Automotive

Mobilità elettrica, il 16% delle imprese è in fase di transizione avanzata

Lo studio realizzato dall’Università di Ferrara con Anfia, Anie, Ancma e Motus-E individua 4 tipologie di imprese, una su tre nell’indotto tradizionale è in ritardo

di Filomena Greco

(scharfsinn86 - Fotolia)

2' di lettura

Uno spaccato della filiera italiana alle prese con la transizione più radicale di sempre, quella verso la mobilità elettrica. Che mette in evidenza il posizionamento delle varie imprese e, soprattutto, i fabbisogni a cui la politica industriale è chiamata a rispondere. A realizzare la survey è stata l’Università di Ferrara in collaborazione con Anfia, Anie, Ancma e Motus-E. Dallo studio emerge una “matrice” di transizione che identifica quattro tipologie prevalenti di imprese. Il 16% delle imprese del campione è in fase di transizione avanzata, per un’azienda su tre dell’indotto l’elettrico resta un business marginale.

I quattro gruppi

Nel tessuto industriale «la transizione della filiera dalla mobilità tradizionale alla mobilità elettrica è già realtà» sottolinea lo studio coordinato da Giorgio Prodi. Rispetto al campione studiato dal gruppo di lavoro – 122 imprese, il 70% delle quali ha risposto al questionario sulla transizione – per il 16% delle imprese, operanti nella filiera della mobilità tradizionale, l’elettrico rappresenta già un business rilevante. Rientrano tra queste gli assemblatori di auto e moto. Per il 30% del campione, soprattutto tra i componentisti della meccanica tradizionale, l’elettrico invece è ancora un settore marginale.

Loading...

Gli altri due gruppi individuati guardano a imprese di fatto estranee alla mobilità tradizionale. Nel primo gruppo, il 13% delle imprese ha nell’elettrico il suo core e rientra nella fase di transizione avanzata (nuovi assemblatori). Nell’ultimo gruppo invece – 12% – il business dell’elettrico resta marginale, si tratta soprattutto di fornitori di componentistica elettrica o elettronica. A chiudere il cerchio dal punto di vista statistico è il 29% del campione che non appartiene a nessuna delle quattro tipologie.

Ricerca, Sviluppo e formazione

Lo studio fa emergere come le attività di R&S, accanto alla formazione, rappresentino i fattori fondamentali per la transizione della filiera. In questa direzione, dunque, andrebbero concentrate le misure di politica industriale a sostegno della trasformazione delle filiere italiane dell’automotive. Alla luce del fatto che« la transizione non richiede solo maggiori volumi di R&S, ma anche nuovi modi di condurre le attività».

Secondo gli intervistati, l'elettrificazione della filiera e la collaborazione con aziende prima estranee al settore della mobilità ha introdotto novità rilevanti nei progetti, ha esteso le reti di collaborazione, richiedendo di nuove competenze e abbreviando in maniera drastica tempi di sviluppo e prototipazione. Dalla survey emerge come le imprese che lavorano di più su Ricerca & Sviluppo siano quelle più avanzate nella transizione e che in oltre il 63% dei casi sono proprio i clienti – i fornitori nel 48% delle risposte – rappresentare i partner dei progetti.

La politica industriale

A proposito dell’utilizzo di strumenti di politica industriale, a rappresentare un freno per le imprese sono spesso la complessità di rendicontazione e i tempi di erogazione di contributi e risorse. Tanto che tra le imprese emerge la necessità di avere delle competenze interne al servizio dei progetti finanziati e ai finanziamenti pubblici. Una esigenza destinata a diventare ancora più urgente nel periodo di implementazione del Pnrr. Quanto invece alla destinazione di eventuali risorse a favore della transizione, per il 70% delle imprese queste vanno riservate a Ricerca e Sviluppo, nel 41% dei casi all’implementazione di nuove aree produttive.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti