Migranti e sbarchi

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Migranti, missione Sophia ridotta da Ue ma l’Italia le assegna 25 militari in più

Nonostante il Comitato politico e di sicurezza Ue abbia deciso di sospendere l’utilizzo delle navi per sei mesi, l’Italia ha deciso di assegnare a questa operazione 520 militari. Nel 2018, quando ancora non erano state previste limitazioni, erano 495

di Andrea Carli


I numeri della missione Sophia: in quattro anni l’Italia ha speso oltre 200 milioni

2' di lettura

L’Italia nel 2019 assegna alla missione europea Sophia un numero di militari superiore rispetto alla squadra messa in campo lo scorso anno. Questo nononostante di recente Sophia sia stata “azzoppata” dall’Ue.

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A fine marzo infatti il Comitato politico e di sicurezza dell’Unione, che ha il controllo e la direzione strategica, all’indomani della decisione del Consiglio Ue di prorogarne il mandato fino a settembre ha dato mandato al comandante di Eunavformed Sophia, l’ammiraglio di divisione Enrico Credendino, di sospendere per sei mesi il dispiego degli assetti navali.

L’anno scorso, quando la missione non aveva ancora limiti nel dispiego dei mezzi navali, i militari assegnati erano 495. Ora sono diventati 520, quindi 25 in più. Allo stesso tempo, all’operazione è stato assegnato un aereo in aggiunta ai due già autorizzati. Una scelta che nasce dalle nuove caratteristiche della missione, che da una parte congela l’impiego dei mezzi navali, dall’altra continua anche quest’anno a effettuare una sorveglianza aerea e a sostenere e a formare la Guardia costiera e la Marina libiche, impegnate nel Mediterraneo.

Sophia, nata nel 2015 per contribuire allo smantellamento delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale è, se si guarda al numero di militari coinvolti, la seconda in Europa, dopo quella Nato “Joint Enterprise” nei Balcani (538 militari coinvolti). L’operazione prende il nome da “Sophia”, una bambina nata sulla nave militare tedesca Schleswig-Holstein, nel corso di una operazione di soccorso effettuata il 22 agosto del 2015. Fino al 31 marzo la missione disponeva (dopo il ritiro della componente navale tedesca) di due navi (una fregata italiana e un pattugliatore d’altura spagnolo), ciascuna dotata di un elicottero imbarcato, e di sei aerei (due lussemburghesi, uno ciascuno di Spagna, Polonia, Francia e Italia).

Prima che si decidesse di prorogarla con limitazioni, Sophia era stata ampiamente criticata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il leghista ha chiesto che venisse cambiata la regola in base alla quale tutti i migranti salvati dalle navi che operano sotto l’ombrello della missione europea venivano sbarcati esclusivamente nei porti italiani. Il governo M5s-Lega ha chiesto che, al contrario, si adottasse il principio della rotazione dei porti di sbarco. Alla fine è scattato lo stop all’impiego dei mezzi navali. Ma il numero di militari italiani assegnati è cresciuto.

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