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Wsj: Usa verso invio tank Abrams a Kiev. Germania: la Nato non sia parte in guerra

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius: sui Leopard non ci sono nuove informazioni, ma decideremo presto

di Antonella Scott

Erdogan: Turchia non sosterrà l'adesione della Svezia alla Nato

3' di lettura

«Sosterremo l'Ucraina contro l'aggressione russa con tutto quello che sarà necessario, e per tutto il tempo necessario», aveva detto venerdì scorso a Ramstein, in Germania, Lloyd Austin III, il segretario alla Difesa americano, a fianco del capo degli Stati maggiori riuniti, generale Mark Milley.

Non era un impegno formale: secondo quanto scrive il Wall Street Journal, citando ufficiali Usa, l’amministrazione Biden si starebbe orientando ad autorizzare l'invio in Ucraina di «un numero significativo» di Abrams M1, carri armati da combattimento. Un passo su cui finora la Casa Bianca e soprattutto il Pentagono avevano frenato, il segnale di un coinvolgimento molto più profondo nella guerra contro la Russia, un salto di qualità dalla fornitura di armi difensive ad armamenti offensivi.

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Accordo Usa-Germania per il via libera ai tank

Una svolta che ne implicherebbe un'altra, altrettanto epocale: la decisione, scrive il Wall Street Journal, farebbe parte di un accordo stretto con la Germania, che sulla scia degli Stati Uniti accetterebbe di mettere a disposizione dell'Ucraina un numero inferiore dei suoi carri armati Leopard 2, da tempo invocati dalle autorità di Kiev. L'invio di mezzi militari più potenti e moderni è urgente, perché la Russia sta preparando una nuova offensiva: lo aveva chiarito martedì mattina il norvegese Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, al termine di un incontro con il nuovo ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius.

Già in questi giorni gli ucraini registrano una ripresa degli attacchi russi sul fronte Sud, oltre che intorno a Bakhmut in Donbass: e a Ramstein sia Austin che il generale Milley avevano insistito sulla necessità di garantire all'Ucraina una controffensiva in grado di spezzare il fronte russo e di riconquistare i territori occupati in questi mesi.

L’annuncio ufficiale forse a giorni

Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, la Casa Bianca non ha voluto commentare le indiscrezioni: ma un annuncio in merito potrebbe essere questione di giorni. In base all'accordo, la cancelleria tedesca autorizzerebbe anche la riesportazione di un certo numero di Leopard 2 attraverso la Polonia – che ha già avanzato richiesta formale – e gli altri Paesi europei che hanno in dotazione i corazzati tedeschi. Dal ministero tedesco dell'Economia e da quello della Difesa sono giunte martedì pomeriggio indicazioni di una decisione imminente del cancelliere Olaf Scholz, in risposta alla richiesta di Varsavia.

Non è una decisione semplice per il Governo tedesco, che ha insistito per un'azione coordinata con gli Usa per non apparire isolato. L'impegno degli alleati è una missione impossibile: sostenere l'esercito ucraino senza trascinare la Nato in un confronto diretto con Mosca. Una missione in cui non ci si può permettere di mostrarsi disuniti. È la ragione per cui in questi giorni Stoltenberg ha comunque sottolineato il contributo della Germania, malgrado la reticenza all'invio di carri armati offensivi: una decisione che stravolge la storia del dopoguerra tedesco.

Berlino insiste: la Nato non diventi belligerante

Nei giorni scorsi comunque il ministro Pistorius, che ripete che la Nato non deve diventare parte belligerante, ha incaricato il proprio ministero di preparare un inventario dei carri armati a disposizione, autorizzando i Paesi che li hanno in dotazione – 12 in Europa oltre alla stessa Germania – di avviare l’addestramento dei militari ucraini. Anche i produttori dei tanks, il gruppo Rheinmetall, appaiono più possibilisti rispetto alle scorse settimane: martedì un portavoce ha detto che, dietro richiesta, la compagnia potrebbe consegnare all'Ucraina 139 carri armati da combattimento: 29 Leopard 2°4 entro aprile/maggio, e altri 22 dello stesso modello entro fine anno o inizio 2024. Altri 88 Leopard 1 – una versione più vecchia – sarebbero disponibili. In totale, i Leopard in dotazione nei Paesi europei sono 2.000, di cui 250 in Polonia. Kiev ne chiede 300, anche se secondo alcuni esperti militari ne basterebbero forse un centinaio per respingere un'offensiva russa.

Per ragioni storiche, in Germania la legge in merito alla riesportazione di armamenti di produzione tedesca è tra le più rigide al mondo: generalmente, spiega l'agenzia Reuters, le richieste di esportazione di armamenti hanno luce verde se destinate ad altri Paesi Nato, o comunque ad alleati stretti. Mentre l'approvazione viene negata se «c'è ragione di credere che contrasterebbe l'ambizione della Germania di mantenere buoni legami con altri Paesi». Nel caso in cui i carri armati vengano inviati senza il consenso di Berlino, spiega ancora Reuters, una delle conseguenze possibili è la difficoltà di provvedere autonomamente alla manutenzione e alla sostituzione delle parti di ricambio. Come ha sottolineato a Berlino Stoltenberg, al di là dei Leopard tedeschi, l'Ucraina potrà contare sui 14 Challenger 2 offerti dal Regno Unito, mentre Emmanuel Macron ha prospettato la disponibilità di Parigi di inviare carri armati Leclerc. «Il nostro Paese e le sue forze armate – ha risposto in un'intervista Valerij Gerasimov, il capo di Stato maggiore russo ora comandante anche delle operazioni in Ucraina – hanno di fronte l'intero Occidente collettivo».

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