ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl cripto scandalo

Ftx, le Bahamas negano la cauzione all’ex boss. Contestazioni Usa su donazioni ai partiti

Bankman-Fried arrestato a Nassau, dove dal 2021 ha sede la piattaforma fallita. Secondo il giudice, il rischio di fuga resta molto elevato

di Vito Lops

Aggiornato il 14 dicembre, ore 08:31

Cripto delirio

4' di lettura

Libertà su cauzione negata a Sam Bankman-Fried, il fondatore ed ex amministratore delegato di Ftx, accusato dalle autorità americane di una delle «maggiori frodi finanziarie» nella storia americana. Lo riportano alcuni media, secondo i quali il magistrato delle Bahamas ha rifiutato la richiesta di cauzione perché il rischio di fuga è troppo elevato. Illustrando le accuse contro il 30enne, il procuratore Damian Williams ha messo in evidenza come il caso mostra che «si possono commettere frodi anche in pantaloncini corti e maglietta da mare».

Intanto le autorità federali americane hanno accusato Bankman-Fried aver utilizzato decine di milioni di dollari di fondi sottratti ai clienti per effettuare donazioni politiche illegali a candidati democratici e repubblicani. I procuratori hanno affermato che uno dei motivi per cui avrebbe effettuato tali contributi era quello di influenzare la direzione delle politiche e delle leggi che riguardano il settore delle criptovalute.

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Un mese dopo l’annuncio della bancarotta di Ftx, il suo fondatore, Sam Bankman-Fried (Sbf), è finito in cella. Ha trascorso in prigione la notte tra lunedì e martedì, presso il dipartimento di polizia della contea di Nassau, capitale delle Bahamas dove nel 2021 aveva trasferito la sede legale dell’exchange di criptovalute finito nell’occhio del ciclone per aver lasciato un buco potenziale da oltre 30 miliardi di dollari e circa un milione di clienti, tra utilizzatori della piattaforma e grandi investitori, rimasti con il cerino in mano.

L’arresto è stato portato a termine dopo la richiesta formale di estradizione degli Stati Uniti corroborata da un documento d’accusa sigillato, firmato da Damian Williams, procuratore del distretto meridionale del dipartimento di Giustizia di New York. Una volta prelevato dal suo attico alle Bahamas, Sbf si sarebbe mostrato collaborativo.

Le accuse penali

In base alle prime indiscrezioni le accuse penali sono pesantissime: dalla frode telematica al riciclaggio di denaro passando per cospirazione e frode in titoli. L’accusa afferma che a partire dal 2019 - anno di nascita dell’exchange che prima aveva sede ad Hong Kong - Bankman-Fried ha ideato «uno schema e un artificio per frodare» i clienti e gli investitori di Ftx, utilizzando i loro soldi per pagare spese e debiti presso il suo hedge fund di criptovalute, Alameda Research, e per effettuare sontuosi acquisti immobiliari e grandi donazioni politiche.

La causa civile della Sec

Separatamente, la Sec, l’autorità che regolamenta i mercati finanziari negli Usa, ha intentato una causa civile contro lo stesso, sostenendo di aver frodato gli investitori e utilizzato i proventi per acquistare immobili per sé e la sua famiglia. Stando alla ricostruzione della Sec, Ftx ha raccolto più di 1,8 miliardi da fondi, di cui 1,1 miliardi da circa 90 investitori con sede negli Stati Uniti, in uno «schema orchestrato per frodare gli investitori azionari», convinti che l’azienda avesse un sistema appropriato di controlli.

Il legame col crack di Luna

Al vaglio anche la manipolazione di mercato che «potrebbe aver contribuito a causare il fallimento di due importanti criptovalute la scorsa primavera». Il riferimento implicito è al crack di Luna, il token della blockchain Terra che era agganciato alla stablecoin algoritmica Ust, peggata a sua volta al dollaro. Il crack da 40 miliardi di quell’ecosistema - nei confronti del cui fondatore Do Kwon è stato emesso un mandato di cattura internazionale da parte delle autorità sudcoreane - ha innescato un primo forte scossone nel settore delle criptovalute e, soprattutto, di piattaforme di cripto-depositi. Tra questi anche BlockFi e Voyager che lo stesso Sbf aveva soccorso a suon di finanziamenti milionari vestendo l’immagine del salvatore della patria. Molte riviste internazionali - con tanto di copertina - avevano paragonato la sua azione ai salvataggi di molte banche americane effettuati nel 1907 da John Pierre Morgan, prima della nascita quattro anni dopo della Federal Reerve.

Il mea culpa

«Il Sig. Bankman-Fried sta esaminando le accuse con il suo team legale e sta considerando tutte le sue opzioni», ha dichiarato il suo avvocato Mark Cohen. I tempi di estradizione non sono noti, potrebbero essere anche lunghi. Intanto, ieri lo stesso Sbf avrebbe dovuto testimoniare davanti al Congresso. Nelle ultime cinque settimane, quelle comprese tra la bancarotta presentata l’11 novembre e l’arresto del 12 dicembre, il 30enne che ha visto crollare il suo patrimonio da 17 miliardi a 100mila dollari (così ha dichiarato intervenendo al dealbook del New York Times il 30 novembre) si è lanciato in un'offensiva mediatica con una serie di interviste virtuali per spiegare la sua verità, e per fare pubblicamente mea culpa per gli errori che hanno spinto Ftx alla bancarotta.

Tuttavia nelle sue comparsate ha sempre negato di avere piena contezza del disastro finanziario di Ftx e del fondo hedge di famiglia Alameda, accusando anche John Ray III, il curatore fallimentare e nuovo ceo di Ftx dopo il Chapter 11, di bloccare i rimborsi nei confronti dei clienti statunitensi, che a giudizio di Sbf si sarebbero potuti onorare in quanto l’«exchange era solvibile».

John Ray, anch’egli convocato per testimoniare al Congresso, ha definito quello di Ftx come «uno dei peggiori fallimenti aziendali che abbia mai visto» alimentato da una «mancanza di documentazione senza precedenti».

Sui social - dove fino a poche ore fa prevaleva lo stupore sul perché non fosse stato ancora arrestato - si percepisce un senso di giustizia. Se non altro, oltre al danno (che è grande e probabilmente resterà ampio anche dopo la procedura di liquidazione) ora non c’è più la beffa.

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