MEPHISTO WALTZ

Mirabilia


2' di lettura

Altro che “frammenti del futuro”, come diceva Friedrich Schlegel, considerato l’“inventore” del Romanticismo, alla fine del ‘700 (Luigi Reitani, come sottolinea Claudio Magris, l’attribuisce a Hölderlin): eccolo, Satanasso, mentre si rigira tra le mani un VR, il visore della realtà virtuale bluetooth senza cavi, visibile sul cellulare. È lí a bocca spalancata, di fronte a un aggeggio da poche centinaia di euro, paragonabile alla rivoluzione di Internet degli anni ‘90, quando ce lo spiegava Negroponte. Una diavoleria che il nostro si aspettava accadesse tra qualche secolo. Quam celerrime ruit hora. Immaginate di entrare nell’iperspazio di Star Trek, immaginate di varcare la soglia del Paese delle Meraviglie di Alice, di attraversare il Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch o di sostituirvi a Virgilio per ritrovarvi, assieme a Dante, “per una selva oscura” illustrata da Gustavo Doré. O di esser parte in Matrix accanto ai fratelli Wachowski o accanto a Marlon Brando in Apocalypse Now e a Clarissa in Fahrenheit 451, la temperatura alla quale la carta si incendia. Questo e tanto di più è possibile ora. Grazie a Oculus Quest. Nato da una start-up acquisita da Facebook, che sta anche lanciando Libra, una criptovaluta innovativa. Basta indossare il visore e afferrare i due touch controllers per entrare nello spazio virtuale e toccare la surrealtà: in una megalopoli, in un fanta–thriller, in una dark city, nell’utopia di un futuro distopico. Nel cuore dell’analisi sociale di Leslye Arimah, la scrittrice “afropolitan”, ora al Festival letterario di Roma, che specula sul  domani. Ma perché non scrutare anche il passato, per vivere  l’Intervista impossibile di Eco a Beatrice o il sogno di Giulio Verne tra  la France-Ville e Stahlstadt ? o Haydn mentre suona e dirige la Sinfonia degli addii per gli  Esterházy a Eisenstadt? Queste le prossime App che ci potrebbe offrire il VR, possiamo giurarci. Ma noi saremo ancora qui a trastrullarci con parlantina babbea, con lo stile del non-stile – copyright Giuliano Ferrara – nella melassa e nello sgorbio della democrazia del consenso. Cui prodest?

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