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Mobilità: i biocarburanti accelerano la svolta verde

di Celestina Dominelli

3' di lettura

C’è un dato che più di ogni altro fotografa il grande sforzo che sarà richiesto al settore dei trasporti per ridurre la propria impronta carbonica. Un dato contenuto nell’ultimo report sul comparto firmato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea).

«I trasporti - si legge nel documento - dipendono dai combustibili fossili più di qualsiasi altro settore e nel 2021 hanno rappresentato il 37% delle emissioni di CO2».

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E, sebbene sia stato anche uno dei settori più colpiti dalla crisi pandemica, le emissioni hanno ripreso a crescere con l’aumento della domanda e l’adozione di combustibili alternativi rimane limitata.

Il ruolo dei biocarburanti

L’obiettivo della decarbonizzazione, dunque, non è semplice. Ma, per accelerare il percorso una volta per tutte, serve un’ampia gamma di politiche al servizio di un mix di soluzioni, tra cui figurano i biocarburanti. Che, riconosce l’Agenzia, «svolgono un ruolo particolarmente importante su questo versante poiché forniscono una soluzione a basse emissioni di carbonio per le tecnologie esistenti: dai veicoli leggeri agli autocarri pesanti fino al settore aeronautico, dove sono una delle opzioni più importanti per raggiungere il net zero». Con una traiettoria futura destinata a crescere in modo molto significativo. È la stessa Iea a mettere in fila i numeri di questo aumento: quasi il 60% della domanda di biocarburanti arriva dai Paesi Ocse e si prevede che le politiche esistenti e quelle future produrranno già quest’anno un primo incremento, aumentando il fabbisogno del 5% rispetto ai livelli registrati nel 2021.

Le strategie degli Stati

Prova ne sono anche le diverse iniziative assunte da alcuni Stati, a cominciare dagli Usa. Dove, lo scorso agosto, è stato approvato l’Inflation Reduction Act che include incentivi per biodiesel, carburante per aerei rinnovabili e sostenibile, nonché il supporto per le infrastrutture e la produzione dei biocarburanti. Altri Paesi, poi, come l’India stanno scommettendo parecchio su questo fronte, tanto che anche l’azienda di Stato, Indian Oil Corporation, ha avviato da tempo un programma per l’approvvigionamento di biodiesel prodotto da olio da cucina. Spingendo su un filone, quello della produzione di biocarburanti da rifiuti, residui e colture dedicate non in conflitto con la catena alimentare, che, sempre secondo l’istantanea scattata dalla Iea, costituirà circa il 50% dei biocarburanti consumati nel 2030, rispetto a una stima dell’8% nel 2021. E su cui si muove anche l’Europa che ha fissato nuovi obiettivi nell’ambito del pacchetto Fit for 55 e che in alcuni comparti (leggi aviazione civile) è intenzionata ad accelerare la quota di carburanti sostenibili da parte degli operatori aerei e degli aeroporti del Vecchio continente.

I biofuel prodotti da scarti

Attualmente, secondo la Iea, il costo medio dei biocarburanti prodotti da scarti di produzione oppure da materie prime per colture non alimentari «è ancora il doppio o il triplo di quello dei combustibili fossili, ma potrebbe diminuire fino al 27% nel prossimo decennio, con qualsiasi divario di costo residuo coperto da misure politiche per stimolare la produzione e la domanda».

Tenendo conto che si moltiplicano i progetti su scala commerciale negli Usa, ma anche in Giappone e in Europa dove anche le compagnie energetiche stanno velocizzando lo sviluppo di tale binario e, più in generale, quello dei biocarburanti: da TotalEnergies, che punta a produrne 2 milioni di tonnellate entro il 2025 e 5 milioni di tonnellate entro il 2030, a Bp che, nei mesi scorsi, ha anche acquisito il 30% di Green Biofuels Ltd (GBF), il più grande fornitore del Regno Unito di olio vegetale idrogenato (Hvo), per imprimere un ulteriore sprint, fino all’Eni, che sta sviluppando una proposta, sempre più integrata, di un mix di soluzioni in cui i biocarburanti, prodotti esclusivamente da scarti e rifiuti a partire dal 2023 e da colture non in competizione con cicli alimentari - ai quali si affiancano anche il biometano, l’idrogeno e l’elettrico - giocheranno un ruolo fondamentale nella strategia del gruppo per la mobilità sostenibile.

Ma il loro apporto sarà, come detto, decisivo per il futuro assetto dei trasporti: non a caso, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) stima «che l’uso dei biocarburanti nel settore crescerà di più di quattro volte tra il 2019 e il 2030 e di più di sei entro il 2050. E il loro contributo sarà utile anche per il trasporto su strada a lungo raggio, dove biodiesel, olio vegetale idrogenato e biometano possono sostituire i combustibili diesel».

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