Arredamento

Mobili gonfiabili ultima tendenza di design

di Sara Deganello


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4' di lettura

«Il tema era nell'aria», raccontano Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto con una battuta mentre ricordano come è nata la collezione Zeppelin per la galleria Luisa Delle Piane di Milano: tavolo, coffee table, specchio, console e lampade da parete costituiti da una parte gonfiabile in pvc dai colori cangianti ed elementi in cemento.

«Abbiamo voluto giocare sul concetto di sospensione e sul contrasto tra materiali opposti, lavorando molto sulle finiture iridescenti, cangianti del pvc, un materiale dall'aspetto pop, giocoso, ma difficile da gestire. Tanto che c’è un segreto nascosto all'interno. Siamo partiti dai gonfiabili degli anni 60, dalla poltrona Blow (disegnata nel 1967 da De Pas, D'Urbino, Lomazzi e Scolari per Zanotta, ndr) dalle sculture gonfiabili di Franco Mazzucchelli, da quelle in fogli di acciaio di Jeff Koons e di David McCracken, dalla lampada Blow Me Up di Ingo Maurer, dai gommoni di Ai Weiwei alle finestre di Palazzo Strozzi a Firenze nel 2016. Eppure ci volevamo discostare, aggiungere qualcosa di nostro, sempre con l'idea di bilanciare tutte le varie parti».

Mobili gonfiabili, ultima tendenza dell’arredo design

Mobili gonfiabili, ultima tendenza dell’arredo design

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Il tema in realtà è davvero nell'aria e non solo a causa dell'estate che richiama molli derive a bordo di fenicotteri rosa e unicorni sciaguattanti (attenzione: secondo il marchio australiano di outdoor Sunnylife, l'animale da avere nel 2019 è il lama). E neppure per la voglia di salotti da spiaggia spinta dall'azienda olandese Fatboy, quella che nel 2016 lanciò il divano che si gonfiava raccogliendo l'aria con il movimento delle braccia e che quest'anno presenta la sua evoluzione: la poltrona Lamzac O. I gonfiabili sono nell'aria letteralmente, come si vede nella proposta dello Sheperd Studio di Parigi per la ricostruzione temporanea della cattedrale di Notre Dame: un immenso pallone aerostatico che riprende la forma originaria della chiesa bruciata.

Un altro indizio lo dà il Centre d'innovation et de design (Cid) di Grand-Hornu a Hornu, in Belgio, dove ha da poco aperto la mostra “Design On Air” (si veda la scheda a fianco): rassegna ragionata sulla fascinazione dei designer per l'aria, che gonfia strutture plastiche, metalliche, vitree. Qui non mancano alcuni dei pezzi ispiratori citati da Zanellato Bortotto. E sono presenti anche campioni della materia come Oskar Zieta, che si fece notare già nel 2008 con lo sgabello Plopp in acciaio “gonfiato”.

Plopp è il capostipite di una serie di prodotti realizzati dal designer polacco e dal suo studio Zieta Prozessdesign, come gli specchi Rondo e la novità Nucleus, con la stessa tecnica chiamata FiDU: si tagliano fogli di acciaio a laser secondo una forma predefinita, si saldano insieme e si gonfiano, cioè si imprime loro una pressione interna, con aria compressa. «Ho scoperto la straordinaria elasticità del materiale, senza l'applicazione di temperature elevate», racconta Zieta, «Così ho iniziato a sperimentare con l'acciaio, l'ultraleggerezza e il design parametrico (cioè algoritmico, ndr) che offre possibilità illimitate. Migliaia di errori mi hanno insegnato a controllare la deformazione dell'acciaio, persino la parte incontrollabile. Io la chiamo perdita di controllo controllata».

Un procedimento simile viene usato dal belga Ben Storms (anche lui in mostra al Grand-Hornu) per creare i «cuscini di metallo» che sostengono blocchi di marmo da 800 kg nella serie di coffee table InHale. In questo caso vengono modellati con l'aria compressa e stabilizzati con la schiuma.

Del resto l'evoluzione del design pneumatico è sempre stata legata alle innovazioni tecnologiche: gli arredi gonfiabili degli anni 60 che si spingono a indagare un'utopia abitativa fatta di soluzioni leggere, temporanee, pop, nascono in realtà dal perfezionamento delle tecniche di termosaldatura dei materiali plastici. Non è un caso che uno dei pionieri del settore sia un ingegnere: il vietnamita conosciuto come Quasar Khanh che nel 1968 crea la collezione di mobili gonfiabili Aerospace (Marc Mineray gli ha dedicato un paio d'anni fa la monografia “Quasar Khanh. Designer Visionnaire” edito da Albin Michel, con la prefazione di Philippe Starck). Negli stessi anni anche un grande del design come Verner Panton si balocca con pompe e plastiche: negli anni 60 disegna un Inflatable Stool per galleggiare nell'aria ai limiti della fisica, mai prodotto in serie. Ora è stato rieditato dal marchio danese Verpan per Prada.

A provare a realizzare la previsione di Marcel Breuer per cui «ci si sarebbe seduti su una sorta di colonna d'aria elastica» (anche se lui si riferiva agli esperimenti per la sedia Wassily), ci hanno provato in molti. Ma forse più che una questione estetica ed esperienziale, potrebbe diventare una necessità per le nostre case contemporanee. È quello che pensa Philipp Beisheim con il suo Inflatable Sidetable, con cui ha vinto il SaloneSatellite Award nel 2016: «È un tavolo con base gonfiabile in Hypalon, materiale altamente resistente con cui si fanno i gommoni, e piano in legno. È facile da trasportare. È un pezzo con cui si può interagire. E dura nel tempo: è una risposta alla nostra società iper-consumistica».

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