il Dna sportivo/dinamico del modello, dall’altro è palesemente un oggetto eco chic. La sua vocazione è prettamente urbana. l’autonomia infatti non è esagerata: varia, a seconda della modalità di guida impostata (Sport, Mid, Green e Green+) tra 235 e 270 km assicurati dalla batteria a ioni di litio da 32,6 kWh. Non si tratta però di una limitazione, ma di una precisa scelta dei tecnici della Casa (e quindi di Bmw) per limitare le masse (pesa solo 145 kg in più della Cooper S), mantenendo l’agilità tipica di una Mini 3 porte offrendo contemporaneamente una elettrica brillante ma non esasperata. E questo grazie al pezzo contenuto: alla guida infattiè molto divertente: l’accelerazione è vigorosa senza essere eccessiva, arriva a 100 orari in 7.3 secondi scatta da 0 a 60 orari in 3.9 secondi. È, una brucia semafori grazie ai 270 Nm di coppia massima erogati con vigore fin dai primi istanti: una caratteristica tipica dei motori elettrici e che rende piacevole la guida delle Bev (Battery electric vehicle) anche se alla fine esibiscono tutte un comportamento più o meno simile. La Mini a batteria, invece ci mette del suo: stabilità e manegevolezza sono esenti da critiche, e il recupero dell’energia è efficiente. Si guida con il solo pedale dell’acceleratore. E questo one pedal driving è settabile su due livelli.

La vettura eredita motore da 184 cv (135kW) e tecnologie dalla Bmw i3 ma non la piattaforma in carbonio di quest’ultima. Mini basata sulla piattaforma Ukl, portata al debutto proprio dalla terza serie della mini nata nel 2014. Le dimensioni rispetto alle sorelle termiche sono pressoché inalterate (lunga 3.845 mm e larga 1727 mm) e anche lo stile è immutato: solo alcuni particolari come la calandra piena con profili giallo acido la fanno distinguere dalle altre Mini tre porte, insieme alle ruote specifiche. Giallo anche in plancia e per la leva per l’accensione.

A bordo la novità più evidente e il cluster strumenti che cambia radicalmente. Al posto del classico tachimetro rotondo analogico, c’è un display digitale ovale. Lo schermo è opaco, per migliorare la visibilità ma tuttavia la leggibilità sotto il sole non è il massimo a causa dei riflessi, mentre la grafica non scatena alcun effetto wow. A centro plancia resta il tipico infotainment Mini Connected (aggiornato per le esigenze dettate dall’elettrificazione e offerto come optional nella versione da 8.4 pollici e di serie in quella da soli 6.5. Il look and feel sconta l’anzianità del progetto ma si nota poco: le mini invecchiano in mondo meno evidente di altre vetture e questa variante elettrica riesce comunque ad aggiornare un modello che ha sei primavere sulle spalle. Pochi i concorrenti: infatti Mini con il suo posizionamento premium e un po’ snob fa “mercato a parte” ma si dovrà tuttavia misurare con le edizioni elettriche di Peugeot 208, Opel Corsa e Ds3 Crossback E-Tense, e in futuro, quando arriverà, con la Fiat 500 a ioni di litio. A livello di efficienza, la Mini si fa apprezzare perché la batteria, anche sulle highway della Florida non va giù repentinamente. Certo, esagerando con la richiesta di prestazioni, le cose cambiano e la range anxiety aumenta. E veniamo ai tempi di ricarica, vera bestia nera della auto elettriche. Può essere ricaricata anche con una normale 220 in corrente alternata ma i tempi sono lunghi. Meglio usare, se si ha un garage, il wallbox offerto dalla casa che offre due modalità: 11 kW che in 2.5 ore ricarica l’80% e in 3.5 ore fa il pieno oppure 7.4 kW che richiede 50 minuti in più. Usando le colonnine pubbliche da 50 kW in corrente continua in soli 35 minuti si arriva al’80% e in un’ora e 35 minuti si arriva al 100 per cento. anche questi sono i vantaggi di avere una batteria a misura di città: meno sprechi di costi di tempo e di peso. Quattro i livelli di allestimento: Trim, S, M, L e XL e vasta la possibilità di optional e personalizzazioni.

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