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Minniti in missione a Tripoli, tra lotta agli scafisti e sostegno a Sarraj

di Gerardo Pelosi

(ANSA)

3' di lettura

La missione che il neoministro dell’Interno, Marco Minniti compirà la settimana prossima a Tripoli (quasi certamente il 9 gennaio) per stringere nuovi accordi sui flussi migratori riconsegna all’Italia un ruolo da protagonista nella soluzione dei problemi di quel Paese. La settimana prossima il nuovo ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, presenterà le credenziali al nuovo Governo di unità nazionale presieduto da Fayez al Sarraj dopo i lavori di messa in sicurezza della nostra rappresentanza diplomatica. E, sempre la settimana prossima, il dossier Libia sarà affrontato dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano in occasione del primo colloquio che avrà a New York il 10 gennaio con il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dopo che il nostro Paese, dal primo gennaio, è entrato a far parte del Consiglio di sicurezza tra i membri non permanenti.

Sia il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sia il ministro degli Esteri, Alfano e quello dell’Interno, Minniti padroneggiano a dovere (e da molti mesi) il dossier libico che hanno trattato nelle loro precedenti responsabilità durante il Governo Renzi. Fra tutti c’è pieno accordo sulle linee guida fissate ieri a Palazzo Chigi dallo stesso Gentiloni secondo il quale «occorrono da un lato politiche migratorie sempre più efficaci che coniughino attività umanitaria e accoglienza e, dall'altro, politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri». Una linea del “doppio cappello” che ha avuto l’investitura ufficiale dello stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella durante il messaggio di fine anno.

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L’insediamento di Sarraj si deve anche al governo italiano e il contributo del nostro Paese si è già concretizzato nell’installazione di un ospedale da campo a Misurata.

Il responsabile della Farnesina Alfano ha fatto sapere di essere già al lavoro «per concludere accordi che diminuiscano gli arrivi impedendo le partenze». Secondo il capo della nostra diplomazia c’è un triangolo di Paesi fondamentale: il Niger, con cui su è vicini a chiudere un accordo, la Tunisia e la Libia. Per Alfano l’Italia deve portare all’attenzione dell’Onu la questione della sicurezza e dei grandi flussi migratori nel Mediterraneo affrontando il problema alla radice perché «i conflitti che hanno sconvolto la Siria e l’Iraq sono all’origine dei flussi di milioni di rifugiati». Anche al G7 di Taormina del 26 e 27 maggio, secondo Alfano, dovrebbe essere posto l’accento sulla sicurezza nel Mediterraneo e il contrasto al traffico di esseri umani. Tema che verrà affrontato comunque già prima, il 3 febbraio prossimo alla Valletta nel corso del primo vertice a 27 della nuova presidenza maltese dell’Unione europea.

Quanto alla Libia l’Italia si sta muovendo da tempo anche se sotto la bandiera dell’Unione europea. È infatti italiana la guida della missione Eunavfor Med (operazione Sophia) che ha come mandato il compito di contrastare il traffico di esseri umani e combattere gli “scafisti”. A questi compiti, da fine ottobre, si è aggiunto anche il training alla nuova Guardia costiera libica che si sta sviluppando in tre moduli ed attualmente è in corso su Nave San Giorgio in acque internazonali. Due giorni fa a Roma il comandante della guardia costiera libica, commodoro Abdalh Toumia ha incontrato al quartier generale di Operazione Sophia l’ammiraglio Enrico Credendino per concordare tempi e modalità per le due successive fasi dell’addestramento: una che avverrà a terra a Malta e in Grecia e una successiva (non prima di marzo) con personale Eunvafor su motovedette libiche nelle acque territoriali, proprio lì dove ancora adesso non possono entrare le navi europee ma dove si conta il maggior numero di naufragi con miglaia di morti.

Lunedì prossimo le autorità libiche confermeranno a Minniti la piena disponibilità a collaborare per frenare i flussi dei migranti ma chiederanno quasi certamente mezzi adeguati al pattugliamento. L’Italia già prima della rivoluzione anti Gheddafi del 2011 aveva raggiunto un accordo per la consegna alla Libia di almeno dieci motovedette. Di queste quattro si trovano nel porto tunisino di Biserta ma necessitano di manutenzione straordinaria, le altre quattro sono in Italia, in un cantiere dell’Adriatico. La linea del Governo italiano è di aiutare le autorità libiche ma per la consegna delle unità attendere il momento in cui anche militari italiani ed europei potranno salire a bordo per addestrare la guardia costiera libica, quindi non prima di marzo. Un altro grande problema per il governo di Serraj è quello che riguarda il controllo delle frontiere terrestri del Sud. Proprio di ieri è la notizia che il Ciad ha chiuso la frontiera con la Libia per una «potenziale e grave minaccia di infiltrazione terrorista» dichiarando le aree di confine «zone di operazione militari».

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