L’ analisi

Misure urgenti per arginare la tempesta

di Gian Primo Quagliano

(Tomasz Zajda - stock.adobe.com)

2' di lettura

Nell’intero 2021 le immatricolazioni di autovetture in Italia dovrebbero attestarsi a quota 1.460.000, un livello insufficiente per consentire la normale sostituzione delle auto giunte a fine corsa. La conseguenza è che il parco italiano, che ha una consistenza di quasi 40 milioni di auto e che è da tempo il più vetusto d’Europa, diventerà ancora più vecchio con conseguenze pesanti per la sicurezza e l’inquinamento atmosferico.

Molte sono le cause del crollo di immatricolazioni. L’ultima è la crisi dei microchip che sta fortemente ostacolando la produzione di auto con la conseguenza di carenze di prodotto per soddisfare la domanda, che, tuttavia, è tutt’altro che sostenuta in quanto penalizzata dagli effetti della pandemia, dal quadro economico, che è in recupero, ma ancora lontano dai livelli del 2019, dal fatto che l’uso dell’auto si è ridotto per lo smart working e per il timore dei contagi. Per far fronte a questa situazione Governo e Parlamento, anche nel 2021 come nel 2020, hanno varato incentivi per l’acquisto di auto, ma con fondi insufficienti e con provvedimenti che di fatto sono apparsi ispirati ad una logica stop and go.

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Come se questo complesso di fattori negativi non bastasse si sta registrando un altro fenomeno fortemente penalizzante: il disorientamento degli acquirenti di automobili che, fortemente stimolati a passare all’elettrico, non ritengono ancora di poterlo fare per il loro tipo di utilizzo dell’auto e per la carenza di infrastrutture di ricarica ed hanno però forti remore ad acquistare un’auto nuova tradizionale, ed in particolare una diesel, perché temono che questa nuova auto sia fortemente penalizzata da un possibile crollo delle quotazioni di usato tradizionale. Ciliegina sulla torta, poi, è anche un notevole “turbamento” dei concessionari per l’intenzione dichiarata da molte case di voler superare il sistema di distribuzione delle auto basato sul contratto di concessione.

Una vera e propria tempesta perfetta. Dato il peso del settore sull’economia italiana è, dunque, più che legittimo aspettarsi che Governo e Parlamento varino un piano organico di rilancio nella logica della transizione ecologica. La Finanziaria non è stata utilizzata e l’auspicio è che non si perda altro tempo: non è pensabile che l’economia italiana possa superare i danni dell’emergenza sanitaria con la pesante palla al piede di un settore che vale il 12% del Pil ed è allo sbando.

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