Dopo le Olimpiadi

Ministro Bianchi, la scuola riuscirà a essere educativa come lo sport?

Mail pubblica al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, per capire se - retorica a parte - la scuola può vivere lo sport come momento formativo e non come ostacolo allo studio

di Marco lo Conte

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4' di lettura

Gentile Ministro Patrizio Bianchi,
cosa resterà delle vittorie alle Olimpiadi e delle vittorie calcistiche nella mente e nel corpo dei ragazzi che si preparano ad affrontare il nuovo anno scolastico? Sì, sappiamo bene come l'attenzione sia tutta riversata in questi giorni sulle misure anti Covid, dal distanziamento (difficile, visti gli spazi delle aule) alle mascherine ai vaccini. Non so se anche Lei ha festeggiato i successi degli atleti italiani a Tokyo o a Londra. Ma è lecito chiedersi se gli auspici che molti hanno lanciato sull'esempio delle vittorie azzurre per i ragazzi siano solo esercizi retorici oppure se chi si prepara a tornare in classe ha modo di trovare ispirazione per il proprio percorso scolastico dalla voglia di riscatto di Filippo Tortu, dal sacrificio di Antonella Palmisano o dalla capacità di fare squadra costruita da Roberto Mancini.

Gli esempi che ispirano

È lecito chiederselo perché, ricordiamolo, chi ha successo nella vita professionale in genere ha dietro di sé un bagaglio di studi solidi ma – molto spesso – anche un passato di atleta, che dallo sport ha tratto ispirazione per la formazione del carattere, come nel caso di Ottavio Missoni o di Maurizia Cacciatori. Altri, come Lorenzo Sassoli de Bianchi o Maurizio Costa, fanno dello sport amatoriale una riserva di energia fisica e mentale per la propria attività professionale. Eppure la scuola in questi processi formativi appare l'illustre assente. Anzi, in molti casi per la scuola italiana, in particolare per la secondaria superiore, lo sport è tempo sottratto alle equazioni, alle verifiche sui Promessi Sposi, alle versioni dal latino, alle formule di fisica da imparare a memoria. Da anni sono riservati agli studenti agonisti percorsi personalizzati, per programmare le verifiche e rendere in parte flessibile la loro partecipazione alle lezioni in classe, tuttavia l'impressione è che ciò sancisca ancor di più la separazione tra studio e sport, riducendo la contaminazione tra le due attività.

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Cosa dice la scienza

Eppure la coincidenza tra capacità di concentrazione nella lettura e sui campi sportivi è sotto gli occhi di tutti coloro che si occupano di adolescenza. Lo stereotipo del “muscolo non pensante” è duro a morire. E' rilevante e debitamente documentato l'impatto dell'attività fisica sullo sviluppo dell'ippocampo, una delle poche aree del cervello in grado di generare nuovi neuroni e trasformare della memoria a breve termine in memoria a lungo termine. Chi si muove con continuità e con abilità crescente rallenta l'invecchiamento del proprio cervello, oltre che del proprio fisico, incontra meno difficoltà ad aggiornarsi con le novità tecnologiche, impara con maggior facilità lingue straniere anche in età adulta, sviluppa un pensiero laterale per individuare con duttilità soluzioni innovative a problemi inattesi. Abilità che l'ora di educazione fisica riesce appena a illustrare agli studenti come ipotesi.

L'attività sportiva in Italia è demandata alla buona volontà organizzativa delle famiglie, che si trovano di fronte l'offerta di tante piccole società sportive, che raramente riescono a costruire percorsi di crescita sportiva. Quanto sono lontani gli Stati Uniti, dove sono le high school – le scuole superiori – i contesti dove viene coltivato il talento (anche) sportivo dei ragazzi; dove la crescita fisica e interiore degli studenti è accompagnata da allenatori preparati contesi per le loro capacità. Così queste scuole diventano un punto di riferimento istituzionale, trasmettendo ai ragazzi il principio del level playing field, fondamentale nello sport come nella vita.

Per capire quali sono i modelli che ispirano i ragazzi nel loro percorso di crescita basta guardare le loro camerette e i personaggi dei poster che ne tappezzano le pareti. Chi ha alle spalle qualche decina di primavera forse fatica a ricordare quanto coraggio, quanta passione, quanta forza possa infondere le parole di un cantautore (tema di cui ci si occuperà in un altro momento) o le gesta di un atleta, uomo o donna che sia. I ragazzi vivono questo legame ogni volta che alzano lo sguardo dal vocabolario di latino o a ogni intoppo di equazione. Per questo è fondamentale che la scuola impari a essere ispirativa ed educativa quanto lo è lo sport. Magari usandolo direttamente, facendosi permeare e contaminare, usando la leva della competitività per migliorarsi anche nell’analisi dei Promessi Sposi o delle Guerre Puniche.

Le iniziative recenti

Dobbiamo dar atto del fatto che non mancano le numerose iniziative a favore dello sport a scuola, prese proprio negli ultimi mesi da quando il Governo si è insediato di cui Lei fa parte, per recuperare il tempo perduto e l'estemporaneità delle misure. Per esempio il protocollo di intesa tra Ministero e Coni per coinvolgere i ragazzi nelle iniziative in preparazione delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 o le molte iniziative sul tema disabilità. O il protocollo siglato dal Suo Ministero con la Presidenza del Consiglio, siglato insieme al sottosegretario Valentina Vezzali, che ha visto la luce in occasione del piano estate, quando si è deciso di tenere aperte le scuole nei mesi estivi per favorire la socialità tra ragazzi, il recupero di studio e, appunto, lo sport. Uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro, buona parte dei quali destinati allo sport, di cui sarà importante conoscere i risultati. Perché la cultura sportiva ci insegna proprio questo: analisi dei risultati, monitoraggio degli sforzi e confronto con gli altri soggetti. Strumenti tra l'altro di cultura economica e di impresa, cui educare i ragazzi perchè si presentino alla vita adulta con gli strumenti idonei per migliorare il mondo che lasciamo loro.

Ci faccia sapere, Ministro, quali saranno stati i risultati di queste iniziative. Per capire se la scuola riuscirà davvero a diventare educativa quanto lo sono le attività sportive.

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