dopo il sisma di magnitudo 6.5

Missione Albania: i soccorritori fra polvere e macerie del terremoto

I vigili del fuoco hanno scavato fra i resti di una palazzina collassata di Durazzo: hanno trovato sei vittime, fra cui una mamma con le sue gemelline di un anno e mezzo e l’altro figlio di 7 anni

di Nicoletta Cottone


Missione Albania: i soccorsi fra polvere e macerie

3' di lettura

Hanno scavato senza sosta fra le macerie, non solo di giorno, ma anche nel buio pesto della notte, illuminati solo da grandi fari. Con la speranza di trovare superstiti del terribile terremoto che ha colpito l’Albania. Sono 14 i team di soccorritori che scavano fra le macerie, provenienti da Italia, Grecia, Francia, Turchia, Romania, Svizzera, Israele, Serbia e Kosovo coordinati dai Vigili del fuoco italiani attraverso l’Ucc, Unità di coordinamento e controllo. Intervenuti dopo il terremoto di magnitudo 6.5, il più forte della storia dell’Albania degli ultimi 40 anni, che ha colpito la zona settentrionale del paese alle 3.54 del 26 novembre, causando 49 vittime, oltre 750 feriti e più di 5.200 sfollati.

I primi soccorsi
«I vigili del fuoco sono intervenuti in Albania con 174 uomini e 60 mezzi. Il sistema di intervento che abbiamo adottato consente di muoverci a scacchiera e di avere a disposizione in poche ore 200 uomini», racconta Luca Cari, responsabile della comunicazione d’emergenza dei Vigili del fuoco. Nella notte è stato recuperato l’ultimo disperso della palazzina che ha mietuto sei vittime: una mamma con i suoi tre bambini, una giovane di poco più di 20 anni e un anziano. I Vigili del fuoco sono in Albania per i primi soccorsi con una squadra di 174 uomini, con base nel porto di Durazzo. «Sono stati proprio i vigili del fuoco italiani - spiega Cari - a dover estrarre dalle macerie la mamma con i suoi tre bambini, due gemelline di un anno e mezzo e un bimbo di 7 anni, morti nel crollo della loro casa di Durazzo. E le altre due vittime: esperienze emotivamente molto forti».

Fra le macerie una mamma abbracciata ai suoi tre figli
«La mamma, con le due gemelline di un anno e mezzo e il bimbo di sette anni, erano abbracciati sul lettone. Lei ha cercato di proteggerli col proprio corpo fino all’ultimo. Purtroppo la palazzina è collassata, tre piani ridotti a un cumulo di macerie di poco più di due metri», racconta Sandro Favilla, classe 1967, capo reparto dei Vigili del fuoco di Pisa, a capo della squadra che ha trovato la famiglia seppellita dalle macerie. Quando è stato chiamato per l’intervento in Albania, Sandro era al lavoro nell’emergenza del crollo del viadotto vicino Savona. Solo il tempo di rientrare a Pisa e ripartire con un volo militare. «Siamo addestrati per agire a sangue freddo - sottolinea Sandro Favilla - in tutte le situazioni. Mentre cercavamo di individuare come era stata costruita la casa, facevamo i carotaggi e le ispezioni con le telecamere, scavavamo, la speranza di trovarli vivi l’abbiamo sempre avuta. Poi ci siamo dovuti rassegnare alla realtà. Prima abbiamo trovato una ragazza di poco più di venti anni in corridoio, poi i tre bambini con la mamma. Siamo tutti padri e a livello emotivo sono situazioni che toccano e che non si possono dimenticare. I rumori, i suoni, gli odori, restano dentro di noi».

Operazione in 36 ore
All’opera accanto alla squadra di Favilla, c’era anche il team romano di Maurizio Fumaselli, 53 anni, capo reparto dell’Usar Lazio. «Siamo partiti via terra, subito dopo il team della Toscana, con tutte le attrezzature. Portiamo di tutto perchè dobbiamo essere pronti per ogni evenienza, dal semplice martello ai mezzi pneumatici, dai materiali per i carotaggi alle telecamere per ispezionare il sottosuolo. L’operazione si è svolta in 36 ore. C’era stata una prima scossa più leggera e poi quella del crollo. La parte più difficile di queste operazioni resta quella emotiva e ci vuole tempo per metabolizzarla».

La Cei stanzia 500mila euro per la prima emergenza
Intanto la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha destinato 500mila euro, provenienti dai fondi dell’8xmille, alle vittime del devastante terremoto che il 26 novembre ha colpito l'Albania. Lo stanziamento avverrà tramite la Caritas italiana, che ne renderà conto al Servizio per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo. Fondi destinati alle urgenze più stringenti della popolazione: aiuti alimentari e beni di prima necessità come vestiario, sacchi a pelo, coperte, kit per l'igiene e per i neonati. Saranno predisposte strutture di accoglienza, servizi igienici, cucine da campo, alloggi adeguati per i più vulnerabili.

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