Gli studi in corso

Mix di vaccini, sicurezza ed efficacia: il parere dell’Ema e le soluzioni dei Paesi

Stando ai primi (pochi) dati disponibili la soluzione non mostra problemi. Ma solo la doppia dose fa da scudo alle varianti, Delta compresa

di Nicola Barone

(REUTERS)

4' di lettura

Vaccini diversi tra prima e seconda dose possono far stare «più che tranquilli»? Probabilmente sì, la procedura è sicura ed efficace, ma i ricercatori stanno ancora raccogliendo dati per esserne certi. La vaccinazione eterologa viene indagata al momento in diverse parti del mondo e le evidenze fornite non autorizzano un atteggiamento di particolare sospetto, nonostante i tempi iperaccelerati e una platea ristretta di soggetti studiati. Allo stesso tempo, con il vento che tira dal Regno Unito, la cosa di certo più pericolosa sarebbe non completare il ciclo vaccinale previsto.

Ema: in principio non problematico ma vigilare

Come tiene a ricordare Ema, il vaccino di AstraZeneca è stato approvato nell’Ue sulla base della somministrazione di due dosi, e perciò in principio, in base alle informazioni sul prodotto, è da somministrare una seconda dose in un intervallo tra quattro e dodici settimane. Se un Paese per un numero di ragioni vuole fare un mix con un vaccino mRNA sta a lui decidere, precisa il responsabile della strategia sui vaccini dell’organismo europeo Marco Cavaleri, per il quale «sulla base delle prove che abbiamo questo non è problematico, ma il livello di prove è basso e perciò occorre restare vigili».

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Molte analisi in corso, nessuna sorpresa

I vaccini anti Covid sono tutti progettati per stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi che combattono SARS-CoV-2, anche se è diverso il modo con cui raggiungono l’obiettivo. Gli scienziati dell’Università di Oxford sperimentano combinazioni dei vaccini a due dosi prodotti da AstraZeneca, Moderna, Novavax e Pfizer-BioNTech e trial più piccoli sono anche in corso in Spagna e Germania. Per ora nessun problema particolare è emerso anche se il mix sembra essere accompagnato da una probabilità leggermente maggiore di effetti collaterali temporanei come dolori e brividi. Questo perché, secondo alcuni, abbinare diversi tipi di vaccini può spesso produrre una risposta immunitaria più forte.

Dai Paesi soluzioni diverse

I funzionari sanitari già prescrivono il mix in circostanze selezionate. Dopo che AstraZeneca è stato collegato a rarissimi coaguli di sangue, molti Paesi europei tra cui Germania e Francia raccomandano alle persone che hanno preso come prima dose il vaccino anglo-svedese un richiamo con Pfizer-BioNTech e Moderna. In Gran Bretagna le autorità sono invece dell’idea che si debba mirare a ottenere lo stesso vaccino per la seconda dose, se possibile. Si consiglia un'alternativa ad AstraZeneca esclusivamente in presenza di una storia pregressa di trombosi o di altre condizioni che potrebbero porre le persone ad alto rischio. Quanto al Canada, il National advisory committee on immunization raccomanda ora alle persone che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca un richiamo con Pfizer-BioNTech o Moderna. In precedenza, il comitato aveva detto che i destinatari di AstraZeneca potevano scegliere se ottenere una seconda dose dello stesso vaccino o uno a mRNA.

Per Aifa mix «accettabile e gestibile»

Nell’ultimo parere fornito da Aifa pochi giorni fa si rintracciano le motivazioni che sono state alla base del via libera all’eterologa. «A fronte di un rilevante potenziamento della risposta anticorpale ottenuta con la prima dose, suggestivo di un effetto booster, il mix vaccinale (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty) ha presentato un profilo di reattogenicità che, seppure caratterizzato da una maggiore frequenza in termini di effetti collaterali locali e sistemici di grado lieve/moderato, è apparso nel complesso accettabile e gestibile». Di qui il sì all'utilizzo del vaccino Pfizer-BioNTech e, per analogia, di Moderna come seconda dose per completare un ciclo vaccinale misto, nei soggetti di età inferiore ai 60 anni che abbiano già effettuato una prima dose di AstraZeneca.

Contro varianti risposta solo da doppia dose

Per Sergio Abrignani, componente del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid e uno dei più grandi esperti internazionali, in vaccinologia la seconda dose eterologa è «una regola». In pratica con il ricorso a due formulazioni diverse è stimolata meglio la difesa contro le minacce esterne, dal momento che si attiva sia l’immunità innata intrinseca sia quella adattativa. È la linea sposata dall’Italia, largamente condivisa dalla comunità scientifica, anche se non manca qualche voce fuori dal coro relativa più che altro alla scarsa disponibilità di elementi comprovanti. «La cosa migliore e onesta è dire che non lo sappiamo: abbiamo dati che mostrano la possibilità di efficacia, in base a uno studio fatto in Spagna, tuttavia sono pochi casi e quindi il valore è minimo. Soprattutto non sappiamo quali siano i possibili effetti collaterali, lo potremo sapere solo con il tempo». A parlare qui è il presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, Silvio Garattini.

Ma anche ammettendo l’esigua quantità di dati, Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, mette in guardia contro il pericolo maggiore. «I dati arrivati dalla Gran Bretagna sulla famosa variante indiana dicono che entrambi i vaccini», AstraZeneca e Pfizer/BioNTech, «con una sola dose proteggevano poco: ci vogliono due dosi. E anche se questi dati sono per due dosi dello stesso vaccino, non scegliete di fare solo una dose perché veramente è pericoloso e può lasciare aperta la porta a brutte sorprese. Da sempre il modo migliore per far sì che emergano varianti resistenti è indurre un’immunità incompleta».

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