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Ministeri divisi per i limiti ai neopatentati sull’elettrico

Circolari in contrasto sulla potenza per auto elettriche e ibride plug-in. Gli sconti sulle multe seriali non sono applicabili ai divieti di circolazione

di Maurizio Caprino

(AdobeStock)

3' di lettura

È in vigore da 6 agosto, ma la sua applicazione è ancora incerta: la deroga ai limiti di potenza delle vetture guidabili dai neopatentati nel caso siano a proplusione elettrica o ibrida plug-in è stata intesa in senso restrittivo dal ministero delle Infrastrutture, dopo che quello dell’Interno si era espresso in senso opposto, nella sua maxi-circolare del 7 settembre (la 300/STRAD/1/0000028964.U/2022) sulle modifiche apportate al Codice della strada dalla versione convertita in legge dell’ultimo decreto Infrastrutture (Dl 68/2022). La circolare dà indicazioni rilevanti e meno controverse su alcune di tali modifiche.

Neopatentati

Il testo dell’articolo 117 del Codice ora in vigore sembra stabilire che, dei due limiti di potenza imposti sugli autoveicoli guidabili a chi ha conseguito la patente B da meno di un anno (potenza massima fino a 70 kW e rapporto potenza/tara fino a 55 kW/t), il Dl Infrastrutture lasci immutato il primo e alzi il secondo a 65 kW/t in caso di «autovetture elettriche o ibride plug-in». La circolare del 7 settembre ha invece affermato che per esse vale solo il limite di potenza specifica, aprendo ai neopatentati effettive possibilità di guida “elettrificata” altrimenti precluse dall’interpretazione letterale della norma (è difficile trovare auto elettriche o ibride plug-in con potenza massima contenuta entro i 70 kW, limite poco adatto al peso rilevante delle batterie). Ma il 20 settembre il ministero delle Infrastrutture (circolare U.29290) ha sposato l’interpretazione letterale del testo, secondo cui il limite di potenza massima si applica anche per elettriche e ibride plug-in.

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Peraltro, nessuna delle due circolari affronta il problema principale della norma: che cosa s’intende giuridicamente per elettriche e ibride plug-in? La Motorizzazione ci lavora da un lustro, proponendo una classificazione in base alle emissioni di CO2, più o meno recepita nelle norme sugli incentivi all’acquisto di auto “ecologiche”. Ma sotto il profilo del Codice della strada non c’è nulla di formalizzato. Certo, si può ritenere che un’elettrica si individui perché sulla carta di circolazione, tra le «emissioni gas di scarico», riporta zero per la CO2 (voce V7) e che una ibrida sia definibile «plug-in» perché dotata di presa di ricarica. Ma nei controlli su strada quest’ultimo punto può essere controverso. Né pare opportuno attenersi solo a come la vettura è presentata commercialmente dal costruttore: i confini tra plug-in e ibride “normali” diventano meno netti man mano che sul mercato arrivano nuove soluzioni tecniche “intermedie”.

A parte questo problema, se un agente volesse applicare la nuova norma, dovrebbe decidere se attenersi al testo letterale o all’interpretazione del ministero dell’Interno (che lo vincola almeno in parte, perché è il dicastero che coordina i servizi di polizia stradale). In caso di incidente, invece, l’assicurazione del responsabile molto probabilmente si rivarrà su di lui se è neopatentato e la vettura da lui guidata ha più di 70 kW.

Altre novità

Il ministero dell’Interno si allinea a quello delle Infrastrutture quando parla di Ztl a pagamento: in attesa del decreto ministeriale attuativo, non se ne possono istituire altre, mentre per quelle già attive restano in vigore le tariffe attuali, che non si possono modificare (non è chiaro se ciò valga anche per le attuali regole di accesso).

Quanto agli sconti per le multe “seriali”, la circolare del 7 settembre chiarisce che non riguardano i divieti di circolazione (compresi gli accessi a Ztl e aree pedonali), i trasporti eccezionali e «più in generale, le violazioni di tutte le norme che non attengono alla idoneità generale alla circolazione del mezzo». Per il ministero, valgono solo per infrazioni relative ai requisiti tecnici e amministrativi del mezzo e la norma è concretamente applicabile solo alle violazioni «per le quali è sempre astrattamente possibile l’accertamento senza contestazione immediata», perché ad oggi per le altre «non sono ipotizzabili accertamenti reiterati in mancanza della contestazione immediata».

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