l’istituto italiano di tecnologia in campo per la Fase 2

Misurare febbre e distanze, IIT regala la vista dei robot alle telecamere aziendali

Algoritmi scaricabili con licenza open source dotano di visione artificiale i circuiti video aziendali

di Antonio Larizza

2' di lettura

Regalare alle termocamere e videocamere oggi in commercio, anche le più comuni, la vista artificiale di un robot: nuovi occhi per capire se le persone presenti nell’inquadratura hanno la febbre o se tra loro c’è una distanza inferiore a un metro.

L’Istituto Italiano di tecnologia (IIT) scende in campo nella lotta al Covid-19 con due software pensati per le aziende che si preparano alla Fase 2, che dopo i test sono scaricabili gratuitamente con licenza open source da questa pagina web. Grazie all’iniziativa, qualsiasi realtà produttiva o istituzionale potrà implementare sistemi di videocontrollo capaci di monitorare temperature e distanze tra persone e basati su avanzate conoscenze di visione artificiale, frutto della ricerca decennale del team IIT-Pavis (Pattern analysis & computer vision). Un patrimonio che ora la “casa” italiana dell’intelligenza artificiale e della robotica ha deciso di mettere a disposizione della comunità. La modalità open source permetterà poi a ricercatori e sviluppatori di tutto il mondo di aggiungere funzioni.

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Il primo software si chiama «AI-Thermometer». Sfrutta la tecnologia openpose che, grazie a algoritmi di intelligenza artificiale, permette a una qualsiasi termocamera di riconoscere le figure umane che transitano nel campo di visione, individuare la posizione del volto, misurare la temperatura della fronte e segnalare a un operatore eventuali casi di febbre. «Il sistema può monitorare più soggetti contemporaneamente, anche se sono in movimento: l’unico limite è il raggio d’azione della singola telecamera, che in media è di 5-6 metri», spiega il coordinatore del progetto Alessio Del Bue.

Nulla a che vedere dunque con i termometri digitali a infrarossi, che richiedono la presenza di un operatore. Ma neppure con i totem che misurano la temperatura corporea: questi hanno il vantaggio di non richiedere l’intervento umano, ma possono misurare la temperatura solo a una persona alla volta, che deve stare ferma per qualche secondo davanti al dispositivo. «Il nostro sistema invece non richiede un varco di passaggio, né che le persone stiano ferme. Con un ulteriore sviluppo il software sarà in grado anche di riconoscere la presenza sul volto di occhiali protettivi e mascherina», aggiunge Del Bue, spiegando che il software è già in uso presso la sede genovese dell’IIT.

Il secondo software, «Social distancing», sfrutta le classiche telecamere - quelle dei circuiti interni di videsorveglianza - per determinare la distanza che intercorre tra le persone. Partendo dall’immagine 3D dell’inquadratura, sfruttando l’intelligenza artificiale simile a quella che un robot usa per muoversi in un ambiente, traccia una mappa in 2D dell’area, circoscrive un raggio di un metro intorno a ogni persona e capisce quando le persone sono troppo vicine. «Il software crea statistiche per mostrare quali sono le aree o le zone più a rischio assembramento», spiega il ricercatore IIT.

Entrambi gli algoritmi processando le immagini eliminano i tratti somatici, trasformando le persone in sagome 2D, a tutela della privacy. «Sistemi come questi - spiega Del Bue - saranno strategici anche dopo l’emergenza, per ottenere uno screening rappresentativo della salute e dei flussi della popolazione monitorando con elevata frequenza e precisione un campione ampio, per esempio in posti di maggior passaggio come aeroporti e stazioni».

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