Reda

Misurare l’attività per migliorare il tessile

di Alessia Maccaferri


2' di lettura

Misurare l’impatto e migliorare ogni giorno. È l’intento sulla via della sostenibilità della biellese Reda, prima azienda tessile italiana e, tra le prime al mondo, a ottenere la certificazione BCorp e in futuro ha intenzione di diventerà benefit. «Per noi la sostenibilità non è uno slogan - spiega il ceo Ercole Botto Poala, vicepresidente Confindustria Moda - L’impatto dell’attività industriale va misurato con dei numeri, solo così si possono fare confronti e si può puntare al miglioramento continuo. La certificazione BCorp va a misurare non solo l’impatto sull’ambiente ma tutto l’ecosistema, con gli aspetti sociali, di governance ecc». Con 550 lavoratori, l’azienda ha raggiunto l’anno scorso un fatturato di 113 milioni di euro (82% di export).
Lo stabilimento di Valdilana ha un impianto di depurazione delle acque reflue che nel 2004 è stato reso più avanzato dal punto di vista tecnologico, in occasione di Emas, certificazione di eco-gestione per rispetto degli standard e il miglioramento delle prestazioni ambientali. Cruciale il tema delle risorse: per produrre un chilo di lana occorrono circa 300 litri d’acqua ma l’azienda riesce a usarne la metà. Reda dal 2009 ha un impianto fotovoltaico per la produzione di energia e vengono riciclati tutti gli scarti con i quali vengono realizzate imbottiture dei capi Il tessile è d’altra parte uno dei settori a più alto impatto ambientale. «In realtà molte aziende italiane sono virtuose - aggiunge Botto Poala - ma hanno difficoltà a comunicarlo, a differenza di grandi brand stranieri o le catene low cost che investono più sul marketing che sulla sostanza».
Sul versante del benessere dei collaboratori l’azienda ha affidato la mensa al ristorante «Da Vittorio», tre stelle Michelin.

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