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Missione in Libia, Haftar: «Pronti a bombardare le navi italiane»

2' di lettura

Il generale Kalifa Haftar, l’uomo forte del governo di Tobruk, avrebbe dato ordine alle sue forze di bombardare le navi italiane impegnate nell’imminente missione di supporto navale alla Libia: lo ha riportato con un tweet dell’emittente Al Arabiya. Questo mentre nelle acque territoriali libiche si trova già il pattugliatore italiano “Comandante Borsini”. Ma fonti governative italiane hanno giudicato «inattendibile» e «infondata» la notizia.

L’ordine di Haftar arriva poche ore dopo che il Parlamento di Tobruk, che fa capo alla sua fazione, aveva espresso la sua opposizione all’operazione navale italiana. contestando al premier di Tripoli, Fayez Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, di aver concluso l’accordo con l’Italia per operazioni congiunte di contrasto ai trafficanti di esseri umani, in quanto la presenza di navi straniere rappresenterebbe una «violazione della sovranità nazionale» libica.

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Tutto questo dopo che il Parlamento ha dato il via libera alla missione di supporto navale in Libia. Il presidente del Consiglio ha sottolineato l’importanza della missione: «Sappiamo tutti - ha detto - quanto i cittadini italiani si attendano risultati nella lotta dei trafficanti di esseri umani e nel controllo sui flussi migratori irregolari. Il contributo delle forze armate in questa direzione è assolutamente strategico e determinante: questa non è certo una missione aggressiva - ha precisato - ma di sostegno alla fragile sovranità di quel Paese».

Intanto due pescherecci di Mazara del Vallo, “Aliseo” e “Anna Madre”, sarebbero stati assaltati da un’imbarcazione al largo di Zarsis, al confine trala Libia e la Tunisia, in acque internazionali. Lo ha reso noto il presidente del Distretto della Pesca Giovanni Tumbiolo. Solo il contemporaneo intervento di un elicottero militare italiano e di un’unità navale della Marina tunisina ha permesso di evitare il peggio, facendo allontanare l’imbarcazione a quanto pare appartenente alle autorità doganali tunisine. L’episodio non sarebbe però legato alle tensioni per l’operazione navale italiana, ma alla decennale “guerra del pesce” nel Mediterraneo.

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